Imparzialità – Piccolo controesempio

L’altro giorno, dopo la notizia della sentenza d’appello per il cosiddetto ‘assalto al cantiere’ della Maddalena di Chiomonte dell’8 dicembre 2011, ho inviato una serie di tweet per rinfrescare la memoria su quanto l’articolo non menzionava e spiegare così perchè ritengo quella sentenza comunque ingiusta, seppure più mite di quella di primo grado. Per farlo mi sono concentrato in particolare sui casi di due feriti tra i notav, proprio oggi mi è capitato di conoscere uno di loro, Yuri.
Yuri aveva 16 anni nel 1011, ed è stato colpito al capo da un lacrimogeno, sicuramente sparato in modo non regolamentare, visti i danni che ha causato. Parlando con lui gli ho chiesto come stia ora, mi ha detto che da quel giorno si porta dietro un orecchio da cui non sente praticamente nulla, tranne un fischio continuo che da quattro anni accompagna ogni secondo della sua vita, e un procedimento penale aperto a suo carico
Si, perchè se per delle lesioni permanenti causate ad un ragazzo di 16 anni da un pubblico ufficiale ad oggi gli indagati sono 0 (e la procura ha chiesto l’archiviazione, sentendosi rispondere dal GIP che prima di archiviare avrebbero dovuto fare delle indagini serie) per un notav che denuncia di aver subito una violenza dalle forze dell’ordine trovarsi un procedimento a carico è ormai un fatto automatico.
Imparzialità. Fine del piccolo controesempio

Il taser e la differenza

Da ieri su twitter si parla molto del fatto che la camera dei deputati ha approvato l’ uso ‘sperimentale’ del taser. Amnesty international in un comunicato evidenzia come sia mistificatorio descriverlo come ‘non letale’ in quanto ha già causato più di 800 morti in USA e Canada,
Luigi Manconi ironizza sulla scelta, i sindacati di polizia si dicono favorevoli, i siti che stanno dalla parte di chi quell’arma se la troverà di fronte contrari.
Nel frattempo oggi sono state pubblicate le motivazioni della sentenza sulla morte di Michele Ferulli, deceduto per infarto mentre veniva manganellato da 4 poliziotti. Questa concomitanza sembrerebbe dire che in fondo i mezzi non fanno la differenza, e che quindi questa approvazione non è poi così grave. Io non sono daccordo con questa visione, penso invece che le due notizie siano due sintomi della stessa tendenza, estremamente grave.
Quello che dice implicitamente l’approvazione del taser è che ‘los de ariba’ non solo non hanno alcuna intenzione di cambiare rotta riguardo all’impunità di fatto assicurata alle forze dell’ordine, ma sono intenzionati a dotarli di sempre più mezzi per poter vessare a loro piacimento. D’altronde, dopo che la sentenza Ferulli ha dichiarato che l’omicidio di un uomo disarmato può essere legale e “rispettare il principio di proporzione”, attendersi qualcosa dalle leggi o da chi le scrive sarebbe davvero troppo ingenuo.

Violenza ordinata

Recentemente la polizia italiana si è segnalate per due volte in quattro giorni per episodi di violenza gratuita (sabato e martedì), evidenziando una violenza sistematica delle forze dell’ordine che Marco Bascetta sul manifesto definisce “ordinaria” ma che a me pare pare più pertinente definire ordinata, in quanto la sua ripetitività evidenzia un ordine che pare difficile attribuire al caso, o a fantomatiche “mele marce”. Come si faceva notare in un tweet del @LabCrash, più che alle mele bisognerebbe guardare all’albero.
Negli stessi giorni Gianni Tonelli, presidente nazionale del sindacato di polizia Sap si scaglia contro un appello sottoscritto da vari intellettuali per una manifestazione convocata per stigmatizzare lo sproporzionato accanimento della procura di Torino nei confronti di 4 notav (in carcere in regime di isolamento da mesi con l’accusa, tutta da dimostrare, di aver bruciato un compressore, negli stessi giorni in cui Marcello dell’Utri, condannato per mafia, veniva lasciato fuggire in Libano). Questi intellettuali (con particolare Erri De Luca, primo firmatario) vengono accusatida Tonelli di agire (volontariamente o meno) in modo da preparare un ritorno del terrorismo in Italia.
Lo so, non è una novità, in psicologia è un fenomeno noto, quello di attribuire ad altri le proprie intenzioni, ma pensare che quella riportata qui sopra sia una non-notizia sarebbe grave.

