Alta felicità

Nello scorso weekend a Venaus si è svolta la terza edizine del festival Alta felicità, Radiosonar ha raccolto gli audio dei dibattiti, delle presentazione dei libri e degli interventi teatrali (quasi tutti, purtroppo qualcosa manca), potete trovarli qui.
Ve lo riporto un po’ perchè sono interessanti e un po’ perchè al giorno 4 ci sono anch’io che modero la presentazione de “La santa crociata del porco”.
Buon ascolto.

“Un conto è la campagna elettorale, un conto è governare”

Sergio Chiamparino si è da tempo ritagliato un suo ruolo (in senso teatrale) a cui resta fedele anche nei momenti di difficoltà. Quello che invece tende a perdere nei momenti di difficoltà (come pare essere per lui quello attuale) è la misura di quanto dice rispetto a quanto fa passare sotto silenzio, in particolare in questo articolo si lascia scappare una frase notevole.
Un conto è la campagna elettorale, un conto è governare” dice il governatore del Piemonte, come dire che per lui è scontato che nessun politico si aspetti davvero di fare quel che promette agli elettori. Verrebbe da chiedergli allora in base a cosa un elettore dovrebbe decidere, visto che tutto ciò che viene detto in campagna elettorale non ha valore. O quantomeno perchè qualcuno dovrebbe decidere di votare lui, visto che dichiara di non dare valore a quanto promette. Continue reading

Sugli incendi in Valsusa

Prima il silenzio assoluto, poi il rumore più coatico, entrambi con lo scopo di non far capire: questo è stato l’atteggiamento dei media mainstream rigurado agli incendi in Valsusa. In questo post raccolgo qualche articolo apparso su altre fonti e che mi sembra dica cose un po più sensate

– Prima di tutto, per chi fosse stato lontano durante questa settimana, su TGVallesusa un breve riassunto dei fatti
Qui Claudio Giorno analizza le cause della siccità, che non è solo dovuta alle scarsissime precipitazioni di quest’autunno.
– Su Giap, il blog dei Wu Ming, un post e una lunga serie di commenti, centrati proprio su come i media hanno affrontato la questione.
– Sul sito di Radio Blackout un’intervista a Luca Giunti, guardiaparco in Valsusa, realizzata al terzo giorno di incendi
– Su Diario del web un pezzo di Maurizio Pagliassotti sulle vere cause di questo disastro.
– Su Alpinismo Molotov (blog con cui collaboro) la disamina di un articolo de “La Stampa” è usata per spiegare come vengono fatti passare messaggi distorti senza mentire esplicitamente.
– Per finire su questo stesso blog ho parlato di come alcuni poitici abbiano cercato di strumentalizzare la questione a favore del TAV, e di cosa questo ci dica della loro idea di governo.

Cosa ci dice Foietta

Paolo Foietta è commissario governativo per a Torino-Lyon: un burocrate che, a dispetto dei suoi trentennali sforzi, fatica a scrollarsi di dosso l’etichetta di oscuro. L’ultimo tentativo di mettersi in luce è di ieri quando, con un cattivo gusto sorprendente persino per lui, ha inviato una lettera ai presidenti dei consorzi di comuni che hanno sostitituito le due vecchie comunità montane della Valsusa, dicendo loro in pratica che per avere i soldi per riparare quanto daneggiato dagli incendi che stanno devastando i loro territori non devono far altro che accettare il progetto TAV (il testo completo della lettera lo trovate qui).
Lo squallore dell’offerta, per di più fatta quando ancora il problema è spegnerli quegli incendi, penso sia evidente a tutti, e sorprendente solo per chi non ha mai sentito parlare il commissario. Però io credo valga la pena di soffermarsi sulle sue parole, perchè ci chiariscono un concetto che non è solo suo ma di tutta la classe politica attuale (all’interno della quale nessuno, neppure la supposta notav Chiara Appendino, ha commentato l’iniziativa di Foietta, che pure agisce in nome del governo).
Foietta scrive di voler “proporre che una parte (evidenziazione mia) delle risorse destinate all’Asse Ferroviario Torino-Lione possa esere utilizzata per le necessarie azioni di ripristino forestale e per gli interventi di prevenzione atti a ridurre il rischio del ripetersi di tali eventi“. Continue reading

Io e il ‘viaggio’

