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Diario scolastico 6 – una mesta conclusione

Oggi ho accompagnato mio figlio a concludere il suo percorso nella scuola materna, o scuola dell’infanzia: è’ stata una conclusione surreale e mesta.
Siamo andati alla scuola per ritirare gli indumenti di ricambio che erano rimasti li e la cartellina di quanto aveva realizzato quest’anno, avevamo appuntamento all’una meno un quarto. Ci si doveva presentare scaglionati, un bimbo ogni quarto d’ora in modo da evitare ‘pericolosi’ incroci, in realtà combinando ai nostri cinque minuti di anticipo con i dieci di ritardo del bimbo precedente siamo arrivati praticamente insieme, noi appena una decina di metri dietro a loro, quanto bastava per farci fermare fuori del cancello ad attendere il nostro turno.
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Diario recluso – un racconto

Ho scritto un racconto che parla di questo lockdown, per me è un piccolo esperimento in quanto inizia come una non fiction novel (se siete lettori di questo blog potreste riconoscervi all’interno contenuti rimaneggiati di alcuni post) e finisce come un racconto di fantasia.
Avendolo scritto intorno alla metà di aprile, alcuni degli avvenimenti che immaginavo nel futuro sono ormai nel passato, alcune ‘previsioni’ sono state confermate, altre smentite, avrebbe avuto più senso pubblicarlo subito ma non l’ho fatto perchè una rivista web mi aveva detto che l’avrebbe pubblicato sabato scorso, evidentemente ha cambiato idea perchè la pubblicazione non è avvenuta. Aldilà dei dettagli comunque il senso generale del racconto purtroppo resta ancora valido.
Se vi ho incuriosito abbastanza da leggerlo lo trovate qui.
Buona lettura

Aggiornamento 11/05: dalla rivista mi hanno detto che avevano dimenticato di avvisarmi che la pubblicazione era stata spostata a mercoledì. Quando sarà sul loro sito aggiungerò il link.

Aggiornamento 13/05: Il racconto è stato pubblicato su CarmillaOnline

Programmazione

Se la storia di questi mesi ci insegna qualcosa di sicuro ci parla dell’inutilità della programmazione. Qualunque cosa si pensi, qualunque cosa si organizzi, si pianifichi, basta un qualunque pretesto dato ad un potere ed ai suoi arroganti esecutori perché tutto venga spazzato via, perché giorni, mesi, anni di lavoro vengano distrutti nella realizzazione del fondale davanti al quale il premier o chi per lui si esibisce. D’altronde cosa aspettarsi da un governo che è espressione di una classe manageriale che ha quando parla di “a lungo termine” intende entro l’anno? Abbiamo accettato che tutto quanto non può essere fatto in tempo reale è come se non potesse essere fatto mai, come potevamo aspettarci un epilogo diverso?

Fase 1.1

Ieri sera c’è stato l’indecente annuncio del presidente Conte che proroga i domiciliari in assenza di colpa per tutti noi almeno fino al 18 maggio. Su come potrebbe proseguire questa orribile storia ho scritto un racconto che dovrebbe uscire il 9 maggio su CarmillaOnline, e dico potrebbe non perché spero che il governo reale si dmostri meno criminale di quello ipotizzato nel racconto, ma perché spero che nelle strade che ci vengono un’altra volta vietate si trovi il modo di obbligarlo a dare ascolto ai nostri bisogni.
Sono cosciente che obbligare un governo ad ascoltare la piazza era già diventato molto difficile prima del coronavirus, le misura di emergenza hanno indubbiamente peggiorato di molto le cose, al punto che oggi non saprei suggerire un come, ma riuscirci è assolutamente necessario ed anche urgente. Per intanto partiamo dalle richieste, penso che possano andare benissimo quelle espresse qui

La discussione è aperta?

Stamattina mi sono imbattuto in un articolo, non so di che giornale, riportato in un tweet dell’economista Marta Fana. Commenti su cosa sia la classe padronale italiana, di cui questo vergognoso essere è un perfetto rappresentante, se ne trovano fortunatamente molti su twitter, io mi limito ad augurargli il fallimento e una vita da schiavo come quelli che desidera avere, e invece mi concentro su come la notizia sia riportata. Continue reading

Inutilità

In questi giorni sia io che mia moglie stiamo telelavorando, quindi inevitabilmente finiamo per ascoltarci a vicenda, soprattutto io ascolto lei visto che il suo lavoro è molto telefonico, e questo ascolto mi ha fatto rendere conto di quanto scollegato dalla realtà sia il mio lavoro da informatico.
Praticamente in ognuna delle sue telefonate in qualche modo si ha a che fare con l’attuale situazione, vuoi per il caso di qualcuno che è positivo al covid, o che ha avuto contatti con qualcuno che è positivo, vuoi per le diverse prassi da seguire a seguito dell’epidemia e/o del lockdown. Nel mio lavoro, a parte il fatto che io e i miei colleghi non ci troviamo più nello stesso luogo fisico, nulla è cambiato: non ciò che dobbiamo realizzare, non i modi, non i tempi.
Se mai avessi avuto bisogno di una conferma dell’inutilità di quel che faccio potrei dire di averla trovata.

La poesia

La poesia è un genere che mal si presta alla proposta, ed è quindi generalmente usato per parlare di qualcosa che ci causa sofferenza, specialmente quando non si abbia un’idea concreta di come farlo smettere.
Probabilmente è per questo che dopo aver scritto due poesie in otto anni sono tornato a scriverne due in due settimane. La prima l’ho pubblicata appunto quattordici giorni fa, questa è la seconda. Buona lettura.

Senso di colpa

In questo periodo di reclusione tra tante cose faticose la più difficile è sicuramente la gestione del rapporto con mio figlio. In pochi giorni si è visto togliere la scuola (senza nemmeno poter salutare i compagni, qui in Piemonte la chiusura è iniziata dalle vacanze di carnevale), lo judo, la possibilità di uscire, e poi anche quella di andare in cortile, se non una volta ogni 2-3 giorni per una mezzora o poco più, rigidamente senza incontrare altri bambini, quando la sua abitudine era di passarci praticamente tutto il tempo libero a giocare con 5-6 quasi coetanei, con questa situazione, in aggiunta al fatto che pare che i rischi per i bimbi della sua età siano veramente minimi è inevitabile che provi una grossa frustrazione.
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