“Un conto è la campagna elettorale, un conto è governare”

Sergio Chiamparino si è da tempo ritagliato un suo ruolo (in senso teatrale) a cui resta fedele anche nei momenti di difficoltà. Quello che invece tende a perdere nei momenti di difficoltà (come pare essere per lui quello attuale) è la misura di quanto dice rispetto a quanto fa passare sotto silenzio, in particolare in questo articolo si lascia scappare una frase notevole.
Un conto è la campagna elettorale, un conto è governare” dice il governatore del Piemonte, come dire che per lui è scontato che nessun politico si aspetti davvero di fare quel che promette agli elettori. Verrebbe da chiedergli allora in base a cosa un elettore dovrebbe decidere, visto che tutto ciò che viene detto in campagna elettorale non ha valore. O quantomeno perchè qualcuno dovrebbe decidere di votare lui, visto che dichiara di non dare valore a quanto promette. Continue reading

Irrevocabile

Così Mario Draghi ha definito qualche giorno fa la scelta di aderire all’euro. Io l’ho trovata una dichiarazione particolarmente significativa proprio per la scelta del termine.
Irrevocabile. Credo sia chiaro a tutti che la scelta di una moneta non può esserlo, e che se qualcuno è stato così boriosamente idiota da scriverlo in un trattato (o da firmarlo) non per questo non l’ha reso vero, e che crederlo sia un atto altrettanto stupido. Mario Draghi non è uno stupido, sono certo che sappia che quel trattato, come ogni affermazione insensata, non vale più della carta su cui è scritto, e proprio per questo scandisce una parola che già dal suono dichiara la sua funzione: quella di (tentare di ) intimidire l’interlocutore.
Irrevocabile è un termine della burocrazia, evoca la distanza abissale che separa le carte dalle vite, e la distanza notoriamente induce timore. E’ il solito ritornello del There Is No Alternative, ma è sparito il tono bonario di qualche tempo fa, è come se Draghi (e per estensione i nostri governanti) non pensassero più di spiegare la lezione a dei ragazzini, che di tanto in tanto devono essere consolati dalla durezza della vita, ma invece fossero convinti di urlarla ad un’assemblea inferocita, magari ancora mettendo la faccia davanti alla fila di fucili schierati, ma pronti scambiarsi di posto in qualunque momento. Io ho seri dubbi sul fatto che ci valutino correttamente, la distanza può ingannare anche loro, ma certo il fatto che lo pensino un po’ mi inquieta.
A meno che Draghi non intendesse usare l’aggettivo nel secondo significato che il vocabolario Treccani fornisce, etichettandolo come letterario “che non ritorna più, che è definitivamente passato“.

Le radici cristiane dell’Europa

Ho sempre pensato che quanti chiedevano che nella costituzione dell’UE fosse inserito un richiamo alle radici cristiane dell’Europa avessero torto, rifelttendo sul comportamento tenuto dalle istuzioni UE nelle ultime settimane sulla questione del debito greco ho cambiato opinione.
L’ostinata negazione di realtà evidenti, quali l’impossibilità per la Grecia di ripagare il debito e il fatto che le misure proposte finora dalla stessa UE in cinque anni non hanno fatto altro che aggravare la situazione di quel paese, rendono chiaro il fatto che la questione di cui queste istituzioni si stanno occupando non è la permanenza o meno della grecia nell’euro o nell’UE, e nemmeno la salvezza dello stato greco. Quello di cui queste istituzioni si stanno occupando è la pepetuazione di un modello di pensiero basato sull’accettazione della sofferenza come una situazione inevitabile e contro cui è vano tentare qualunque forma di ribellione, una situazione in cui il massimo miglioramento a cui si può aspirare è quello di evitare le punizioni inflitte dall’autorità, assecondandala in ogni suo minimo volere.
I greci, in modo più chiaro con il loro referendum di una settimana fa, ma in relatà con tutto il percorso che a quel referendum ha portato, avevano dichiarato la loro intenzione di non accettare questa situazione e di essere pronti a rischiare un crollo immediato pur di avere una speranza di salvezza e non rassegnarsi al lento e doloroso cammino verso il fallimento imposto dall’autorità.
Le ‘proposte’ formulate dalla UE nel vertice di ieri sono la dimostrazione del fatto che per queste isituzioni la risposta greca non può essere accettabile, e non può esserlo perchè nonostante in astratto sostengano di essere per la libertà di opinione nel concreto dimostrano di non poterla tollerare, in quantola loro soppravvivenza è basata sulla passività e la rassegnazione dei loro sottoposti e minacciata da ogni voce che affermi qualcosa qualcosa di diverso dalla loro Verità Unica.
Io questo lo trovo profondamente cristiano.