Oggi ho finito di leggere Un viaggio che non promettiamo breve. Essendo stato un pre-lettore del libro ne avevo già parlato qui e, anche se in modo più particolare, anche qui.
Fa un effetto strano leggere un libro di cui sei coprotagonista, non solo quando è proprio la tua voce a parlare dalle pagine, ma anche quando semplicemente viene raccontato un episodio in cui tu c’eri, e ancora di più lo fa quando la narrazione ha un tono epico che oltretutto ti sembra pienamente giustificato, e questo effetto toglie la già poca obiettività di cui normalmente dispongo.
Detto questo parliamo del libro. Come più volte dichiarato dall’autore la costruzione prevede di narrare fatti reali con stile letterario, e il campo di applicazione di questo esperimento è la storia del movimento notav, 25 anni di lotte contro il progetto della nuova linea ad alta velocità (ripeto, contro il progetto, che della linea ad oggi non esiste ancora un metro) ma anche i molti di più che hanno costruito in valsusa le condizioni perchè questa lotta riuscisse a reggere così tanto tempo. Il libro è diviso in 5 parti che saltano un po’ avanti e indietro nel tempo, dall’eresia dei Catari ad oggi, e a tratti anche a destra e a sinistra nello spazio, dall’Andalusia a Trieste, ma sempre ruotando attorno agli ultimi 25 anni in Valsusa.
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Etica e giurisprudenza

Sulle pagine di questo blog ho argomentato spesso contro la tendenza, sempre più in voga, a far coincidere etica e legalità, torno oggi sull’argomento per riportare un’argomentazione a sostegno della mia tesi fornitami da una fonte da cui non mi sarei mai aspettato un aiuto in tal senso: un giudice.
Sabato scorso ero nell’aula 59 de tribunale di Torino per assistere al processo per direttissima a Nicoletta Dosio, storica attivista notav, per il reato di evasione dagli arresti domiciliari cui è sottoposta (non mi dilungo sul caso, chi vuole approfondire può trovare materiale qui). Per la verità sono arrivato nell’aula a processo già abbondantemente iniziato ed ho potuto sentire solo le deliberazioni del giudice, ma è proprio da queste che viene la mia argomentazione.
Nel riepilogare il processo il giudice dava atto del fatto che “l’imputata ha dato lettura di un documento in cui spiegava le ragioni del suo comportamento”(1), ma dichiarava di non aver tenuto conto nel giudizio di quanto detto da Nicoletta perchè “sono considerazioni che attengono all’etica, e non sono rilevanti per la giurisprudenza”(1).
Ecco, così netto non l’avevo mai detto nemmeno io. L’etica non è rilevante per la giurisprudenza (e quindi per la legalità). Fanno parte di due campi diversi, non hanno alcun contatto fra di loro, e stavolta a dirvelo non è un anarchico o qualcuno che si oppone allo status quo, ma di un giudice di tribunale, uno il cui mestiere è mantenere lo status quo.
E ora, voi che sostenete che la legalità sia tutto, come potete non credere a chi in fatto di legalità ha l’ultima parola?

(1) tutte le citazioni delle frasi del giudice sono a memoria, non ho avuto la prontezza di prendere appunti o registrare

Un viaggio che non promettiamo breve

Oggi (11° anniversario della battaglia del seghino) esce in libreria “Un viaggio che non promettiamo breve – 25 anni di lotte notav”, nel consigliarlo mi permetto di dare un piccolissimo suggerimento per la sua lettura.
Prima di iniziarlo guardate bene la copertina, perchè il lavoro che ZeroCalcare ha fatto riempiendo la X rossa della bandiera notav con le facce di chi quello sbarramento si è messo a formarlo, spesso proprio con il suo corpo, è lo stesso che Wu Ming 1 ha fatto con il testo che troverete aprendo il volume, raccontando l’opposizione con le voci di chi l’ha fatta, e di chi in tempi precedenti ha costruito le condizioni per cui questa lotta ha potuto resistere venticinque anni senza che una controparte decisamente meglio armata potesse acquisire un vantaggio decisivo.
Per raggiungere questo risultato ha potuto contare su una grossa collaborazione da parte del movimento notav in varie forme. Alcuni lo hanno guidato nelle visite (a volte difficoltose) ai luoghi della lotta, sia a quelli divenuti simboli sia a quelli attualmente terreno di scontro. Alcuni gli hanno rilasciato lunghe interviste che gli hanno permesso, oltre che di raccogliere una larga quantità di aneddoti su questi venticinque anni ed oltre, anche di entrare nell’atmosfera del movimento. Altri (tra cui io) hanno collaborato alla revisione del testo, facendo da ‘cavie’, su cui testare l’effetto di una scrittura che, pur riportando fatti oggettivi (scrupolosamente verificati, la controparte ha già dimostrato con il caso De Luca di avere la querela esageratamente facile) ha lo stile di un romanzo epico (in più occasioni l’autore ha detto di essersi ispirato al ciclo andino di Manuel Scorza).
In conclusione rubo ad Alberto Prunetti le parole per invitarvi a leggere il libro perchè, come dice in una sua recensione.
“serve, servirà per il futuro, il tuo libro. Forse non serve in Val di Susa, dove sanno fare le cose benissimo anche senza di noi. Serve al di fuori della valle”.

