Una domandina dopo i fatti di Vanchiglia

Ieri sera nel quartiere Vanchiglia di Torino è successo questo.
La polizia ha deciso che per forzare l’applicazione di una assurda e inutile ordinnza contro l’utilizzo di bottiglie di vetro il modo migliore era menare di brutto chiunque si trovasse nella zona in cui erano presenti bottiglie illegali (illegali solo a quell’ora, 3 ore prima andavano benissimo, stamattina vanno di nuovo benissimo, fino a stasera).
Che la polizia italiana sia questo è un fatto noto da tempo a chiunque non tenga gli occhi chiusi sotto una benda coperta dalle proprie mani, ma da questo mi nasce una domanda relativa ai molti che dichiarano di voler “rifare la sinistra” (non che Civati o Montanari siano peggio deglli altri, anzi, agli altri non si parla nemmeno più, si sa che è inutile): è possibile che a NESSUNO di voi sia venuto in mente di dire che oggi per chiunque sia di sinistra, anche moderata, in Italia il primo problema è riportare sotto controllo il delirio securitario con i conseguenti abusi di polizia?

Ripetitibilità = qualità?

– E dammi quei due stracchini
– Eh, quello è buono
– Lo so, è il formaggio migliore che fai, però ce l’hai una volta su quattro
– Eh, si, perchè non mi viene sempre
E quando non gli viene abbastanza cremoso gli da un altro nome e lo vende ad un prezzo più basso.
Questo dialogo che ho avito stamattina col mio formaggiaio (venditore e produttore, a partire dall’allevamento) mi ha confermato la fiducia che ho nella qualità dei suoi prodotti, paradossalmente però è un discorso che, se lui le volesse, gli impedirebbe di conseguire ‘certificazioni di qualità’ come la ISO 9000.
Queste certificazioni infatti, nonostante il nome, non certificano affatto il livello di qualità ma solo la ripetitibilità del livello raggiunto. Cioè, io posso produrre e vendere merda ed essere certificato perchè posso garantire che la merda di domani avrà un livello di qualità non inferiore a quello di oggi (e ci mancherebbe) mentre se produco una squisitezza ma non sempre riesco a farla abbastanza bene la certificazione me la sogno. Eppure il concetto di ‘qualità’ della nostra società basata sul mercato è questa, e la legge la rispecchia.
Qualcuno si stupisce se io continuo a preferire la qualità del mio formaggiaio?

Inizia a cartoni

Nel cortile del condominio dove abito ci sono dieci bidoni del progetto ‘Cartesio‘ (sulla scelta dei nomi dei progetti da parte delle cooperative ci vorrebbe non un capitolo , un intero libro a parte). Nei sette anni abbondanti in cui abito in quel palazzo i bidoni sono stati svuotati settimanalmente con buona regolarità, per quanto ricordo sono saltate due, massimo tre settimane, mai consecutive. Dal giorno del ballottaggio che ha spodestato il PD dal governo di Torino (più di tre settimane fa) non c’è stata più nessuna raccolta.
Non ho elementi per dire se sia una pura coincidenza o se la cooperativa arcobaleno (facente parte di quella galassia che in molti hanno creduto di riconoscere nel racconto de ‘I buoni‘) non si sia accorta del cambio di sindaco e continui ad operare per lui, sta di fatto che i rifiuti si accumulano, e da quando hanno iniziato a debordare dai bidoni sono diventati un’attrattiva irresistibile per i bambini che li spargono un po’ ovunque, spesso dopo averli ridotti in pezzi difficili da raccogliere.
Insomma, almeno nel mio cortile il dopo Fassino è iniziato a cartoni.

Polizia nelle scuole

Leggendo questo articolo sull’ondata di perquisizioni antidroga nelle scuole, mi veniva da chiedermi come fosse possibile che il procuratore aggiunto di Bologna Giovannini non riuscisse a vedere la sproporzione tra i pochissimi ‘criminali’ scoperti e i moltissimi studenti a cui si era recapitato un messaggio chiarissimo che diceva che la scuola, la magistratura, la polizia (e di conseguenza, è logico supporre, tutte le autorità dello stato) non hanno la minima fiducia in loro. Come sia possibile non pensare quanto più grave sia il danno di questo messaggio di quello di un’eventuale fumata illegale, e questo anche se, contro ogni logica, si volesse ipotizzare che tutti gli studenti coinvolti nelle perquisizioni fossero potenziali consumatori.
Questo mi chiedevo, e purtroppo temo di aver trovato una risposta, e cioè che lo stato non considera un danno il messaggio che ha mandato, che allo stato non interessa che le generazioni di futuri cittadini abbiano stima, o fiducia, o anche solo rispetto per lui: gli importa solo che lo temano. E che quindi il messaggio non sia l’effetto collaterale di una già di per se poco utile campagna antidroga, ma che sia invece il vero scopo di queste retate, così come della repressione delle manifestazioni o dell’impunità di fatto dei membri delle forze dell’ordine colpevoli di violenze.

