“Un conto è la campagna elettorale, un conto è governare”

Sergio Chiamparino si è da tempo ritagliato un suo ruolo (in senso teatrale) a cui resta fedele anche nei momenti di difficoltà. Quello che invece tende a perdere nei momenti di difficoltà (come pare essere per lui quello attuale) è la misura di quanto dice rispetto a quanto fa passare sotto silenzio, in particolare in questo articolo si lascia scappare una frase notevole.
Un conto è la campagna elettorale, un conto è governare” dice il governatore del Piemonte, come dire che per lui è scontato che nessun politico si aspetti davvero di fare quel che promette agli elettori. Verrebbe da chiedergli allora in base a cosa un elettore dovrebbe decidere, visto che tutto ciò che viene detto in campagna elettorale non ha valore. O quantomeno perchè qualcuno dovrebbe decidere di votare lui, visto che dichiara di non dare valore a quanto promette. Continue reading

Allora hanno proprio paura?

“Sono loro i moderni Black bloc? Quelli da cui dovremmo guardarci? Sono loro che a ogni pie’ sospinto metteranno a ferro a fuoco le città?”

“Ma detto ciò, si respira una strana sensazione, una consapevolezza diversa su dove andare a cercare i Black bloc del futuro. O meglio su quella che sarà la nuova frontiera delle pratiche illegali contro le istituzioni. “

“Oggi quei Black bloc sembrano superati. Non solo dagli anarcoinsurrezionalisti pronti a spedire pacchi-bomba, ad organizzare agguati armati […], a diffondere i loro programmi sul web”

“La «nuova internazionale» dell’antisistema che viaggia sul web, la «nuova Spectre» si chiama «Anonymous». E con loro dovremo fare i conti.”
Non è strano che la sezione italiana del network di utenti online che opera in forma anonima e rivendica la paternità di azioni di pirateria informatica, abbia deciso di assumere come propria la piattaforma politica della manifestazione romana di ieri?”

“Magari, i vecchi black bloc, quelli che conoscemmo a Genova in occasione del G8 del luglio del 2001, o nelle altre città che ospitarono i vertici del G8, sono ancora in azione, anche se più vecchi e più acciaccati. Sicuramente non ieri a Roma, vista la giovane età degli «incappucciati» fermati.”

Citazioni prese da da questo articolo di “La Stampa”.
A parte il fatto, già arcinoto, che presso quella testata i giornalisti nello scrivere hanno un livello di inibizione così basso che per gli esseri umani normali risulta irraggiungibile anche sotto l’effetto del peyote, a parte il fatto, altrettanto noto, che non hanno la minima idea degli argomenti su cui scrivono (a dimostrarlo basti la frase “«Tango down», il nome in codice dell’azione di ieri dei cyber terroristi italiani”), cosa ci dicono queste frasi?
Secondo me ci dicono tutte con tagli diversi, quello che in modo più chiaro dice la prima frase, una volta epurata del termine ‘blac bloc’, che i giornalisti (non solo a “La stampa”), usano un po’ come Peyo usava il verbo ‘puffare’, ci dice che nelle stanze di chi serve il potere, ed ha la tendenza ad essere più realista del re, c’è la paura che questa volta inizi qualcosa di serio.
Questo vorrebbe dire che la strada è quella buona, ma attenzione, se la strada è quella buona verranno prese contromisure per bloccarla, e le contromisure di un potere inetto spesso sono sproporzionate. Occhio a non restarci sotto.

Piccoli passi avanti 2

Seconda puntata (la prima, per chi è interessato, qui) per illustrare il lento ma graduale progresso della giustizia italiana. Un trend che, se mantenuto, potrebbe portarci a eliminare del tutto gli abusi di polizia in circa un paio di millenni.
Quindici anni fa poteva succedere di venire arrestati per reati commessi quando ci si trovava in un altra nazione (chi non sapesse di che parlo può, con un po’ di pazienza, leggere tutta la storia qui, a proposito,l’autore del libro è sotto processo per aver trattenuto per un braccio un carabiniere), e addirittura in un altro continente. Oggi non più così, prova ne sia il caso di un notav che, nonostante la accuse lanciategli su “la Stampa” da Massimo Numa (che per questo fatto è stato rinviato a giudizio per diffamazione aggravata), la procura di Torino non è ricaduta nei vecchi errori e l’uomo è sempre rimasto in libertà.
Insomma, un passo avanti, oggi per venire arrestati è necessario trovarsi nella stessa nazione in cui è stato commesso il presunto crimine. Certo, mentre questo viene commesso nel luogo A si può essere al lavoro nel luogo B, e l’arresto “in flagranza di reato” può avvenire in un terzo luogo C, a più di 2 km da A, un paio d’ore dopo i fatti. Però questi in fondo sono solo dettagli, no?
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Aggiornamento ricevuto via mail dopo la fine dell’udienza di convalida. Gli orari dell’attacco sono spostati mezz’ora più avanti ma la sostanza non cambia

