Utile

Per una volta devo ammetterlo, ieri il senatore Stefano Esposito con un suo post ha reso un ottimo servizio alla collettività.
Partiamo da un passo indietro, ieri un italiano che combatte con le forze di autodifesa curde in Siria ha postato un video per illustrare la situazione nell’area e rivolgere alcune richieste a personaggi politici quali Renzi e la Mogherini. Vedendo il video il senatore Esposito per prima cosa ha sentito il bisogno innanzitutto di rivelare il nome di questa persona, mettendola a rischio, non tanto ora che combatte quanto quando deciderà di spostarsi altrove, visto che l’unica via d’uscita dal Rojava passa dalla Turchia, dove chiunque sia alleato dei curdi è sottoposto a vessazioni di ogni tipo.
Una volta fatto questo il senatore ha sentito la necessità di dichiarare che D.G. è un cattivo esempio. Non per le sue convinzioni, infatti è dalla parte dei curdi come il sen. Esposito dice di essere, e ritiene che Erdogan sia “un pessimo soggetto” come il sen. Esposito dice di ritenere, ma perchè, invece di sostenere un governo alleato del pessimo soggetto e latitante sia sulla questione curda che sulla guerra all’ISIS come fa il senatore, decide di impegnarsi in prima persona in coerenza con le proprie convinzioni.
A questo punto qualcuno dirà che la dichiarazione del senatore è dovuta a vecchie ruggini (Grasso, come lo stesso Esposito tiene a ricordare, è un notav ed un militante del centro sociale Askatasuna, due delle entità più indigeste per l’esponente PD) ma io penso che vedere le cose in quest’ottica sia limitativo, così come lo sarebbe ritenere che il pensiero del senatore non sia esemplare di quello del suo partito.
Andando al nocciolo, dichiararsi dalla parte della giustizia e contro gli assassini come Erdogan va bene, ma agire concretamente per migliorare la situazione è sbagliato e perfino “allarmante”, questo è il concetto di partecipazione secondo il PD. Ringraziamo il senatore Esposito per avercelo così esplicitamente chiarito.

Getti d’erba

Mano a mano che le crepe portate a Torino da 23 anni di malgoverno PD iniziano ad aprirsi anche nei marciapiedi e nell’asfalto, oltre che nei conti pubblici, dalla pavimentazione stradale iniziano a spuntare rigogliosi getti d’erba e di arbusti vari, spesso di un colorito più pallido di quanto ci si potrebbe aspettare (forse perchè velato di polvere?), hanno un aspetto comunque robusto e sano.
Per limitarci alla zona dove abito (ma succede anche altrove), il quartiere Cenisia è stato urbanizzato ai livelli attuali solo nel secondo dopoguerra, ma già dai primi decenni del novecento, quando la diffusione dell’elettricità ha permesso di disporre di energia motrice anche in luoghi lontani dai fiumi, vi si erano insediate alcune fabbriche e vi erano state costruite case popolari (quella dove abito, più di 100 alloggi, è datata 1908). Ovviamente a quel tempo non si parlava di asfalto o di marciapiedi cementati, ma sono comunque almeno 50 anni che, come nella norma delle città, il suolo è ricoperto dalle patine artificiali di varie tonalità grigiastre che ben conosciamo. Eppure, dopo tutto questo tempo, non appena la distrazione dell’occupante umano concede uno spiraglio l’erba ci si butta, lo allarga, e riesce ad aprircivisi un passaggio fino all’aria, fino alla luce. Non so a voi, ma a me questo dà speranza.

Quadri Renziani

Nella giornata di ieri vengo marginalmente coinvolto in questa fastidiosa discussione tra mio fratello ed il vicepresidente del PD di Torino @biancoraffaele, e vengo colpito particolarmente dal tweet finale di quest’ultimo.
Il primo istinto e quello di mandara affanculo da uno sciacallo che per far colpo in una discussione non si fa problema di fare vergognose insinuazioni su un padre morto dodici anni fa, prima di arrivare ai sessanta, ma poi pensi che questo sarebbe fare il gioco dello sciacallo.
Il secondo istinto è quello di chiedere a @biancoraffaele se la sua disponibilità di informazioni abbia a che vedere con la vicinanza di un senatore del cui entourage lui fa parte con gli ambienti della digos torinese, ma sai di non avere strumenti per trovare una risposta attendibile a questa domanda, quindi di nuovo lasci perdere.
A questo punto all’istinto subentra il ragionamento, e quindi pensi che la cosa migliore da fare sia sbugiardare una per una le falsità che il suo tweet suggerisce. Come premessa mi sembra utile richiamare l’analisi del funzionamento di questo tipo di macchina del fango che avevo fatto un po’ di tempo fa. L’esempio è diverso ma il prinicipio è lo stesso. Continue reading

Il mondo di Bersani

Ieri alla radio ho sentito Pierluigi Bersani dire che alle amministrative il suo partito ha indiscutibilmente vinto. Di primo acchito mi viene da ridere, delle 4 città principali (Palermo, Genova, Verona, Parma) il PD vince solo in una, quella in cui il candidato sindaco uscito dalle primarie era quello che non avrebbero voluto, e anche nelle altre città sostanzialmente perde ovunque vi sia un’alternativa che si pone alla sua sinistra, anche di poco. (1)
Comunque, preso dal dubbio, cerco dei dati percentuali (guardate le righe ‘Italia’) e da questi vedo che il PD percentualmente rispetto alle regionali di due anni fa ha perso circa il 40% dei suoi voti (se guardiamo alle amministrative delle stesse città, cinque anni fa, la perdita è minore, ‘solo’ circa il 20%). Certo, sempre meglio del PDL che ne perde più di metà, o della lega che ne perde l’80% (ma rispetto a 5 anni fa perde meno del PD), ma se l’italiano ha ancora un senso da qui a chiamarla vittoria ancora ce ne passa. E così mi viene un pensiero, il più facile, il più scontato: ‘Ma Bersani in che mondo vive?’
Un secondo dopo averlo pensato però capisco che forse stavolta non è una banalità, che un po’ casualmente ho centrato il punto. In che mondo vive, soprattutto in che mondo ragiona. L’affermazione di Bersani ha senso se si ipotizza che lui non conti nè i voti nè le percentuali, ma solo i sindaci.
In altre parole, che non gli interessi quante persone sono daccordo con lui, ma solo quanto grande è la fetta di potere che riesce ad accaparrarsi, ponendosi come orizzonte più lontano, come progetto a lungo termine, le elezioni del 2013. Elezioni che, con buona probabilità, daranno al suo partito una maggioranza in parlamento, anche se sarà votato da non più di 1 su 4 dei votanti. Ovvero, con le affluenze delle ultime elezioni, più o meno da 1 su 6 degli aventi diritto. Però i Bersani, i Napolitano, gli Alfano (adlib….) continuano a chiamarla democrazia e a parlare come se ci rappresentassero.
Che rinuncino a causarci il danno è da escludere, a meno che non li fermiamo noi. Nel frattempo, possiamo almeno sommessamente chiedere che ci venga evitata la beffa?

(1) Anche se la questione è molto dibattuta personalmente rispetto al PD considero il M5S lievemente più di sinistra. O, se preferite, meno di destra.