“Gracias Companero”

E’ di ieri la notizia dell’assassinio in Honduras della leader indigena Berta Caceres, colpevole di essere capace di farsi sentire troppo lontano, fino a vincere il Goldman Prize l’anno scorso.
Berta Caceres l’ho incontrata una sola volta, ma devo lei la riabilitazione ai miei occhi della parola compagno, che l’uso stancamente rituale, direi ‘da PCI’, con cui l’avevo sempre sentita pronunciare mi aveva reso indigesta.
Se non ricordo male era il 2006, ero ad una serata di presentazione della situazione in Honduras organizzata da Luca Martinelli di Altreconomia, finita la discussione era previsto un aperitivo, durante il quale Luca mi chiese di preparare alcuni piatti e offrirli io agli ospiti honduregni, perchè loro si ‘genavano’* a servirsi da soli. Io feci come mi aveva chiesto, quando porsi a Berta il suo mi guardò e disse “Gracias Companero”, mettendo in quelle due semplici parole una forza e un orgoglio incredibili, così grandi da rendere quel ‘companero’ un titolo onorifico, che per confronto con chi lo pronunciava sentivo di non meritare, ma di cui comunque lei mi aveva insignito.
Ecco, Berta Caceres ha avuto molti meriti molto superiori a questo, ma di quelli possono sicuramente parlarvi meglio altri, io vi ho raccontato questo, perchè per lasciare un ricordo così forte con un così piccolo evento ci voglia una grande persona.

* termine piemontese, intraducibile in italiano, che indica un atteggiamento a metà tra l’imbarazzo e l’eccesso di contegno

Passeggiando in bicicletta

Ieri una presentazione di un libro dei Wu Ming ha deviato il mio (troppo) abituale percorso casa-lavoro facendomi passare dal centro città. Al ritorno, in orario in cui le vie si erano ormai spopolate, arrivando a piazza Castello dai giardini reali ho visto che nel solito spazio accanto a palazzo Madama era stato montato un palco, che la mia abitudine a pensar male mi ha fatto immaginare fosse per qualcosa di legato alle prossime elezioni. E, anche se in un modo diverso da quello che pensavo, avevo ragione. L’ho capito quando, aggirata la struttura, mi sono apparsi alla vista due fantasmi sorridenti: Neve e Glitz; il palco era pronto per qualche evento delle celebrazioni del decennale delle olimpiadi invernali di Torino 2006. Che si celebri un simile anniversario indubbiamente stupisce, ancor più chi abbia letto Il libro nero delle Olimpiadi di Torino 2006, ma tant’è. Continue reading

Imparzialità – Piccolo controesempio

L’altro giorno, dopo la notizia della sentenza d’appello per il cosiddetto ‘assalto al cantiere’ della Maddalena di Chiomonte dell’8 dicembre 2011, ho inviato una serie di tweet per rinfrescare la memoria su quanto l’articolo non menzionava e spiegare così perchè ritengo quella sentenza comunque ingiusta, seppure più mite di quella di primo grado. Per farlo mi sono concentrato in particolare sui casi di due feriti tra i notav, proprio oggi mi è capitato di conoscere uno di loro, Yuri.
Yuri aveva 16 anni nel 1011, ed è stato colpito al capo da un lacrimogeno, sicuramente sparato in modo non regolamentare, visti i danni che ha causato. Parlando con lui gli ho chiesto come stia ora, mi ha detto che da quel giorno si porta dietro un orecchio da cui non sente praticamente nulla, tranne un fischio continuo che da quattro anni accompagna ogni secondo della sua vita, e un procedimento penale aperto a suo carico
Si, perchè se per delle lesioni permanenti causate ad un ragazzo di 16 anni da un pubblico ufficiale ad oggi gli indagati sono 0 (e la procura ha chiesto l’archiviazione, sentendosi rispondere dal GIP che prima di archiviare avrebbero dovuto fare delle indagini serie) per un notav che denuncia di aver subito una violenza dalle forze dell’ordine trovarsi un procedimento a carico è ormai un fatto automatico.
Imparzialità. Fine del piccolo controesempio

Migranti e figli

Stamattina dal balcone ho visto il mio vicino Constantin che usciva per andare a sostenere il secondo scritto del suo esame di maturità, gli ho augurato in bocca al lupo e lui ha risposto il ‘crepi’ di rito.
Constantin è moldavo, vive a Torino da cinque anni, da quando i suoi genitori, dopo sei anni di vita e lavoro in Italia, sono finalmente riusciti ad ottenere il permesso per il ricongiungimento familiare. Sei anni (per Constantin, il più piccolo, quelli dagli 8 ai 14) in cui i loro due figli li hanno visti due, forse tre volte l’anno.
Certo, la storia della famiglia di Constantin non è terribile come quella dei migranti che occupano le stazioni in questi giorni. Nessuna guerra, niente scafisti, nè motovedette, nè clandestinità, solo distanza, privazioni, separazione. E poi ha persino un lieto fine. Però, sarà che ho un figlio di quindici mesi, ma pensare di dover ‘solo’ separarmi da mio figlio per sei anni (e poi loro mica lo sapevano quanti sarebbero stati) mi sembra una cosa inaccettabile. Quello che sopportano i migranti che la ‘nostra’ polizia strapazza a Ventimiglia non riesco nemmeno a immaginarlo.
Ecco, quando penso a queste storie, e poi sento i discorsi ‘da mercato’ sulla presunta invasione dei migranti, sulla scabbia, e su questo genere di cazzate, che li faccia Salvini o un cerebroleso meno famoso, a me a queste persone viene da fare un augurio. Gli auguro che, quando (quando, non se) i loro figli dovranno emigrare da questa nazione che sta andando a pezzi, la nazione che li ospita li tratti come i miei vicini e non come i migranti di Ventimiglia. E pazienza se come augurio sembrerà loro un po’ misero.