A chi la spara più grossa

Il primo tassello è stata la scomposta reazione di Caselli a questo pezzo di Erri De Luca.
Poi ha proseguito Paolo Griseri su Repubblica, riportando di presunte consulenze sospette a esponenti notav per l’autostrada del Frejus, venendo poi smentito da uno degli ‘accusati’, Claudio Cancelli. (a cui Repubblica non ha comunque pubblicato la lettera in cui si difendeva, la completezza dell’informazione prima di tutto)
Ieri hanno insistito molti giornali, tra cui Repubblica, ed il senatore Stefano Esposito, millantando un imminente inizio dei lavori in Francia. Peccato che, come ha ben riassunto @mazzetta qui, avessero scambiato 15 anni per 15 giorni.
Oggi rilancia la procura di Torino, iscrivendo nel registro degli indagati per un episodio del 1 agosto Marco Bruno, in quanto identificato da un testimone. Peccato che un biglietto dimostri che la sera del 31/7 era salpato da Genova in direzione palermo (ma sui giornali, ad esempio Repubblica, le correzioni latitano…)
Difficile dire chi la spara più grossa, ma ripetere ancora che non c’è nessuna aggressione nei confronti dei notav offende la logica.

Da New Dehli a Ferrara (passando per Roma)

C’è un legame forte tra le due vicende che, negli ultimi giorni, hanno visto protagonisti da una parte il governo (ed in particolare l’ex ministro Giulio Terzi di Sant’Agata) e dall’altra il sindacato di polizia Cosip.
Breve e sommario riepilogo delle due vicende:
I “marò” (raccontato molto meglio qui)
Due militari italiani in servizio di polizia su una nave privata in navigazione in prossimità delle coste indiane vengono accusati dell’assassinio di due pescatori che sono stati probabilmente scambiati per pirati. Neppure la difesa dei due contesta il fatto che i colpi che hanno ucciso i pescatori siano usciti dalle loro armi, l’unico argomento del contendere è a chi competa di istruire il processo. L’India ritiene di avere competenza e trattiene i due, cui concede però un’ampia licenza (1 mese) per consentire loro di votare. Ad una settimana circa dalla data del previsto rientro l’allora ministro Giulio Terzi di Sant’Agata dichiara che i due non faranno ritorno in India, il governo indiano reagisce bloccando i movimenti dell’ambasciatore italiano, che era il garante dei due. Dopo qualche giorno di braccio di ferro il governo italiano cede e decide per il ritorno in India dei militari, il ministro Terzi, in conseguenza di questa scelta, dà le dimissioni.
Il Cosip (raccontato molto meglio qui)
Il Cosip è un sindacato di Polizia, che ieri aveva indetto un’assemblea nazionale a Ferrara, con un dibattito dal titolo “Poliziotti in carcere, criminali fuori, la legge è uguale per tutti?” preceduto da un “sit-in della solidarietà per Luca, Paolo, Monica, ed Enzo”, che si è tenuto in piazza Savonarola. Forse è utile precisare che “Luca, Paolo, Monica, ed Enzo” sono i quattro poliziotti condannati in definitivo (peraltro con pene lievissime) per le loro responsabilità nella morte di Federico Aldrovandi, e piazza Savonarola è il luogo di lavoro della madre di Federico.
Come dicevo c’è un legame forte tra le due vicende, e molto preoccupante. C’è la convinzione, da parte di chi opera in operazioni di polizia, di essere al di sopra della legge, da cui segue la pretesa che questo ‘essere al di sopra’ venga riconosciuto ed istituzionalizzato, da cui segue a sua volta la persecuzione di chi questo ‘essere al di sopra’ non vuole ammetterlo.
In Italia le forze di polizia godono di ampi poteri per legge, e di poteri ancora più ampi di fatto. E’ una situazione grave, ma permettere che questo stato di fatto venga assunto come regola sarebbe ancora più grave, probabilmente irrimediabile.

