La corte costituzionale e i referendum

E’ di ieri la notizia che la corte costituzionale ha bocciato il referendum sulla legalizzazione della cannabis, il giorno prima aveva bocciato quello sull’eutanasia. La cosa non sorprende, è (almeno dai referendum sull’acqua pubblica che la corte costituzionale prende decisioni politiche dietro paraventi pseudo giuridici (in quel caso bocciò il referendum più importante, quello che avrebbe obbligato il ritorno al pubblico, consentendo i due minori). L’invadenza della corte costituzionale è solo uno dei tanti modi in cui si manifesta la crescente voglia di autoritarismo del potere, che dopo la riuscita dell’esperimento lockdown (esperimento su quale sarebbe stata la reazione della popolazione ad una gigantesca violazione dei suoi diritti, reazione che è stata del tutto assente) probabilmente non vede più ostacoli al proprio spadroneggiare.
A dire il vero un’altra possibile spiegazione della bocciatura ci sarebbe. Si può pensare che la corte costituzionale, in particolare nella sua componente togata, abbia pensato che per far fallire i refendum sulla giustizia fosse più facile bocciare i referendum che avrebbero potuto portare alle urne un numero di votanti sufficiente a raggiungere il quorum, lasciando quelli che interessano così poche persone da non aver speranze di raggiungere il quorum (inciso: io non ho ancora un’opinione sui referendum sulla giustizia, non me ne sono interessato, essendo sostenuti dalla lega probabilmente gli voterei contro o mi asterrei per farli fallire, ma il fine non giustifica i mezzi), io però ritengo che questo sia solo un effetto collaterale, anche se sicuramente gradito.
Come spesso negli ultimi post (anche per questo così radi), constatato il danno mi trovo in difficoltà anche solo a ipotizzare un rimedio, l’unica cosa che mi sembra di poter dire è che sarebbe importante chiarire al potere che se impedisce che miglioramenti, anche marginali come quelli legati ai due referendum bocciati, avvengano per via legale, allora deve aspettarsi che vengano perseguiti con altri mezzi.

Normale

Oggi ho visto questo servizio di Report sulla tragedia del Mottarone. Nulla di particolarmente sorprendente, ormai è chiaro a tutti (tranne forse alla cosiddetta ‘giustizia’) che quelle persone sono morte perchè i gestori della funivia non hanno voluto tenerla ferma per il tempo necessario per fare seriamente i controlli e le riparazioni necessarie, anzi la cosa che mi ha colpito è la normalità della situazione.
Il lavoro che faccio io è molto diverso da quello di Stefano Gandini, un lavoro in cui non sono in gioco vite, ma quante volte mi è capitato che il capo mi abbia detto “Si, lo so che non andrebbe fatto così, ma tu fallo lo stesso, mica possiamo fermarci per così poco?” e quante volte io’ l’ho fatto? Quante volte è successo ad ognuno di voi, magari senza nemmeno il bisogno di farsi ripetere che la regola andava trasgredita?

Piccola riflessione

Se due anni fa avessimo fatto un sondaggio chiedendo se considerare chi metteva a rischio la vita per ottenere la libertà fosse da considerare un esempio positivo sono sicuro che la maggioranza di risposte affermative sarebbe stata schiacciante, e forse alla domanda così formulata forse lo sarebbe ancora oggi, nella pratica però oggi si considera un criminale chi non accetta di rinunciare alla libertà per incrementare marginalmente la propria speranza di sopravvivenza.

Letture

Nelle ultime settimane ho riletto alcune cose che avevo scritto anni fa, con mia sorpresa quella che mi è sembrata la migliore, o almeno il più in sintonia con il momento attuale è questo romanzo breve scritto 17 anni fa, con la differenza, rispetto a quando lo scrissi, che la possibilità di arrendersi mi sembra oggi un’alternativa accettabilissima, ma purtroppo irraggiungibile. L’impossibilità di immaginare un futuro decente, al momento persino l’impossibilità di immaginare un ritorno alla situazione pre-lockdown, con la situazione delle vaccinazioni che è la perfetta rappresentazione di tutta la nostra organizzazione sociale, in cui una fede cieca nella tecnologia ci consegna inermi e sotto tiro ad un controllo sociale che già si era fatto soffocante dopo le twin towers, e da allora non ha fatto che peggiorare, con il tacito assenso della maggioranza delle persone, la percepisco come una cappa soffocante. Continue reading

