Il treno che va in Francia (come)

(Terzo post che ha come argomento il mio nuovo romanzo, i primi due li trovate qui e qui).
Nel frattempo il libro è uscito, qui la sua pagina sul sito dell’editore.
In un libro la forma ovviamente conta, quindi in questo post parlerò di come è scritto Il treno che va in Francia e del perchè ho deciso di scriverlo così.
L’idea di partenza veniva da un romanzo di Manuel Vazquez Montalban, Gli allegri ragazzi di Atzavara, costruito con una successione voci narranti in cui ognuna non partiva a raccontare da dove si era fermata la precedente ma da un po’ prima, rinarrando alcuni episodi, ovviamente da un punto di vista differente. Il romanzo, ambientato alla fine del Franchismo, era una critica feroce della sinistra catalana dell’epoca, e Vazquez Montalban usava questa costruzione per rendere più evidenti le ipocrisie dei personaggi, fondamentalmente per farli a pezzi. Ovviamente non era questo l’effetto che volevo ottenere nel mio, al contrario volevo sottolineare come nonostante innegabili differenze i partecipanti alla resistenza italiana avevano qualcosa che li univa davvero. Per arrivare a questo mi era evidente che dovevo usare diversamente le sovrapposizioni dei racconti.
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