Update 9 novembre. Su Alpinismo Molotov abbiamo pubblicato un post con i commenti del gruppo al libro e stralci della grande mole di mail che ci eravamo scambiati con Wu Ming 1 in quanto ‘lettori di prova’ del testo. Lo trovate qui

Pubblico e privato

La settimana scorsa è circolata la notizia che la TELT (la società General Contractor del tunnel dell’alta velocità Torino-Lyon) vuole realizzare una mostra d’arte nel cunicolo geognostico di Chiomonte (non nel tunnel della TAV, come erroneamente titolava Repubblica, dato che questo ancora è lontano dall’essere iniziato), mostra che sarà curata da Luca Beatrice.
Questa mostra da l’impressione di voler essere una risposta alle tre opere che Blu ha realizzato in Valsusa a sostegno del movimento Notav (1, 2 e 3), se questa fosse l’intenzione bisognerebbe catalogare questa scelta come l’ennesimo passo falso del sempre molto sopravvalutato Mario Virano.
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Altrove 2

In attesa di riuscire a trovare il tempo per scrivere qualcosa qui sopra continuo a linkare miei interventi su altri siti. Oggi segnalo una discussione sul TAV in calce a questo post su giap (che peraltro già di suo varrebbe la pena di essere letto), in cui ci sono parecchi commenti miei. Aldilà della paternità degli interventi la discussione mi sembra un’utile descrizione non tanto delle ragioni dei notav, quanto dell’inesistenza e/o pretestuosità di quelle dei sitav.
Buona lettura

Anniversario

Oggi sono dieci anni dall’inizio della libera repubblica di Venaus.
Di quelle giornate si ricorda più spesso l’epilogo, o addirittura la reazione all’epilogo, ma credo che bisognerebbe dare più peso a quello che la libera Repubblica è stata, anche se solo per pochi giorni, perchè quello che si era messo in piedi a Venaus, e che tanti per curiosità venivano a vedere di persona, abbattendo il muro di falsità costruito dai media attorno al movimento, preoccupava davvero il potere, al punto da farlo optare per uno sgombero di forza, anche correndo il rischio di causare problemi alle olimpiadi che si sarebbero tenute in zona due mesi dopo.
Alla fine per lo stato la scelta pagò, grazie anche al pompiere Ferrentino, che già al Seghino aveva lavorato sottobanco per le forze dell’ordine, aiutandole ad ingannarci, e che dopo la fine della libera repubblica si spese senza risparmio in favore della “tregua olimpica”, ma gli errori che, per eccesso di prudenza, commettemmo nei mesi successivi nulla tolgono all’importanza di quei giorni. Non a caso sei anni dopo alla Maddalena si è scelto di riutilizzare il nome, e forse altrettanto non a caso dieci anni dopo la regione piemonte sceglie proprio il 30 novembre per chiudere il punto nascite dell’ospedale di Susa, formalmente all’interno di un programma di riduzione della sanità pubblica di per sè orrendo, ma che in questo caso riecheggia sinistramente i versi di De Andrè
perchè de nostru da a cianûa a u meü
nu peua ciû cresce ni ærbu ni spica ni figgeü
*
Insomma, per celebrare il decennale della libera repubblica di Venaus preferisco pensare più al suo inizio che alla sua fine, con me sono daccordo quelli di Maz Project che hanno deciso di pubblicare un piccolo UNO, a metà tra cronaca e invenzione che avevo scritto allora. Trovate qui la prima parte, qui la seconda

*perché di nostro dalla pianura al molo
non possa più crescere albero né spiga né figlio