Natale

E così siamo arrivati a Natale, ancora o di nuovo in lockdown.
Quest’estate stavo parlando con un mio cugino di un racconto che ho scritto in primavera: La conversazione avveniva nel periodo in cui le misure restrittive erano state allentate e lui mi chiedeva se ero ancora pessimista come quando avevo scritto, io non ricordo esattamente cosa gli ho risposto, forse qualcosa di un po’ evasivo, ma ricordo bene che la sua domanda mi aveva fatto pensare di aver esagerato nel mio veder nero, e invece… si vede che l’ottimismo è una malattia congenita dell’essere umano, e di certo fa molti più danni del covid.
Comunque è quasi Natale, e tra poco di una settimana ci sarà anche il cambio di anno, festeggiamolo pure (per quanto ci è permesso), ma non aspettiamoci che il prossimo si renda da solo migliore di quello che sta terminando.

Non è il momento di fare feste

“Non è il momento di andare in giro, non è il momento di fare feste”. L’ho appena sentito dire da un espero al gr di popolare network (edizione delle 7.29). Il momento di andare a lavorare per fare arricchire sempre gli stessi sì, e anche il coprifuoco lombardo esclude chi si sposta per ragioni di lavoro. Dobbiamo fermarci? OK fermiamoci ma tutto, prima di tutto il lavoro, il resto dopo. L'”articolo 0″ della “costituzione più bella del mondo” non smette di far danni

La frontiera nascosta

La prima volta in cui ho sentito nominare La frontiera nascosta avevo deciso di non leggerlo. Venivo da un periodo in cui avevo letto molto di Sepulveda, e il fatto che questa fosse una raccolta di racconti aveva molto intiepidito il mio interesse: le raccolte di racconti scollegati fra loro non mi hanno mai entusiasmato, e nemmeno il fatto che Le rose di Atacama fosse una felice eccezione a questa regola mi aveva indirizzato verso questa lettura.
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Il Gabrio non è un luogo

L’estate scorsa i compagni del CSOA Gabrio mi avevano chiesto di scrivere un breve testo sul mio incontro con il centro sociale. Il pezzo avrebbe dovuto far parte di un libretto pubblicato nell’autunno per i festeggiamenti dei 25 anni dell’occupazione. Il processo di lavorazione del libretto ha poi avuto una serie di intoppi, fino a disperdersi completamente nel lockdown, allo stato attuale è poco probabile che veda mai la luce, a me però il pezzo che avevo scritto piaceva, per cui, per evitare che vada completamente perso, lo pubblico qui.
Buon compleanno in ritardo al Gabrio, e buona lettura a voi.
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Diario scolastico 6 – una mesta conclusione

Oggi ho accompagnato mio figlio a concludere il suo percorso nella scuola materna, o scuola dell’infanzia: è’ stata una conclusione surreale e mesta.
Siamo andati alla scuola per ritirare gli indumenti di ricambio che erano rimasti li e la cartellina di quanto aveva realizzato quest’anno, avevamo appuntamento all’una meno un quarto. Ci si doveva presentare scaglionati, un bimbo ogni quarto d’ora in modo da evitare ‘pericolosi’ incroci, in realtà combinando ai nostri cinque minuti di anticipo con i dieci di ritardo del bimbo precedente siamo arrivati praticamente insieme, noi appena una decina di metri dietro a loro, quanto bastava per farci fermare fuori del cancello ad attendere il nostro turno.
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Covid e podismo

Durante la ‘fase 1′ i podisti, che per motivi misteriosi non si poteva fare a meno di chiamare runner, hanno subito un po’ di tutto, vessazioni insensate, insulti, in alcuni casi anche aggressioni, anche da parte delle forze dell’ordine sono stati additati come untori anche se nessuna persona dotata di un minimo di logico poteva pensare che fossero davvero un fattore rilevante nel dilagare dell’epidemia. Io personalmente non ho vissuto episodi spiacevoli perchè la collocazione della mia abitazione, a parchi pubblici chiusi, mi ha costretto a rinunciare del tutto alle mie uscite, ma di racconti, anche documentati, in rete ne sono apparsi molti.
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