Category Archives: inStrada

Il Gabrio non è un luogo

L’estate scorsa i compagni del CSOA Gabrio mi avevano chiesto di scrivere un breve testo sul mio incontro con il centro sociale. Il pezzo avrebbe dovuto far parte di un libretto pubblicato nell’autunno per i festeggiamenti dei 25 anni dell’occupazione. Il processo di lavorazione del libretto ha poi avuto una serie di intoppi, fino a disperdersi completamente nel lockdown, allo stato attuale è poco probabile che veda mai la luce, a me però il pezzo che avevo scritto piaceva, per cui, per evitare che vada completamente perso, lo pubblico qui.
Buon compleanno in ritardo al Gabrio, e buona lettura a voi.
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Ieri sono uscito per comprare delle verdure, i tre-quattrocento metri che ho percorso (più altrettanti al ritorno) di certo non bastano a fare una statistica attendibile, però ho visto decisamente più persone in strada rispetto a quel che succedeva nell’ultimo mese. Sicuramente più del doppio, probabilmente quattro o cinque volte tante.
Rispetto alla mia ultima uscita per acquisti (martedì) non ci sono state modifiche alle normative, non una ragione in più considerata valida per uscire, non un metro o un minuto in più concessi. E allora perchè?
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Altolà, chivalà

Gli effetti della campagna stampa contro chi osa uscire di casa mezz’ora al giorno per respirare (vedi 1 e 2) non tardano a vedersi. Sono ormai un paio di settimane che mio figlio (6 anni) esce una o due volte al giorno per una mezz’ora, accompagnato da me o da mia moglie (prima gli era concesso il cortile, poi grazie all’intelligenza di alcuni vicini può andarci solo molto raramente, vedi qui), quasi sempre esce in bicicletta o col monopattino. Un paio di volte avevamo incrociato vetture di polizia e carabinieri e nessuno aveva mai avuto niente da ridire, mezz’ora fa invece sono stato fermato e ho avuto un lungo battibecco con un carabiniere, il quale, dopo avermi chiesto per che motivo ero fuori casa ed essersi sentito rispondere che facevamo attività motoria vicino casa in sequenza mi ha rimproverato per le seguenti ragioni
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Addio Ugo

Ieri è morto Ugo Berga, partigiano.
L’avevo conosciuto a gennaio dell’anno scorso per un romanzo che stavo scrivendo; indirizzato dall’Anpi di Bussoleno-Foresto gli avevo telefonato per chiedere se potevo intervistarlo e lui mi aveva detto subito di sì. L’avevo raggiunto nella sua casa di Bussoleno, mi aveva offerto della cedrata e avevamo parlato per più di tre ore, e se non avessi dovuto tornare a prendere mio figlio probabilmente saremmo andati ancora avanti. Ero poi tornato perché mi ero accorto di dovergli chiedere altre cose, e già che c’ero gli avevo letto la prima bozza del capitolo in cui era lui la voce narrante. Durante la lettura lui mi aveva fatto così tante puntualizzazioni che pensavo non gli fosse piaciuto, invece quando ci stavamo salutando mi aveva detto di aver apprezzato come lo avevo scritto.
Qui sotto riporto qualche stralcio di quelle interviste, è un ben povero modo di ricordarlo, ma spero possa dare almeno un’idea di che splendida persona era.
Addio Ugo, conoscerti è stato un onore e un piacere, ed è triste che tu abbia dovuto andartene vedendo ritornare incubi che avevi già scacciato. Ci mancherai.
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Una domandina dopo i fatti di Vanchiglia

Ieri sera nel quartiere Vanchiglia di Torino è successo questo.
La polizia ha deciso che per forzare l’applicazione di una assurda e inutile ordinnza contro l’utilizzo di bottiglie di vetro il modo migliore era menare di brutto chiunque si trovasse nella zona in cui erano presenti bottiglie illegali (illegali solo a quell’ora, 3 ore prima andavano benissimo, stamattina vanno di nuovo benissimo, fino a stasera).
Che la polizia italiana sia questo è un fatto noto da tempo a chiunque non tenga gli occhi chiusi sotto una benda coperta dalle proprie mani, ma da questo mi nasce una domanda relativa ai molti che dichiarano di voler “rifare la sinistra” (non che Civati o Montanari siano peggio deglli altri, anzi, agli altri non si parla nemmeno più, si sa che è inutile): è possibile che a NESSUNO di voi sia venuto in mente di dire che oggi per chiunque sia di sinistra, anche moderata, in Italia il primo problema è riportare sotto controllo il delirio securitario con i conseguenti abusi di polizia?

Ripetitibilità = qualità?