Il decreto, l’arresto e le dichiarazioni

Metto insieme in un post il decreto ‘antiterrorismo’ (a proposito del quale vedi anche qui), l’arresto di un italo-tunisino, traduttore,anche se su molti giornali lo si definisce ‘autore’, di un manifesto dell’IS (a proposito, a quando l’arresto dei traduttori dei ‘Mein Kampf’? e degli editori?) e le sparate sincronizzate dei ministri Poletti e Giannini. Una forzatura? Credo di no.
Quello che a mio giudizio lega i tre eventi, aldilà della loro assurdità che spero non sia sfuggita a nessuno, è proprio un’intenzione comune, ovvero quella di restringere da ogni punto di vista (legale, giudiziario, e persino del tempo) le libertà individuali che in pieno stile Orwelliano questo governo (analogamente ai precedenti) dichiara di voler proteggere e ‘rendere più sicure’.
Vietare e perseguire penalmente la diffusione di opinioni (ributtanti? Per me si, ma chi mi dice che domani qualcuno non dirà, anche solo strumentalmente, altrettanto delle mie? Devo forse permettere che basti questo per farmi mettere il silenziatore?), limitare il tempo libero, l’unico in cui r-esiste una tenue possibilità di sviluppare un pensiero critico, sono mosse che da direzioni diverse convergono su un unico obiettivo: cristallizzare uno status quo al ribasso, obbligando a preferire il quasi nulla sicuro (ma lo è poi per davvero?) al molto possibile, sacrificare ad una presunta sicurezza (ma di chi? e da chi? perchè nessuno pensa di dover fare un decreto per proteggerci dai carabinieri? O dai paracadutisti?) ogni residua libertà ed aspirazione.
Credo che la migliore spiegazione dei rischi di questa politica sia in questa vignetta, alla quale affido la chiusura

Violenza ordinata

Recentemente la polizia italiana si è segnalate per due volte in quattro giorni per episodi di violenza gratuita (sabato e martedì), evidenziando una violenza sistematica delle forze dell’ordine che Marco Bascetta sul manifesto definisce “ordinaria” ma che a me pare pare più pertinente definire ordinata, in quanto la sua ripetitività evidenzia un ordine che pare difficile attribuire al caso, o a fantomatiche “mele marce”. Come si faceva notare in un tweet del @LabCrash, più che alle mele bisognerebbe guardare all’albero.
Negli stessi giorni Gianni Tonelli, presidente nazionale del sindacato di polizia Sap si scaglia contro un appello sottoscritto da vari intellettuali per una manifestazione convocata per stigmatizzare lo sproporzionato accanimento della procura di Torino nei confronti di 4 notav (in carcere in regime di isolamento da mesi con l’accusa, tutta da dimostrare, di aver bruciato un compressore, negli stessi giorni in cui Marcello dell’Utri, condannato per mafia, veniva lasciato fuggire in Libano). Questi intellettuali (con particolare Erri De Luca, primo firmatario) vengono accusatida Tonelli di agire (volontariamente o meno) in modo da preparare un ritorno del terrorismo in Italia.
Lo so, non è una novità, in psicologia è un fenomeno noto, quello di attribuire ad altri le proprie intenzioni, ma pensare che quella riportata qui sopra sia una non-notizia sarebbe grave.

Orti Garbati

Scrivo questo breve post per rivolgere una domanda ad Antonio Saitta, presidente PD della provincia di Torino. Da molti mesi lei parla di un progetto di orti urbani in regione polveriera a Susa. Ora io inviterei ad aprire Google Earth e a ricercare Susa. Nell’immagine che vi viene proposta troverete una segnalazione ‘Polveriera’, se andate ad ingrandirla arriverete ad un’immagine simile a quella che avevo twittato qui, ovviamente senza il cerchio rosso, quello l’ho messo io per evidenziare dove verrebbero realizzati gli “orti urbani”.
Ora, su cos’è un orto penso che possiamo essere più o meno tutti daccordo, forse è sul significato di ‘urbano’, che c’è qualche problema in più. Secondo il dizionario Hoepli per questo termine ci sono tre definizioni. Dando per escluso che per una porzione di territorio in valsusa si possa dire che riguarda la città di Roma, ed essendo altrettanto impossibile, come si deduce dalla foto, che lei possa aver voluto intendere che questi orti hanno a che fare con la città, può spiegarci per che motivo ritiene di poter definire questi orti civili, o educati, o garbati?
Resto in attesa di una sua cortese risposta

Allora hanno proprio paura?

“Sono loro i moderni Black bloc? Quelli da cui dovremmo guardarci? Sono loro che a ogni pie’ sospinto metteranno a ferro a fuoco le città?”