Piccoli passi avanti 2

Seconda puntata (la prima, per chi è interessato, qui) per illustrare il lento ma graduale progresso della giustizia italiana. Un trend che, se mantenuto, potrebbe portarci a eliminare del tutto gli abusi di polizia in circa un paio di millenni.
Quindici anni fa poteva succedere di venire arrestati per reati commessi quando ci si trovava in un altra nazione (chi non sapesse di che parlo può, con un po’ di pazienza, leggere tutta la storia qui, a proposito,l’autore del libro è sotto processo per aver trattenuto per un braccio un carabiniere), e addirittura in un altro continente. Oggi non più così, prova ne sia il caso di un notav che, nonostante la accuse lanciategli su “la Stampa” da Massimo Numa (che per questo fatto è stato rinviato a giudizio per diffamazione aggravata), la procura di Torino non è ricaduta nei vecchi errori e l’uomo è sempre rimasto in libertà.
Insomma, un passo avanti, oggi per venire arrestati è necessario trovarsi nella stessa nazione in cui è stato commesso il presunto crimine. Certo, mentre questo viene commesso nel luogo A si può essere al lavoro nel luogo B, e l’arresto “in flagranza di reato” può avvenire in un terzo luogo C, a più di 2 km da A, un paio d’ore dopo i fatti. Però questi in fondo sono solo dettagli, no?
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Aggiornamento ricevuto via mail dopo la fine dell’udienza di convalida. Gli orari dell’attacco sono spostati mezz’ora più avanti ma la sostanza non cambia

Ho sentito poco fa l’avvocato Milano difensore di Cristian.
E’ terminata l’udienza di convalida (a porte chiuse) del G.i.p. Il responso sul mantenimento della misura cautelare arriverà entro domattina alle 12.
Gli elementi in gioco sono i seguenti:
-viene contestata ai due la partecipazione all’attacco notturno al cantiere, e quindi reati di danneggiamento e altro con le varie aggravanti -l’azione è cominciata alle 21,30 ed è terminata attorno alle 22,40 circa; è dimostrato che uno dei due ha bollato presso il posto di lavoro alle 22 a Ferriera di Buttigliera alta
-sono stati fermati alle 23 dalla Digos nelle borgate di Giaglione, senza neanche sapere che cosa è successo in Clarea (l’hanno scoperto dopo, in carcere)
-i due attivisti sostengono di non aver partecipato all’iniziativa in questione e ci sono buoni elementi che lo dimostrano -il P.M. e la Digos sostengono che è possibile la loro implicazioni con i fatti o parte di essi.
Può anche darsi che vengano scarcerati in giornata se vengono accolte le istanze dei difensori.
Staremo a vedere.
Luca
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Ulteriore aggiunta, un audio di radio Blackout, con un’intervista a Luca Abbà che, partendo dalla fiaccolata di ieri (10 febbraio) parla anche della questione degli arresti
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Conclusione (spero)
Nella serata di ieri Emanuele e Christian sono stati rilasciati . Qualcuno dirà che è la prova che la giustizia italiana funziona, a me 2 giorni di carcere per non aver fatto niente, per non essere nemmeno stati dove si svolgeva il presunto crimine, sembrano comunque troppi.

