I luoghi de “Il treno che va in Francia”

Gianlu, uno dei lettori di prova de “Il treno che va in Francia”, aveva minacciato di togliermi il saluto per l’assenza nel libro di fotografie e mappe. Per la prima cosa posso fare poco (ma di foto in rete se ne trovano facilmente, ad esempio qui e qui ), per la seconda qualcosa in più, anche perchè Gianlu ha ragione, è più facile seguire il racconto con una mappa sottomano, e quelle online hanno il vantaggio di portarti direttamente al punto.
Qui sotto trovate una serie di link ognuno dei quali vi porterà ad una mappa di openstreet centrata sul punto, i luoghi sono riportati nell’ordine in cui li si incontra nel libro, divisi per capitolo.
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Il treno alla radio

Venerdì primo marzo la trasmissione Metix Flow di Radio Blackout ha dedicato una puntata al mio romanzo Il Treno che va in Francia, qui vi riporto gli audio dell’intervista, in cinque parti che nella trasmissione erano separati da stacchi musicali. All’interno dell’intervista leggo anche due brani del libro. Il primo minuto circa è a volume molto basso per un problema di microfoni, poi torna normale.
Buon ascolto
Prima parte
Seconda parte
Terza parte
Quarta parte
Quinta parte

Qui trovate le date delle prossime presentazioni. Altri tre post sul libro qui qui e qui

Walter Fontan

Settantacinque anni fa moriva Walter Fontan. Era stato uno dei comandanti delle prime bande partigiane in Valsusa, in seguito il suo nome venne dato alla 42° brigata Garibaldi, e sono intitolate a lui oggi la sezione ANPI di Bussoleno/Foresto/Chianocco, la via principale del centro storico di Bussoleno e una scuola a Murmansk, nel nord della Russia. Nonostante questo la documentazione su di lui è estremamente scarsa, anche nell’archivio dell’Istoreto si trova solo una scarna scheda biografica.
Basandomi sugli scarsi elementi storici e su alcuni episodi riferitimi da Ugo Berga nel mio Il treno che va in Francia ho comunque voluto renderlo voce narrante di un capitolo, in questo anniversario ne riporto qui un estratto.

[]al contrari mi al dì d’l’armistizio a i’eru ancora an Croazia* . Quel giorno gettai la divisa ma non la bandiera del reggimento, che nascosi sotto gli abiti prima di avviarmi a piedi verso la mia Valsusa. So che fu un gesto sciocco, inutilmente pericoloso, anche perché a un certo punto del viaggio per ridurre i rischi la bandiera la abbandonai, ma per me portarla indietro attestava che non stavo tradendo né scappando, ma solo tornando a casa.
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Il treno che va in Francia (chi)

(Secondo post che ha come argomento il mio nuovo romanzo, il primo lo trovate qui)
Tutti i protagonisti del libro sono realmente esistiti, solo di uno di loro non si conosce l’identità, ma si è comunque certi che sia esistita una persona che abbia compiuto gli atti che gli sono attribuiti.
Di questi personaggi alcuni sono sufficientemente noti da avere una propria pagina su wikipedia (Sergio Bellone, Vittorio Blandino, don Francesco Foglia e PaoloGobetti), di Ugo Berga si è parlato quest’autunno quando è venuto a mancare, allora io decisi di ricordarlo pubblicando stralci delle interviste che mi aveva concesso quando stavo preparando il romanzo, qui voglio invece ricordare Carlo Carli, che settantacinque anni fa proprio il 21 gennaio veniva ucciso in pieno centro di Avigliana da una pattuglia fascista, e mi piace l’idea di farlo riportando il testo di una lettera che scrisse al padre da Siena, dove era in servizio militare, all’indomani del 25 luglio.
Riporto il testo così comìè, refusi compresi. E’ probabile che a qualcuno alcuni passaggi, a partire dall’incipit, suoneranno stonati, alla prima lettura anche io sono rimasto spiazzato da alcune affermazioni, ma questa lettera serve anche a questo, a ricordare che i partigiani sono state persone, e che come tali ben difficilmente possono coincidere con le visioni ideali che ognuno di noi si può costruire, per cui un partigiano garibaldino monarchico può apparire strano, ma non è assurdo.
La lettera fa parte del fondo “Bruno Carli” conservato presso l’ISTORETO
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Il treno che va in Francia

