“Un conto è la campagna elettorale, un conto è governare”

Sergio Chiamparino si è da tempo ritagliato un suo ruolo (in senso teatrale) a cui resta fedele anche nei momenti di difficoltà. Quello che invece tende a perdere nei momenti di difficoltà (come pare essere per lui quello attuale) è la misura di quanto dice rispetto a quanto fa passare sotto silenzio, in particolare in questo articolo si lascia scappare una frase notevole.
Un conto è la campagna elettorale, un conto è governare” dice il governatore del Piemonte, come dire che per lui è scontato che nessun politico si aspetti davvero di fare quel che promette agli elettori. Verrebbe da chiedergli allora in base a cosa un elettore dovrebbe decidere, visto che tutto ciò che viene detto in campagna elettorale non ha valore. O quantomeno perchè qualcuno dovrebbe decidere di votare lui, visto che dichiara di non dare valore a quanto promette. Continue reading

Strategia referendaria

Nell’ultimo weekend ci sono stati i ballottaggi di molti grossi comuni, di cui si è parlato molto, Un po’ prima del voto e un po’ dopo una nuova ondata di accuse ridicole, ma dagli effetti pesanti, contro il movimento notav (A proposito, siete ancora in tempo per venire stasera alla fiaccolata in solidarietà con gli accusati). Questa combinazione di eventi mi ha suggerito un raccontino che @mazproject pubblica oggi
Potete leggerlo qui.

Passeggiando in bicicletta

Ieri una presentazione di un libro dei Wu Ming ha deviato il mio (troppo) abituale percorso casa-lavoro facendomi passare dal centro città. Al ritorno, in orario in cui le vie si erano ormai spopolate, arrivando a piazza Castello dai giardini reali ho visto che nel solito spazio accanto a palazzo Madama era stato montato un palco, che la mia abitudine a pensar male mi ha fatto immaginare fosse per qualcosa di legato alle prossime elezioni. E, anche se in un modo diverso da quello che pensavo, avevo ragione. L’ho capito quando, aggirata la struttura, mi sono apparsi alla vista due fantasmi sorridenti: Neve e Glitz; il palco era pronto per qualche evento delle celebrazioni del decennale delle olimpiadi invernali di Torino 2006. Che si celebri un simile anniversario indubbiamente stupisce, ancor più chi abbia letto Il libro nero delle Olimpiadi di Torino 2006, ma tant’è. Continue reading

Le dimissioni

Un breve racconto, suggerito dalla recente approvazione dell'”Italicum”

La segretaria aprì la porta e l’uomo entrò nello studio salutando con un cenno del capo il collega seduto alla scrivania
«Signor presidente.»
«Onorevole Rossi, l’aspettavo. Ero curioso di sapere perchè questo appuntamento fosse così urgente.»
«Temo di doverle dare un grattacapo, presidente. Sono qui per annunciarle che sono costretto a dare le dimissioni.»
Il volto del presidente si scurì all’istante. Fissò l’onorevole Rossi, come per chiedergli se parlasse seriamente.
«Lei sa che le respingerò.»
«Lo immaginavo, ma questo non cambierà di molto le cose.»
«Perchè?»
«Sono malato presidente, malato terminale. Ho un mesotelioma pleurico, secondo i medici mi restano da due a quattro mesi di vita, vorrei passarli in pace a casa, e non in aula.»
«Non potrebbe esserci un errore nella diagnosi?»
L’onorevole Rossi scosse il capo.
«Mi spiace. E posso capire il suo desiderio di riposarsi, ma respingerò comunque la sua richiesta. Sarebbero le prime dimissioni di un parlamentare da trentadue anni, e non possiamo creare un precedente.»
«Lo so, è dall’entrata in vigore dell’Italicum bis che non accade. Però non vedo alternative.»
«Lei mi parla di un’elezione senza detentore del ruolo. Inconcepibile.» Continue reading

Meno peggio

Torno a parlare di ‘cambiare si può‘. Stavolta non per chiedermi se votarli o meno, se partecipare, e in che modo, al loro sforzo o meno, ma per commentare un evento, che riassumo brevemente. Mi scuso in anticipo per l’abbondanza di virgolette di questo post, ma evitarle l’avrebbe reso (ancora) più prolisso.
Le assemblee di ‘cambiare’ avevano deciso di appoggiare la candidatura di Ingroia a certe condizioni, due delle principali erano l’accordo su un rifiuto netto ed incondizionato dell’agenda Monti e quello sulla non candidatura di esponenti di primo piano dei partiti che sostengono lo stesso candidato (Idv, Rifondazione, Comunisti Italiani, Verdi). Il 29 dicembre, in un incontro tra i tre delegati di ‘cambiare’, Ingroia e alcuni delegati dei partiti, il candidato premier ha chiarito che dei partiti verranno tenuti fuori i simboli, ma non i dirigenti (solo Rifondazione si era detta disponibile al passo indietro, se anche gli altri avessero fatto altrettanto), e che non era possibile escludere a priori un’alleanza col PD, che dell’agenda Monti è uno dei principali sostenitori.
In seguito a questa presa di posizione i tre delagati hanno dichiarato che per loro non c’erano le condizioni per l’accordo, ma che avrebbero rimesso la proposta agli ‘iscritti’ di ‘cambiare’ (vedi questo articolo di Chiara Sasso). C’è stata una votazione online, di cui non sono riuscito a trovare i risultati esatti ma in cui, dai commenti ritrovati sul sito e in giro per la rete, mi sembra di aver ricostruito che favorevoli all’accordo siano stati il 60% (e comunque sono ragionevolmente certo che siano stati la maggioranza). Continue reading

Cambiare si può?

Su twitter ho ricevuto un link a questo appello. Sono fortemente combattuto. Da una parte sono assolutamente convinto che i ‘vecchi’ partiti, anche quelli che ritengo abbiano ancora una propria dignità, siano strumenti inadatti a fronteggiare l’emergenza che ci sta per arrivare addosso (ripeto, che ci sta per arrivare, quel che è successo finora sono solo le prime, timide avvisaglie, e anche la Grecia non ha ancora visto il peggio), e quindi non chiederei di meglio, però…
Però, vuoi per i nomi dei promotori, vuoi per la genericità (vaghezza?) della proposta “cambiare si può” mi ricorda tanto ALBA, che è stata un lodevole tentativo, ma che a mio giudizio non è riuscita ad attecchire. E non ha attecchito, sempre a mio giudizio, proprio per essere rimasta troppo sul vago.
Insomma, il dilemma è sempre quello, a fare il donchisciotte partendo lancia in resta per ogni causa persa si finisce per non esserci quando servirebbe, a restare fermo pure… per stavolta rinuncio anche adare un'”indicazione di voto”, guardate voi nomi e programma (chiamiamolo così). In effetti è già è di più di quanto offra attualmente un qualunque partito, però…
Mentre leggete io cerco di decidere che fare. Continue reading