Omologazione

Pubblico una lettera ricevuta da una mailing list, mascherando solo il nome del ragazzo.
La mia prima reazione, leggendola, è stata il disgusto per quanto sia sceso in basso uno stato che per combattere il dissenso ricorra a ritorsioni e/o minacce verso minorenni. Subito dopo però è arrivato un pensiero più razionale. Forse questa azione non va collegata a nient’altro, ma semplicemente presa come un atto a se stante, e giudicata in quanto tale.
Se così fosse vorrebbe dire che, come ipotizza l’autrice della lettera, lo stato considera il dissenso, se pubblicamente espresso, una forma di disagio giovanile, una specie di malattia da curare ed estirpare prima che sia troppo tardi.
A conti fatti, spero ardentemente che sia solo un meschino ricatto.

Ciao a tutti,

segnalo che stanno arrivando a casa convocazioni presso gli uffici di assistenza sociale, richiesti dalla Procura di Torino – Tribunale dei minorenni – per i ragazzi, minorenni appunto, che prendono parte a presidi, sit-in, volantinaggi, manifestazioni, attività No Tav, senza che ci sia una configurazione di un reato.

Si tratta di ragazzini identificati dalle forze dell’ordine, mentre, pacificamente, manifestavano in Valle di Susa.
Mio figlio *****, ancora 14enne, è stato segnalato, insieme ad altri minorenni, in quanto volantinava a Susa, a fine settembre.

Non essendoci presenza di reato, perché la Procura “segnala” i ragazzini ai servizi sociali?
Per vedere se il loro sano attivismo è sintomo di patologie o disagi familiari? Se hanno genitori violenti, oppressivi che li costringono a manifestare per diritti civili e politici?

Manifestare diviene sintomo di disagio, per i rappresentanti della legge?

Se questo non è regime, non so cos’altro dire.

Tre al prezzo di uno

Tobia Imperato sabato 3 marzo ha iniziato uno sciopero della fame per protestare contro il divieto di colloquio che gli è stato imposto. Detta così la sua lamentela potrebbe sembrare immotivata, però guardiamo esattamente cosa può o non può fare.
E’ a casa sua, ma non può uscirne, così come non può ricevere visite (a parte il suo avvocato) nè comunicare in nessun modo con nessuno se non con la compagna e figlio (e sempre l’avvocato). Questo vuol dire che nemmeno la moglie o il figlio possono invitare un parente, un amico o un vicino in casa, e che ogni comunicazione in uscita dalla casa è potenzialmente sotto controllo della polizia, anche quelle della moglie e del figlio. Tre reclusi al prezzo di uno. Se poi Imperato si sentisse male, per andare in ospedale o chiamare un dottore avrebbe bisogno di un’autorizzazione preventiva da parte della polizia. Verrebbe da dire che forse era più libero in carcere, dove almeno aveva l’ora d’aria e poteva scrivere lettere.

A questo punto chissà quale immaginerete che sia il crimine che ha commesso (anzi, di cui è accusato, perchè ad oggi nulla è stato ancora dimostrato). Ebbene, il suo reato è stato di “aver trattenuto per un braccio un agente, impedendogli l’azione”. Non c’è che dire, un comportamento veramente devastante. Chissà poi da cosa tratteneva l’agente, forse da azioni come questa?
La sproporzione tra l’accusa riportata sui documenti ufficiali e le misure prese è tale da rendere facile pensare che quella stessa accusa non sia che una scusa, e che il motivo dell’accanimento su Tobia imperato sia un altro. E allora viene in mente “Le scarpe dei suicidi”, il libro che Imperato ha scritto sulla vicenda dei tre anarchici notav incarcerati negli anni ’90 dal guidice Laudi con l’accusa di numerosi atti di terrorismo, due dei quali morirono suicidi durante la detenzione. Un libro che illustra molto chiaramente come i pochi indizi presentati dal giudice fossero molto deboli e come vennero tralasciati fatti importantissimi e facilmente verificabili (al tempo di 4 dei delitti di cui era accusata Maria Soledad Rosas viveva ancora in Argentina), tanto da portare, una volta arrivati a processo, all’assoluzione dell’unico superstite. Un libro che documenta con precisione di quale ingiusto e cieco accanimento sappia essere capace la magistratura italiana, un libro che Imperato andava presentando in diverse occasioni. Un libro che non deve avere molti estimatori nella questura di Torino.

