A chi la spara più grossa

Il primo tassello è stata la scomposta reazione di Caselli a questo pezzo di Erri De Luca.
Poi ha proseguito Paolo Griseri su Repubblica, riportando di presunte consulenze sospette a esponenti notav per l’autostrada del Frejus, venendo poi smentito da uno degli ‘accusati’, Claudio Cancelli. (a cui Repubblica non ha comunque pubblicato la lettera in cui si difendeva, la completezza dell’informazione prima di tutto)
Ieri hanno insistito molti giornali, tra cui Repubblica, ed il senatore Stefano Esposito, millantando un imminente inizio dei lavori in Francia. Peccato che, come ha ben riassunto @mazzetta qui, avessero scambiato 15 anni per 15 giorni.
Oggi rilancia la procura di Torino, iscrivendo nel registro degli indagati per un episodio del 1 agosto Marco Bruno, in quanto identificato da un testimone. Peccato che un biglietto dimostri che la sera del 31/7 era salpato da Genova in direzione palermo (ma sui giornali, ad esempio Repubblica, le correzioni latitano…)
Difficile dire chi la spara più grossa, ma ripetere ancora che non c’è nessuna aggressione nei confronti dei notav offende la logica.

Documentazione

Ricevo (grazie Renato), e fermo a mo’ di fotografia, un’antologia dei servizi andati in onda in tv nei giorni sul sabotaggio al cantiere tav di Chiomonte (avvertenza, uno ha un’appendice che col tg non c’entra nulla). Commenti sullo stato della stampa in Italia ne ho fatti già parecchi, posso solo aggiungere che rispetto alla carta stampata le televisioni mi sembrano un passo oltre. Giusto qualche segnalazione che merita di essere fatta
– “Il movimento notav ufficiale”, è un’espression così ridicola che si commenta da sola
– Caselli che parla di “comportamenti paramilitari”. Considerato che sono in reazione a comportamenti militari non vedo dove stia la stranezza
– Fassino che nel suo commento “Tempi bui che non vogliamo più rivivere” non si rende conto che(o fa finta di non rendersi conto che), se lui il paragone lo vuol fare con il terrorismo nei fatti il paragone più calzante è quello con la Resistenza, di cui anche suo padre era stato un fiero esponente.
– La lapidazione mediatica del povero Maverick per questo post, giudicate voi dove, in queste riga, sia l'”istigazione a delinquere” di cui parlano i tg
Buona visione, per chi ne ha lo stomaco

TG 2 del 14-MAG-2013 ore 2030
TG 5 del 15-MAG-2013 ore 0800
TG LA 7 del 15-MAG-2013 ore 1330
TG R del 15-MAG-2013 ore 1400
TG 3 del 15-MAG-2013 ore 1420
TG R del 15-MAG-2013 ore 1930
TG 3 del 16-MAG-2013 ore 1420
TG R del 16-MAG-2013 ore 1400

Tre al prezzo di uno

Tobia Imperato sabato 3 marzo ha iniziato uno sciopero della fame per protestare contro il divieto di colloquio che gli è stato imposto. Detta così la sua lamentela potrebbe sembrare immotivata, però guardiamo esattamente cosa può o non può fare.
E’ a casa sua, ma non può uscirne, così come non può ricevere visite (a parte il suo avvocato) nè comunicare in nessun modo con nessuno se non con la compagna e figlio (e sempre l’avvocato). Questo vuol dire che nemmeno la moglie o il figlio possono invitare un parente, un amico o un vicino in casa, e che ogni comunicazione in uscita dalla casa è potenzialmente sotto controllo della polizia, anche quelle della moglie e del figlio. Tre reclusi al prezzo di uno. Se poi Imperato si sentisse male, per andare in ospedale o chiamare un dottore avrebbe bisogno di un’autorizzazione preventiva da parte della polizia. Verrebbe da dire che forse era più libero in carcere, dove almeno aveva l’ora d’aria e poteva scrivere lettere.

A questo punto chissà quale immaginerete che sia il crimine che ha commesso (anzi, di cui è accusato, perchè ad oggi nulla è stato ancora dimostrato). Ebbene, il suo reato è stato di “aver trattenuto per un braccio un agente, impedendogli l’azione”. Non c’è che dire, un comportamento veramente devastante. Chissà poi da cosa tratteneva l’agente, forse da azioni come questa?
La sproporzione tra l’accusa riportata sui documenti ufficiali e le misure prese è tale da rendere facile pensare che quella stessa accusa non sia che una scusa, e che il motivo dell’accanimento su Tobia imperato sia un altro. E allora viene in mente “Le scarpe dei suicidi”, il libro che Imperato ha scritto sulla vicenda dei tre anarchici notav incarcerati negli anni ’90 dal guidice Laudi con l’accusa di numerosi atti di terrorismo, due dei quali morirono suicidi durante la detenzione. Un libro che illustra molto chiaramente come i pochi indizi presentati dal giudice fossero molto deboli e come vennero tralasciati fatti importantissimi e facilmente verificabili (al tempo di 4 dei delitti di cui era accusata Maria Soledad Rosas viveva ancora in Argentina), tanto da portare, una volta arrivati a processo, all’assoluzione dell’unico superstite. Un libro che documenta con precisione di quale ingiusto e cieco accanimento sappia essere capace la magistratura italiana, un libro che Imperato andava presentando in diverse occasioni. Un libro che non deve avere molti estimatori nella questura di Torino.

Nota a margine, questo arresto è uno dei quali parla il giudice Caselli quando dice che gli arresti hanno riguardato persone colpevoli di gravi violenze. D’altronde lo stesso giudice a settembre era andato in aula per sostenere un’accusa di lesioni ai danni di una manifestante, in cui si diceva che la stessa era colpevole perchè il poliziotto, inseguendola, si era procurato una distorsione. Se l’accusa fosse stata confermata avrei trovato un modo di liberarmi da tutti quelli che mi stanno antipatici, basterebbe rincorrerli e nel farlo cadere per mandarli in prigione. Quando leggiamo scritte che parla male del giudice Caselli, teniamo conto anche di questi fatti. Aggiornamento: Aggiungo questo link a una spiegazione più dettagliata delle accuse