Il mondo di Bersani

Ieri alla radio ho sentito Pierluigi Bersani dire che alle amministrative il suo partito ha indiscutibilmente vinto. Di primo acchito mi viene da ridere, delle 4 città principali (Palermo, Genova, Verona, Parma) il PD vince solo in una, quella in cui il candidato sindaco uscito dalle primarie era quello che non avrebbero voluto, e anche nelle altre città sostanzialmente perde ovunque vi sia un’alternativa che si pone alla sua sinistra, anche di poco. (1)
Comunque, preso dal dubbio, cerco dei dati percentuali (guardate le righe ‘Italia’) e da questi vedo che il PD percentualmente rispetto alle regionali di due anni fa ha perso circa il 40% dei suoi voti (se guardiamo alle amministrative delle stesse città, cinque anni fa, la perdita è minore, ‘solo’ circa il 20%). Certo, sempre meglio del PDL che ne perde più di metà, o della lega che ne perde l’80% (ma rispetto a 5 anni fa perde meno del PD), ma se l’italiano ha ancora un senso da qui a chiamarla vittoria ancora ce ne passa. E così mi viene un pensiero, il più facile, il più scontato: ‘Ma Bersani in che mondo vive?’
Un secondo dopo averlo pensato però capisco che forse stavolta non è una banalità, che un po’ casualmente ho centrato il punto. In che mondo vive, soprattutto in che mondo ragiona. L’affermazione di Bersani ha senso se si ipotizza che lui non conti nè i voti nè le percentuali, ma solo i sindaci.
In altre parole, che non gli interessi quante persone sono daccordo con lui, ma solo quanto grande è la fetta di potere che riesce ad accaparrarsi, ponendosi come orizzonte più lontano, come progetto a lungo termine, le elezioni del 2013. Elezioni che, con buona probabilità, daranno al suo partito una maggioranza in parlamento, anche se sarà votato da non più di 1 su 4 dei votanti. Ovvero, con le affluenze delle ultime elezioni, più o meno da 1 su 6 degli aventi diritto. Però i Bersani, i Napolitano, gli Alfano (adlib….) continuano a chiamarla democrazia e a parlare come se ci rappresentassero.
Che rinuncino a causarci il danno è da escludere, a meno che non li fermiamo noi. Nel frattempo, possiamo almeno sommessamente chiedere che ci venga evitata la beffa?

(1) Anche se la questione è molto dibattuta personalmente rispetto al PD considero il M5S lievemente più di sinistra. O, se preferite, meno di destra.