“Ma detto ciò, si respira una strana sensazione, una consapevolezza diversa su dove andare a cercare i Black bloc del futuro. O meglio su quella che sarà la nuova frontiera delle pratiche illegali contro le istituzioni. “

“Oggi quei Black bloc sembrano superati. Non solo dagli anarcoinsurrezionalisti pronti a spedire pacchi-bomba, ad organizzare agguati armati […], a diffondere i loro programmi sul web”

“La «nuova internazionale» dell’antisistema che viaggia sul web, la «nuova Spectre» si chiama «Anonymous». E con loro dovremo fare i conti.”
Non è strano che la sezione italiana del network di utenti online che opera in forma anonima e rivendica la paternità di azioni di pirateria informatica, abbia deciso di assumere come propria la piattaforma politica della manifestazione romana di ieri?”

“Magari, i vecchi black bloc, quelli che conoscemmo a Genova in occasione del G8 del luglio del 2001, o nelle altre città che ospitarono i vertici del G8, sono ancora in azione, anche se più vecchi e più acciaccati. Sicuramente non ieri a Roma, vista la giovane età degli «incappucciati» fermati.”

Citazioni prese da da questo articolo di “La Stampa”.
A parte il fatto, già arcinoto, che presso quella testata i giornalisti nello scrivere hanno un livello di inibizione così basso che per gli esseri umani normali risulta irraggiungibile anche sotto l’effetto del peyote, a parte il fatto, altrettanto noto, che non hanno la minima idea degli argomenti su cui scrivono (a dimostrarlo basti la frase “«Tango down», il nome in codice dell’azione di ieri dei cyber terroristi italiani”), cosa ci dicono queste frasi?
Secondo me ci dicono tutte con tagli diversi, quello che in modo più chiaro dice la prima frase, una volta epurata del termine ‘blac bloc’, che i giornalisti (non solo a “La stampa”), usano un po’ come Peyo usava il verbo ‘puffare’, ci dice che nelle stanze di chi serve il potere, ed ha la tendenza ad essere più realista del re, c’è la paura che questa volta inizi qualcosa di serio.
Questo vorrebbe dire che la strada è quella buona, ma attenzione, se la strada è quella buona verranno prese contromisure per bloccarla, e le contromisure di un potere inetto spesso sono sproporzionate. Occhio a non restarci sotto.

Il voto utile

L’ultima goccia è stata questa dichiarazione di Vendola (che trovate qui)

Consideriamo attentamente la storia recente, penso a quei voti del movimento 5 stelle che hanno consentito di consegnare il Piemonte al leghista Roberto Cota

Il martellamento sul voto utile non è però iniziato oggi e non viene da una sola voce, quindi vediamo di chiarire un paio di cose, usando l’esempio portato dal leader di SEL, che è sicuramente il più frequentemente utilizzato da chi sostiene la stessa sua tesi.
Vediamo di partire dai dati (che trovate ad esempio qui).
Nelle elezioni del consiglio regionale del Piemonte del 28-29 marzo 2010 vinse Roberto Cota con 1.043.318 voti contro i 1.033.946 di mercedes Bresso. Una differenza di meno di 10.000 voti. In quella stessa elezione Davide Bono Movimento 5 stelle) prese 90.086 voti individuali, l’unica lista che lo sosteneva ne prese 69.448, cio vuol dire che oltre 20.000 persone votarono lui ma non il movimento 5 stelle.
Nelle elezioni regionali è abbastanza normale che i voti del candidato siano più di quelli della somma delle liste, ma nel caso di Bono la differenza ( -22% ) è decisamente superiore alla norma (nel caso della Bresso, ad esempio, è stata del 13% circa). Questi dati hanno portato molti analisti a pensare che ci sia stato un numero rilevante di persone (in genere si ritiene esponenti del movimento notav, tendenzialmente di sinistra ma disgustati dal comportamento tenuto dalla Bresso in relazione a quella materia) che hanno votato una delle liste che sosteneva l’ex governatore, ma hanno indicato come presidente Davide Bono. La loro analisi è probabilmente giusta, ma non va a sostegno del discorso sul ‘voto utile’ per almeno due ragioni.
La prima, più semplice, è che stiamo parlando di sistemi elettorali diversi tra di loro, che per le elezioni politiche il voto disgiunto è cosa completamente diversa (si tratterebbe di votare partiti diversi per camera e senato), e che dunque i due casi non sono paragonabili. E’ una cosa talmente ovvia che non si può pensare che un uomo politico non la sappia, per cui viene da chiedersi quanto sia in buona fede chi usa un simile argomento.
C’è poi però un altro discorso, meno evidente ma altrettanto importante, e su questo sono chiamato a rispondere in prima persona. Io sono uno di quelli che tre anni fa hanno votato uno dei partiti pro-Bresso (rifondazione) e Davide Bono come presidente. Scelsi quel voto non perchè volessi eleggere Bono, ma perchè il regolamento elettorale permette il voto disgiunto, permette di votare un presidente senza votare una lista, ma non permette di votare una lista senza votare un presidente. Quindi, siccome non avevo intenzione di votare Bresso, ho scelto un candidato che non avesse speranze di vincere, in modo da poter dare il mio voto a rifondazione. Se questo non fosse stato possibile non avrei votato.
Quindi, ‘caro’ governatore Vendola e ‘cari’ candidati e simpatizzanti della sua coalizione, mettetevelo in testa, l’utilità si definisce sempre in rapporto ad un obiettivo e, per me, e spero per molti altri, aiutarvi ad andare al governo non è utile per nessuno dei nostri obiettivi, in nessun modo.