Ho sentito poco fa l’avvocato Milano difensore di Cristian.
E’ terminata l’udienza di convalida (a porte chiuse) del G.i.p. Il responso sul mantenimento della misura cautelare arriverà entro domattina alle 12.
Gli elementi in gioco sono i seguenti:
-viene contestata ai due la partecipazione all’attacco notturno al cantiere, e quindi reati di danneggiamento e altro con le varie aggravanti -l’azione è cominciata alle 21,30 ed è terminata attorno alle 22,40 circa; è dimostrato che uno dei due ha bollato presso il posto di lavoro alle 22 a Ferriera di Buttigliera alta
-sono stati fermati alle 23 dalla Digos nelle borgate di Giaglione, senza neanche sapere che cosa è successo in Clarea (l’hanno scoperto dopo, in carcere)
-i due attivisti sostengono di non aver partecipato all’iniziativa in questione e ci sono buoni elementi che lo dimostrano -il P.M. e la Digos sostengono che è possibile la loro implicazioni con i fatti o parte di essi.
Può anche darsi che vengano scarcerati in giornata se vengono accolte le istanze dei difensori.
Staremo a vedere.
Luca
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Ulteriore aggiunta, un audio di radio Blackout, con un’intervista a Luca Abbà che, partendo dalla fiaccolata di ieri (10 febbraio) parla anche della questione degli arresti
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Conclusione (spero)
Nella serata di ieri Emanuele e Christian sono stati rilasciati . Qualcuno dirà che è la prova che la giustizia italiana funziona, a me 2 giorni di carcere per non aver fatto niente, per non essere nemmeno stati dove si svolgeva il presunto crimine, sembrano comunque troppi.

Esche e pesci

Da qualche giorno un pescatore ha individuato uno stagno che ritiene pescoso, e sta gettandovi esche con una continuità notevole. A titolo di esempio analizzerei il suo ultimo lancio. Per chiarezza, lo stagno in questione è il tag #notav di twitter, e il pescatore @RTravan (secondo il suo profilo twitter “giornalista professionista, La Stampa”)

#Valsusa/Nilo Durbiano, sindaco #notav di Venaus, dopo un passato in rosso (prima Psi, poi Pd) passa ai Verdi. Prossima tappa azzurra?

A leggerlo così viene subito da ridere perchè:
1) @Rtravan usa l’aggettivo ‘Rosso’riferito al PSI di Craxi (e pensare che il defunto Bettino ci teneva tanto a specificare che loro non erano rossi ma rosa, come il garofano del loro simbolo)
2) Nilo Durbiano nel 2006 (anno della sua prima elezione a sindaco di Venaus nella “Lista Civica Impegno per Venaus”) faceva già parte dei verdi, quindi il suo è al massimo un ritorno.
3) Una traiettoria PSI-PD-Verdi tende inequivocabilmente (anche se molto lentamente) verso sinistra, ipotizzarne uno sbocco in azzurro (cioè PDL, cioè destra) appare curioso e poco giustificato.

Insomma, è del tutto evidente che questo, come il precedente tweet sulla non presa di posizione di Alberto Perino sul referendum sulla caccia non è altro che un tentativo di creare dall’esterno (o simulare l’esistenza di) divisioni nel movimento.
Tentativo stupido? Destinato al fallimento? Può darsi, ma in internet, e ancor più su twitter, molti vanno di fretta, e intorbidare le acque è più facile che altrove. Per restare sulla metafora del pescatore direi che il nostro pescatore sta ‘pasturando’.
Quindi occhio a quando attaccato alle esche comparirà anche l’amo.

Piccoli passi avanti

Nel 1969 Giuseppe Pinelli fu ingiustamente accusato di strage e poi morì cadendo da una finestra di un commissariato di Milano. Subito dopo la sua morte ufficiali di polizia dichiararono che si era suicidato, e che questo confermava la loro ipotesi che fosse il colpevole della strage di Piazza Fontana. In seguito è stato accertato che all’ora dell’attentato lui era altrove, e la sentenza del processo per la sua morte, pur contenendo stranezze, come il chiamare in causa un ‘malore attivo’ ancora sconosciuto alla medicina, chiarisce che non è suicidato.
Nel 2011 Alessandro Lupi ha riportato varie fratture al volto a causa di un lacrimogeno sparato verso di lui (o forse verso la sua macchina fotografica?) dalle forze dell’ordine che presidiano il cosiddetto ‘cantiere’ di Chiomonte. Nei giorni successivi su varie mailing list girano mail di un sedicente Alessio (alexis at libero.it), che da successive indagini risultano provenire dal server de ‘La Stampa’, in cui si suggerisce che si sia procurato le fratture al volto cadendo da solo (provateci voi, se ci riuscite). Dopo aver sporto denuncia contro ignoti per diffamazione Alessandro riceve una mail, contenete numerosi riferimenti alle precedenti e scritta con lo stesso stile, in cui il mittente chiede scusa se eventualmente lo ha offeso, e ammette che è possibile che si sia sbagliato. Solo che la mail non proviene da alexis at libero.it ma dalla mail del giornalista Massimo Numa presso ‘la Stampa’, noto per le sue posizioni sitav. Curiosa coincidenza, vero?
L’accostamento delle due notizie non vuole essere legato alla parentela dell’attuale direttore de ‘La Stampa’ (che ha dichiarato su twitter ‘sto cercando di capire’, speriamo ci riesca), figlio del commissario che allora accusò Pinelli e che lo aveva in custodia, è solo un modo di dire che in 42 anni sono stati fatti alcuni piccoli passi avanti. Per chi si accontenta.