Tra pochi giorni sarà in libreria il mio nuovo romanzo “Il treno che va in Francia”, pubblicato dalla Edizioni Ensemble (questa sarà la copertina) .
Il filo conduttore della storia è la battaglia della ferrovia, una serie di sabotaggi (alcuni riusciti, altri falliti) operati dai partigiani valsusini nei confronti della ferrovia che da Torino va per l’appunto in Francia. Nella fase di documentazione su questa battaglia avevo già pubblicato un breve pezzo su Alpinismo Molotov che può essere un buon antipasto alla lettura del libro.
Come accennavo sopra però in realtà la battaglia della ferrovia è solo un filo che permette di non perdersi tra le tante storie delle persone che con essa sono venute a contatto, e che possono raccontarci anche molte altre cose se li seguiamo nei loro percorsi, che a volte li portano anche molto lontani dalla Valsusa, da Civitavecchia, a Rjeka, dalla Germania, al Brasile. L’ambizione di questo libro è di rendere attraverso queste figure un quadro di quella che era la resistenza in valsusa in quello che uno dei protagonisti,Ugo Berga, definiva “Il periodo eroico”.
Nelle prossime settimane tornerò sull’argomento con altri post per dire qualcosa in più su questi personaggi, ma anche sulla struttura del libro, che ho definito romanzo intendendo il termine nel suo significato più allargato, e che però ha una struttura piuttosto diversa da quella tradizionale.
Altri due post sul libro qui e qui

Addio Ugo

Ieri è morto Ugo Berga, partigiano.
L’avevo conosciuto a gennaio dell’anno scorso per un romanzo che stavo scrivendo; indirizzato dall’Anpi di Bussoleno-Foresto gli avevo telefonato per chiedere se potevo intervistarlo e lui mi aveva detto subito di sì. L’avevo raggiunto nella sua casa di Bussoleno, mi aveva offerto della cedrata e avevamo parlato per più di tre ore, e se non avessi dovuto tornare a prendere mio figlio probabilmente saremmo andati ancora avanti. Ero poi tornato perché mi ero accorto di dovergli chiedere altre cose, e già che c’ero gli avevo letto la prima bozza del capitolo in cui era lui la voce narrante. Durante la lettura lui mi aveva fatto così tante puntualizzazioni che pensavo non gli fosse piaciuto, invece quando ci stavamo salutando mi aveva detto di aver apprezzato come lo avevo scritto.
Qui sotto riporto qualche stralcio di quelle interviste, è un ben povero modo di ricordarlo, ma spero possa dare almeno un’idea di che splendida persona era.
Addio Ugo, conoscerti è stato un onore e un piacere, ed è triste che tu abbia dovuto andartene vedendo ritornare incubi che avevi già scacciato. Ci mancherai.
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La ferrovia della battaglia

Da un po’ di tempo sto lavorando ad un nuovo romanzo che girerà intorno a quella che è conosciuta come la battaglia della ferrovia. Per ora ho lavorato sostanzialmente a documentarmi, ma un primo prodotto collaterale di questo studio è stato pubblicato l’altro ieri su alpinismomoltov.org, in quanto farà parte delle ‘ricompense’ per chi contibuirà al crowdfounding di Diverso il suo rilievo, la prima festa del blog, del cui collettivo faccio parte (a proposito, siete ancora in tempo per contribuire).
Se volete leggere questa guida-racconto potete andare qui.
Buona lettura.

L’eco di uno sparo

Devo premettere che quando ho deciso di leggere L’eco di uno sparo mi aspettavo di trovarmi di fronte ad una storia completamente diversa: il nome dell’autore, associato a vicende partigiane, mi portava ad ipotizzare una storia del tutto diversa da quella raccontata. Non stavo cercando un libro che illustrasse la vita comune della reggiana degli anni dai ’20 ai ’50 del secolo scorso, e forse non ci ero preparato.
Detto questo, e riconosciuto che la descrizione di quell’ambiente la trovo riuscitissima, e la scrittura quasi sempre molto godibile, non sono però riuscito ad apprezzare il libro. Se è vero che nel romanzo più volte Zamboni dichiara esplicitamente di non considerare i uguali le due parti in conflitto, ed anzi si schiera inequivocabilmente dalla parte dei partigiani, sia nella forma che nel peso le vicende narrate sembrano invece tutte tese a sottolineare la fondamentale uguaglianza, se non delle due fazioni almeno degli uomini che le componevano (altissimi gradi esclusi, di questo gli va dato atto), cosa che al mio orecchio non suona poi tanto diversa.
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