Nota a margine, questo arresto è uno dei quali parla il giudice Caselli quando dice che gli arresti hanno riguardato persone colpevoli di gravi violenze. D’altronde lo stesso giudice a settembre era andato in aula per sostenere un’accusa di lesioni ai danni di una manifestante, in cui si diceva che la stessa era colpevole perchè il poliziotto, inseguendola, si era procurato una distorsione. Se l’accusa fosse stata confermata avrei trovato un modo di liberarmi da tutti quelli che mi stanno antipatici, basterebbe rincorrerli e nel farlo cadere per mandarli in prigione. Quando leggiamo scritte che parla male del giudice Caselli, teniamo conto anche di questi fatti. Aggiornamento: Aggiungo questo link a una spiegazione più dettagliata delle accuse

Non siamo mica gli americani

  Non siamo mica gli americani
che loro possono sparare agli indiani
(V. Rossi)

La vicenda dei lagunari arrestati in India, e che ora rischiano una condanna a morte con l’accusa di aver sparato ad una barca di pescatori indiani uccidendone due, fa venire in mente tante circostanze in cui in una posizione simile a quella dei due militari italiani si sono trovati loro colleghi statunitensi, cito Mario Lozano, i piloti che abbatterono la funivia del Cermis, quelli di decine di missioni che in Iraq e Afghanistan hanno bombardato dei civili solo per fare alcuni esempi. Forse è sulla base di questi casi che molti si aspettano che i due vengano rilasciati, però, lasciando perdere paragoni fuorvianti, è difficile capire su quali ragioni logiche si possa basare questa richiesta/pretesa.

Non si vede nessuna ragione logica, certo, ma purtroppo si vede una preoccupante affinità con l’eccessiva considerazione attribuita alla magistratura (quella italiana, ovvio), a cui sembra quasi che si chieda, eccedendo notevolmente i propri compiti, di liberarci da ogni male (negli ultimi anni particolarmente dagli abusi della politica, ma non solo). A questo punto, per chi si trova davanti a una così immane richiesta, restano solo due strade possibili: ammettere di non essere all’altezza del compito (l’unica secondo me veramente ragionevole), oppure richiedere carta bianca per tentare l’impresa.
I magistrati, almeno quelli italiani, in genere sembrano optare per la seconda, imboccando una strada che porta ad eccessi più o meno grandi, di cui un esempio recente, certo molto meno grave di tanti altri, ma emblematico, è l’intervista rilasciata ieri dal procuratore Caselli, in cui in buona sostanza il magistrato tratta ogni critica all’operato suo e/o dei suoi colleghi come un reato di lesa maestà.
Più della gratuità delle affermazioni contenute nell’intervista colpisce l’atteggiamento di superiorità con cui argomenta Caselli, una superiorità che, evidentemente, suppone gli derivi dall’essere un’esponenete di spicco di un’organizzazione (la magistratura, e, più in generale, tutto il corpo inquirente dello stato) capace di tanti errori e incapace di ritrovare, almeno di fronte ad essi, il senso della propria reale statura. (Tra gli ‘errori’, parlando di notav vengono ovviamente in mente Sole, Baleno e Silvano, contro cui il giudice Laudi proclamava di avere “evidenze granitiche” che al processo evaporarono in una nube di fumo, ma gli esempi sono tantissimi, da Pinelli a casi molto più recenti).
Insomma, signori, riguardatevi un attimo alcuni dei casi e citati in questo post, e poi date ascolto al vecchio Vasco. Noi (anche voi) non siamo mica gli americani.