Quadri Renziani

Nella giornata di ieri vengo marginalmente coinvolto in questa fastidiosa discussione tra mio fratello ed il vicepresidente del PD di Torino @biancoraffaele, e vengo colpito particolarmente dal tweet finale di quest’ultimo.
Il primo istinto e quello di mandara affanculo da uno sciacallo che per far colpo in una discussione non si fa problema di fare vergognose insinuazioni su un padre morto dodici anni fa, prima di arrivare ai sessanta, ma poi pensi che questo sarebbe fare il gioco dello sciacallo.
Il secondo istinto è quello di chiedere a @biancoraffaele se la sua disponibilità di informazioni abbia a che vedere con la vicinanza di un senatore del cui entourage lui fa parte con gli ambienti della digos torinese, ma sai di non avere strumenti per trovare una risposta attendibile a questa domanda, quindi di nuovo lasci perdere.
A questo punto all’istinto subentra il ragionamento, e quindi pensi che la cosa migliore da fare sia sbugiardare una per una le falsità che il suo tweet suggerisce. Come premessa mi sembra utile richiamare l’analisi del funzionamento di questo tipo di macchina del fango che avevo fatto un po’ di tempo fa. L’esempio è diverso ma il prinicipio è lo stesso.
Partiamo dall’affermazione che il figlio di un preside possa permettersi di non lavorare. Tralasciamo il fatto che lo specifico preside cui si riferisce, essendo morto il 3 dicembre 2002, ha percepito lo stipendio da dirigente solo per 11 mesi (prima di allora i presidi ricevevano lo stipendio da insegnante, più un’indennità di circa duecentomila lire mensili), in ogni caso non stiamo parlando di compensi Morettiani o Scaroniani, parliamo comunque oggi di meno di 3000 euro al mese. Certamente un buono stipendio ma, come ricorda un utente qui,
circa i due terzi di altri dirigenti statali con compiti meno complessi, circa la metà o meno di un professore universitario, circa un quinto del solo stipendio base di un consigliere regionale.
e comunque non certo uno stipendio che, anche se percepito per 40 anni, permetta ai figli di vivere di rendita. Insomma, non parliamo degli stipendi di un parlamentare o di un portaborse (per un’analisi più dettagliata dello stipendio da preside si può vedere qui o qui).
Ma ancora più rilevante è il fatto che un politico si permetta di classificare i presidi come una casta di privilegiati, come se il loro lavoro non servisse, o fosse molto sopravvalutato, come la scuola non fosse il settore più importante della società, quello da cui dipende il futuro. Davvero a @biancoraffaele piacerebbe che ai dipendenti della scuola venissero applicate condizioni peggiori, facendo sì che solo chi non ha altra scelta si dedichi a quel mestiere? Io vorrei che fare l’insegnante fosse la massima aspirazione di gran parte della società, solo così potrei essere confidente del fatto che mio figlio troverà degli insegnatnti capaci. Ma forse questo a @biancoraffaele non interessa.
Veniamo quindi al classico dei classici, l’accusa di essere un figlio di papà che non ha mai dovuto lavorare. A parte la credibilità di chi lancia queste accuse (ad esempio lo fa molto spesso il senatore Stefano Esposito, “ragazzo di strada” che sopravvive con uno stipendio mensile a 5 cifre nei confronti di esponenti dei centri sociali che fanno lavori normali, come il muratore o il grafico, ma che a lui fa comodo far passare per nullafacenti). Personalmente ho iniziato a lavorare 23 anni, nel 1992, da allora ho potuto permettermi un’interruzione di 2 anni per terminare l’università e non altro, mio fratello ha iniziato a lavorare più o meno alla stessa età (con qualche difficoltà in più, in 10 anni i tempi erano peggiorati). Quindi di nuovo @biancoraffaele lancia accuse a caso, ma il punto non è quello. Il punto è che in tempi come questi avere un lavoro è più una fortuna (piccola, relativa, ma sempre fortuna) molto più di quanto non sia un merito, e che la rivendicazione del fatto di lavorare come merito sarebbbe di per sè sufficiente a squalificare chi ne faccia uso, specialmente se in parallelo si qualifica come esponente di una presunta sinistra o centrosinistra. Potrei aggiungere di essere curioso di sapere cosa @biancoraffaele considera essere un lavoro e cosa no, ma in fondo non sarebbe vero, a me non importa cosa pensa @biancoraffaele, importa che le falsità che ama insinuare non prendano piede. Spero che questo post ne fermi una.

P.S: Va da se che se ritenessi che quello di @biancoraffaele è un caso isolato non varrebbe nemmeno la pena di parlarne, purtroppo temo che, in questo come in molti altri aspetti, lui sia pienamente rappresentativo del suo partito, che è quello che ci governa

Aggiornamento: visto che @biancoraffaele ha preferito replicare (se così si può dire) su twitter anzichè qui riporto link alle sue ‘risposte

4 thoughts on “Quadri Renziani

  1. ” temo che, in questo come in molti altri aspetti, lui sia pienamente rappresentativo del suo partito, che è quello che ci governa”
    Questa è una tua opinione, neanche troppo vera visto che nella stessa conversazione su twitter altre persone del PD si sono espresse contro le dichiarazioni discutibili di Raffaele Bianco. Non generalizziamo, suvvia 😉

  2. Che fosse la mia opinione l’avevo scritto, che alcuni dall’interno del PD lo contestino è un buon segnale, ma non smentisce la mia opinione che la larga maggioranza del partito sia sulla sua linea, se non tra gli elettori sicuramente tra gli eletti

  3. Ripeto, nella stessa conversazione su twitter non simpatizzanti o elettori, bensì altri membri dello stesso PD hanno bacchettato Esposito. Segno che fortunatamente, sia per me che per lei, la maggioranza del partito non è sulla linea. Di quale linea poi non si capisce bene. 😉

  4. Errata corrige: hanno bacchettato Bianco, non Esposito. Pardon, errore mio

Comments are closed.