– E dammi quei due stracchini
– Eh, quello è buono
– Lo so, è il formaggio migliore che fai, però ce l’hai una volta su quattro
– Eh, si, perchè non mi viene sempre
E quando non gli viene abbastanza cremoso gli da un altro nome e lo vende ad un prezzo più basso.
Questo dialogo che ho avito stamattina col mio formaggiaio (venditore e produttore, a partire dall’allevamento) mi ha confermato la fiducia che ho nella qualità dei suoi prodotti, paradossalmente però è un discorso che, se lui le volesse, gli impedirebbe di conseguire ‘certificazioni di qualità’ come la ISO 9000.
Queste certificazioni infatti, nonostante il nome, non certificano affatto il livello di qualità ma solo la ripetitibilità del livello raggiunto. Cioè, io posso produrre e vendere merda ed essere certificato perchè posso garantire che la merda di domani avrà un livello di qualità non inferiore a quello di oggi (e ci mancherebbe) mentre se produco una squisitezza ma non sempre riesco a farla abbastanza bene la certificazione me la sogno. Eppure il concetto di ‘qualità’ della nostra società basata sul mercato è questa, e la legge la rispecchia.
Qualcuno si stupisce se io continuo a preferire la qualità del mio formaggiaio?

Inizia a cartoni

Nel cortile del condominio dove abito ci sono dieci bidoni del progetto ‘Cartesio‘ (sulla scelta dei nomi dei progetti da parte delle cooperative ci vorrebbe non un capitolo , un intero libro a parte). Nei sette anni abbondanti in cui abito in quel palazzo i bidoni sono stati svuotati settimanalmente con buona regolarità, per quanto ricordo sono saltate due, massimo tre settimane, mai consecutive. Dal giorno del ballottaggio che ha spodestato il PD dal governo di Torino (più di tre settimane fa) non c’è stata più nessuna raccolta.
Non ho elementi per dire se sia una pura coincidenza o se la cooperativa arcobaleno (facente parte di quella galassia che in molti hanno creduto di riconoscere nel racconto de ‘I buoni‘) non si sia accorta del cambio di sindaco e continui ad operare per lui, sta di fatto che i rifiuti si accumulano, e da quando hanno iniziato a debordare dai bidoni sono diventati un’attrattiva irresistibile per i bambini che li spargono un po’ ovunque, spesso dopo averli ridotti in pezzi difficili da raccogliere.
Insomma, almeno nel mio cortile il dopo Fassino è iniziato a cartoni.

Polizia nelle scuole

Leggendo questo articolo sull’ondata di perquisizioni antidroga nelle scuole, mi veniva da chiedermi come fosse possibile che il procuratore aggiunto di Bologna Giovannini non riuscisse a vedere la sproporzione tra i pochissimi ‘criminali’ scoperti e i moltissimi studenti a cui si era recapitato un messaggio chiarissimo che diceva che la scuola, la magistratura, la polizia (e di conseguenza, è logico supporre, tutte le autorità dello stato) non hanno la minima fiducia in loro. Come sia possibile non pensare quanto più grave sia il danno di questo messaggio di quello di un’eventuale fumata illegale, e questo anche se, contro ogni logica, si volesse ipotizzare che tutti gli studenti coinvolti nelle perquisizioni fossero potenziali consumatori.
Questo mi chiedevo, e purtroppo temo di aver trovato una risposta, e cioè che lo stato non considera un danno il messaggio che ha mandato, che allo stato non interessa che le generazioni di futuri cittadini abbiano stima, o fiducia, o anche solo rispetto per lui: gli importa solo che lo temano. E che quindi il messaggio non sia l’effetto collaterale di una già di per se poco utile campagna antidroga, ma che sia invece il vero scopo di queste retate, così come della repressione delle manifestazioni o dell’impunità di fatto dei membri delle forze dell’ordine colpevoli di violenze.

“Gracias Companero”

E’ di ieri la notizia dell’assassinio in Honduras della leader indigena Berta Caceres, colpevole di essere capace di farsi sentire troppo lontano, fino a vincere il Goldman Prize l’anno scorso.
Berta Caceres l’ho incontrata una sola volta, ma devo lei la riabilitazione ai miei occhi della parola compagno, che l’uso stancamente rituale, direi ‘da PCI’, con cui l’avevo sempre sentita pronunciare mi aveva reso indigesta.
Se non ricordo male era il 2006, ero ad una serata di presentazione della situazione in Honduras organizzata da Luca Martinelli di Altreconomia, finita la discussione era previsto un aperitivo, durante il quale Luca mi chiese di preparare alcuni piatti e offrirli io agli ospiti honduregni, perchè loro si ‘genavano’* a servirsi da soli. Io feci come mi aveva chiesto, quando porsi a Berta il suo mi guardò e disse “Gracias Companero”, mettendo in quelle due semplici parole una forza e un orgoglio incredibili, così grandi da rendere quel ‘companero’ un titolo onorifico, che per confronto con chi lo pronunciava sentivo di non meritare, ma di cui comunque lei mi aveva insignito.
Ecco, Berta Caceres ha avuto molti meriti molto superiori a questo, ma di quelli possono sicuramente parlarvi meglio altri, io vi ho raccontato questo, perchè per lasciare un ricordo così forte con un così piccolo evento ci voglia una grande persona.

* termine piemontese, intraducibile in italiano, che indica un atteggiamento a metà tra l’imbarazzo e l’eccesso di contegno