La ferrovia della battaglia

Da un po’ di tempo sto lavorando ad un nuovo romanzo che girerà intorno a quella che è conosciuta come la battaglia della ferrovia. Per ora ho lavorato sostanzialmente a documentarmi, ma un primo prodotto collaterale di questo studio è stato pubblicato l’altro ieri su alpinismomoltov.org, in quanto farà parte delle ‘ricompense’ per chi contibuirà al crowdfounding di Diverso il suo rilievo, la prima festa del blog, del cui collettivo faccio parte (a proposito, siete ancora in tempo per contribuire).
Se volete leggere questa guida-racconto potete andare qui.
Buona lettura.

Fabrizio Ruggirello

Ieri mi sono imbattuto in questa notizia.
Fabrizio Ruggirello l’avevo incontrato una sola volta, poco meno di due anni fa. C’era la prima edizione di “Una montagna di libri contro il Tav“, lui era venuto, unico editore oltre a Sergio Bianchi di DeriveApprodi, e nella seconda giornata, quella delle letture itineranti, avevamo fatto tutto il percorso insieme, prima in auto da Bussoleno a Chiomonte, e poi a piedi, dal paese al presidio, intervallando marcia e letture (lui aveva anche letto un testo di Quadruppani, che preferiva lasciare il compito ad un madrelingua italiano). Era stato proprio durante l’ultima discesa verso il presidio che era avvenuto il piccolo episodio per cui l’avrò sempre presente. Eravamo appena arrivati a vista di quello che oggi e il cantiere ed allora, da quasi un anno, non era altro che un recinto vuoto e sorvegliato, dal cui interno era stata fatta scomparire qualunque forma di vita ad eccezione dei numerosi guardiani. Arrivando in vista di quello scempio Fabrizio si era fermato a guardarlo per forse un minuto, poi si era girato verso di me (ma forse verso chiunque fosse lì in quel momento) ed aveva chiesto
– Ma a cos’è che fanno la guardia? –
Ecco, questa è l’immagine che ho di lui, quella di un uomo che arriva in un luogo in cui non è mai stato prima, lo osserva per un minuto, e poi è in grado di formulare una domanda, così semplice da sembrare banale, ma così semplice da bastare a spiegare l’assurdità della situazione, riducendo a niente mesi di propaganda di tutti i grandi media che parlavano di “cantiere ormai avviato”.
Di persone così ne servirebbero tante.