Priorità 2

Altro sguardo alle priorità del comune di Torino. Vicino a casa mia c’è un edificio che è stato negli anni prima la scuola elementare Casati, poi il centro sociale Gabrio, e che da circa un anno è vuoto, dopo che il centro sociale si è trasferito per permettere al comune di bonificare gli edifici dall’amianto che contengono.
Nonostante la gravità della problematica il comune procede con i tempi lentissimi che gli sono propri, tanto che noi che abitiamo in zona iniziamo a preoccuparci perchè la vernice protettiva con cui gli occupanti coprivano le parti in amianto per evitare rischi alla salute, propria e degli abitanti della zona, è un rimedio efficace ma di breve durata, la verniciatura va ripetuto ogni paio d’anni, e dall’ultima mano ormai ne sono appunto quasi passati due.
Ma, aldilà dei tempi, che possono anche essere dettati da esigenze economiche (anche se in un’assemblea l’assessore Passoni aveva garantito che i soldi per la bonifica c’erano, erano già stati accantonati e per usarli si attendeva solo che l’area fosse vuota), quello che mi colpisce sono ancora una volta le priorità del comune di Torino il quale, circa sei mesi dopo che l’area era stata riconsegnata, ha esposto nel punto più visibile dell’ex scuola questo stricione (simensioni circa 3 metri x 2). Circa tre settimane dopo, sul cancello d’ingresso (molto meno visibile perchè più basso e non d’infilata su via Chianocco) è comparso questo avviso (dimensioni circa 50 cm x 50).
Quindi, sia come tempi che come spazi, il comune ritiene più importante avvertire che costruirà un parco (quando? come? questo lo si lascia alla fantasia del lettore) piuttosto che avvertire gli abitanti della tossicità della zona (per non parlare della questione ex Diatto, che sta a meno di 50 metri,dall’altra parte di via Frejus).
I parchi portano più consenso dell’amianto, è evidente, e ognuno ha le sue priorità

Priorità ingannevoli

L’altro giorno per strada ho visto questo manifesto. Apparentemente nulla di male, è innegabile che di notte un ciclista ben illuminato corre meno rischi di uno al buio, però poi ci si pensa un po’ meglio, e ti vengono in mente alcune cose.
Prima di tutto ti viene in mente che la maggior parte degli incidenti ai ciclisti non avvengono di notte, ma di giorno, e per quelli illuminare la bici può fare ben poco, ma soprattutto ti viene in mente che la stragrande maggioranza degli incidenti che coinvolgono un ciclista non sono responsabilità del ciclista, ma di un auto che non gli ha dato precedenza, o lo ha superato dove non c’era spazio, oppure del fatto che ha dovuto sterzare per evitare una buca o aggirare un auto parcheggiata in seconda fila, o che ha dovuto lasciare la pista ciclabile (nei rari tratti in cui c’è) perchè era bloccata da auto parcheggiate. E a quel punto ti chiedi dove sono i manifesti per invitare gli automobilisti a rispettare le precedenze anche quando l’altro veicolo è una bici, o a non parcheggiare in seconda fila, o a dare precedenza a chi attraversa sulle strisce, e se non te ne eri mai accorto ti accorgi in quel momento che non ci sono.
Quindi non ci sono manifesti che incitano gli automobilisti a rispettare le regole, ma ce ne sono per incitare i ciclisti a farlo, e questo suggerisce che siano i ciclisti il maggior problema della circolazione, il che è esattamente il contrario della verità. Forse non ce ne si dovrebbe stupire, dato che a Torino storicamente, con forse solo un paio di eccezioni, tutte le amministrazioni sono state al servizio della più grande fabbrica di auto cittadina, e ora lo sono della ditta olandese che l’ha inglobata. Forse non ci si dovrebbe stupire, ma schifare si, perchè ha perfettamente ragione @yamunin nel tweet in cui rispondeva alla mia segnalazione: il gioco è quello di scaricare la colpa sulla vittima, come per i morti sul lavoro, come per quell’orrenda campagna pubblicitaria di qualche tempo fa sulla violenza sulle donne. Questo caso forse è un po’ meno grave, ma è il principio che non deve passare.