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La frontiera nascosta

La prima volta in cui ho sentito nominare La frontiera nascosta avevo deciso di non leggerlo. Venivo da un periodo in cui avevo letto molto di Sepulveda, e il fatto che questa fosse una raccolta di racconti aveva molto intiepidito il mio interesse: le raccolte di racconti scollegati fra loro non mi hanno mai entusiasmato, e nemmeno il fatto che Le rose di Atacama fosse una felice eccezione a questa regola mi aveva indirizzato verso questa lettura.
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Diario recluso – un racconto

Ho scritto un racconto che parla di questo lockdown, per me è un piccolo esperimento in quanto inizia come una non fiction novel (se siete lettori di questo blog potreste riconoscervi all’interno contenuti rimaneggiati di alcuni post) e finisce come un racconto di fantasia.
Avendolo scritto intorno alla metà di aprile, alcuni degli avvenimenti che immaginavo nel futuro sono ormai nel passato, alcune ‘previsioni’ sono state confermate, altre smentite, avrebbe avuto più senso pubblicarlo subito ma non l’ho fatto perchè una rivista web mi aveva detto che l’avrebbe pubblicato sabato scorso, evidentemente ha cambiato idea perchè la pubblicazione non è avvenuta. Aldilà dei dettagli comunque il senso generale del racconto purtroppo resta ancora valido.
Se vi ho incuriosito abbastanza da leggerlo lo trovate qui.
Buona lettura

Aggiornamento 11/05: dalla rivista mi hanno detto che avevano dimenticato di avvisarmi che la pubblicazione era stata spostata a mercoledì. Quando sarà sul loro sito aggiungerò il link.

Aggiornamento 13/05: Il racconto è stato pubblicato su CarmillaOnline

La poesia

La poesia è un genere che mal si presta alla proposta, ed è quindi generalmente usato per parlare di qualcosa che ci causa sofferenza, specialmente quando non si abbia un’idea concreta di come farlo smettere.
Probabilmente è per questo che dopo aver scritto due poesie in otto anni sono tornato a scriverne due in due settimane. La prima l’ho pubblicata appunto quattordici giorni fa, questa è la seconda. Buona lettura.

I reietti dell’altro pianeta

A Ursula Le Guin mi ha fatto avvicinare Filo. I primi incontri non sono stati entusiasmanti, ma ha insistito abbastanza perchè insistessi anch’io, e adesso lo ringrazio di questo. Già in L’occhio dell’Airone avevo trovato molte cose interessanti, anche se nell’ultima parte la descrizione dei paesaggi, punto debole della scrittura della Le Guin, occupa molto spazio efa perdere un po’ quota al racconto. In I reietti dell’altro pianeta invece non ho trovato buchi.
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Heartland

Ho iniziato a leggere Heartland incuriosito da una presentazione/intervista di Wu Ming 4, e devo dire che non ha deluso le aspettative.
Il romanzo racconta le vicende di alcuni abitanti di Tipton, cittadina della periferia di Birmingham, nel pieno delle Midlands che sono state il cuore dell’industria pesante inglese e che di quella stessa industria hanno seguito e stanno seguendo il disfacimento.
E proprio questo è il tema del romanzo, il disfacimento. Delle famiglie, delle classi, delle stesse identità di ogni individuo (salvo poi, per alcuni, ricostruirsi in un’abborracciata identità nazionale o religiosa ostentata quanto più possibile ma priva di profondità). Calciatori mancati, piccoli politici locali, insegnanti precari, un avvocato d’ufficio, un ex studente modello si muovono sulle pagine cercandosi un proprio posto nel mondo, diverso da quello in cui più o meno stabilmente si trovano e che tutti detestano. Continue reading

Liberiamo la ciliegia

Il 28 maggio 1871 Eugene Varlin, dopo essere stato massacrato di botte, veniva fucilato in rue Rosier, nello stesso punto in cui due mesi prima il generale Lecomte aveva pagato la sua scelta di ordinare il fuoco su una folla disarmata: L’uccisione di Varlin da parte dell’esercito versagliese è uno degli ultimi episodi della semaine sanglante. In questo anniversario ‘libero’ la versione digitale di Rossa come una ciliegia, il mio romanzo sulla Comune di Parigi, di cui Varlin è uno dei protagonisti.
L’impaginazione è un po’ fatta in casa, ma potete scaricare il pdf qui.
Naturalmente volendo potete sempre procurarvi il cartaceo (indicazioni qui, sezione ‘Schede libro’, colonna destra in alto).
Buona lettura, e quando avete finito se ripassate di qui a lasciarmi un commento fate cosa gradita.

Razza migrante

Maz Project ha pubblicato la versione 1.0 dell’e-book Razza migrante (liberamente scaricabile dal link precedente); all’interno c’è anche un mio racconto intitolato Ad Evanston. Non è un racconto nuovo, l’avevo scritto già nel 2011, all’indomani dei riot francesi e inglesi, ma è molto adatto al tema del libro che, come annunciato dal titolo, sono le migrazioni.
Buona lettura.

Io e il ‘viaggio’

Oggi ho finito di leggere Un viaggio che non promettiamo breve. Essendo stato un pre-lettore del libro ne avevo già parlato qui e, anche se in modo più particolare, anche qui.
Fa un effetto strano leggere un libro di cui sei coprotagonista, non solo quando è proprio la tua voce a parlare dalle pagine, ma anche quando semplicemente viene raccontato un episodio in cui tu c’eri, e ancora di più lo fa quando la narrazione ha un tono epico che oltretutto ti sembra pienamente giustificato, e questo effetto toglie la già poca obiettività di cui normalmente dispongo.
Detto questo parliamo del libro. Come più volte dichiarato dall’autore la costruzione prevede di narrare fatti reali con stile letterario, e il campo di applicazione di questo esperimento è la storia del movimento notav, 25 anni di lotte contro il progetto della nuova linea ad alta velocità (ripeto, contro il progetto, che della linea ad oggi non esiste ancora un metro) ma anche i molti di più che hanno costruito in valsusa le condizioni perchè questa lotta riuscisse a reggere così tanto tempo. Il libro è diviso in 5 parti che saltano un po’ avanti e indietro nel tempo, dall’eresia dei Catari ad oggi, e a tratti anche a destra e a sinistra nello spazio, dall’Andalusia a Trieste, ma sempre ruotando attorno agli ultimi 25 anni in Valsusa.
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L’eco di uno sparo

Devo premettere che quando ho deciso di leggere L’eco di uno sparo mi aspettavo di trovarmi di fronte ad una storia completamente diversa: il nome dell’autore, associato a vicende partigiane, mi portava ad ipotizzare una storia del tutto diversa da quella raccontata. Non stavo cercando un libro che illustrasse la vita comune della reggiana degli anni dai ’20 ai ’50 del secolo scorso, e forse non ci ero preparato.
Detto questo, e riconosciuto che la descrizione di quell’ambiente la trovo riuscitissima, e la scrittura quasi sempre molto godibile, non sono però riuscito ad apprezzare il libro. Se è vero che nel romanzo più volte Zamboni dichiara esplicitamente di non considerare i uguali le due parti in conflitto, ed anzi si schiera inequivocabilmente dalla parte dei partigiani, sia nella forma che nel peso le vicende narrate sembrano invece tutte tese a sottolineare la fondamentale uguaglianza, se non delle due fazioni almeno degli uomini che le componevano (altissimi gradi esclusi, di questo gli va dato atto), cosa che al mio orecchio non suona poi tanto diversa.
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