Ancora pessimo giornalismo

Stavolta prendo in analisi solo un passaggio di questo articolo su Repubblica torino, più precisamente

[…] ma soprattutto si è deciso di realizzare una galleria artificiale, di 150 metri, che coprirà completamente l’imbocco del tunnel nella montagna. “La galleria servirà per mantenere al chiuso tutte le lavorazioni del cantiere – ha precisato il presidente dell’Osservatorio Mario Virano – e quando l’opera sarà completata servirà da “bussola” per attutire i rumori e evitare l’effetto stantuffo dei treni in corsa all’ingresso e all’uscita della galleria”.
La filosofia del cantiere “indoor” sarà replicata anche nella zona dell’autoporto di Susa dove dovrà sorgere il cantiere più grande: “Ci siamo ispirati alle buone pratiche più avanzate in Europa – ha raccontato il presidente Virano – il cantiere sarà come una fabbrica e le attività si svolgeranno tutte al coperto, in un ambiente controllato per evitare rumori e polveri”.[…]

Il primo capoverso l’ho riportato solo per rendere più chiaro di cosa parli il secondo.
Quindi, secondo la giornalista, il cantiere in cui sarà costruita la nuova stazione, e che contestualmente dovrà, almeno temporaneamente, deviare o interrempere l’autostrada A32, la statale 25 e la ferrovia Susa-Bussoleno, sarà al chiuso.
Per ottenere ciò bisognerà realizzare una bolla (o un qualche altro tipo di costruzione) con una superficie di almeno un chilometro quadro, inoltre in questo caso statale, autostrada e ferrovia non potranno essere deviate (la valle è stretta, fuori dalla cupola non ci sarebbe spazio per farle passare, inoltre, se il cantiere fosse davvero indoor, anche le deviazioni dovrebbero essere realizzate al chiuso,al chiuso, e quindi non sarebbero percorribili). Il disservizio per i valsusini quindi crescerebbe di molto, così come i danni al turismo, anche perchè l’interruzione non durerebbe solo il tempo necessario a realizzare la modifica di percorso della singola via di comunicazione, ma quello che serve a realizzare il progetto nel suo complesso, quindi anni.
Sinceramente, per quanto pensi male dei progettisti, non credo che posssano prendere in considerazione uno scenario simile, più probabile che nei vari passaggi la notizia sia stata distorta fino a stravolgersi.
Giornalisti. Ce ne sarebbe un gran bisogno.

Meno peggio

Torno a parlare di ‘cambiare si può‘. Stavolta non per chiedermi se votarli o meno, se partecipare, e in che modo, al loro sforzo o meno, ma per commentare un evento, che riassumo brevemente. Mi scuso in anticipo per l’abbondanza di virgolette di questo post, ma evitarle l’avrebbe reso (ancora) più prolisso.
Le assemblee di ‘cambiare’ avevano deciso di appoggiare la candidatura di Ingroia a certe condizioni, due delle principali erano l’accordo su un rifiuto netto ed incondizionato dell’agenda Monti e quello sulla non candidatura di esponenti di primo piano dei partiti che sostengono lo stesso candidato (Idv, Rifondazione, Comunisti Italiani, Verdi). Il 29 dicembre, in un incontro tra i tre delegati di ‘cambiare’, Ingroia e alcuni delegati dei partiti, il candidato premier ha chiarito che dei partiti verranno tenuti fuori i simboli, ma non i dirigenti (solo Rifondazione si era detta disponibile al passo indietro, se anche gli altri avessero fatto altrettanto), e che non era possibile escludere a priori un’alleanza col PD, che dell’agenda Monti è uno dei principali sostenitori.
In seguito a questa presa di posizione i tre delagati hanno dichiarato che per loro non c’erano le condizioni per l’accordo, ma che avrebbero rimesso la proposta agli ‘iscritti’ di ‘cambiare’ (vedi questo articolo di Chiara Sasso). C’è stata una votazione online, di cui non sono riuscito a trovare i risultati esatti ma in cui, dai commenti ritrovati sul sito e in giro per la rete, mi sembra di aver ricostruito che favorevoli all’accordo siano stati il 60% (e comunque sono ragionevolmente certo che siano stati la maggioranza). Continue reading