Elettorale

Stamattina sono uscito di casa per andare al lavoro. Come al solito, andando verso la metropolitana, sono passato vicino ad una fermata del 55 (per chi è di Torino quella di corso Racconigi quasi angolo corso Vittorio), che da mesi presenta una larga zona dove l’asfalto ha ceduto, abbassandosi in alcuni punti anche di 30 centimetri. Come dicevo la situazione è questa da mesi, oggi però ho trovato il segno che il comune aveva finalmente messo in atto un’azione decisiva: aveva transennato l’area dal fondo ceduto e spostato provvisoriamente la fermata una cinquantina di metri più avanti!
Oltrepassata la fermata ho proseguito fino alla metro, ho superato gli scomodissimi cancelli, sono sceso, ho atteso la mia vettura, ci sono salito e…. sono rimasto lì. Per quasi 10 minuti le porte non si sono chiuse, la vettura non si è mossa, e dall’altoparlante non è uscito alcun tipo di comunicazione, tranne un avviso che imponeva di non abbandonare i propri bagagli all’interno delle stazioni. Alla fine anche qui c’è stato un gesto risolutivo, è stato trasmesso un messaggio che diceva che la metropolitana era ‘temporaneamente fuori servizio’ e tanto peggio per chi si era bruciato un biglietto attraversando i cancelli (a me è andata bene, sono abbonato).
I guasti alla metro di Torino non sono rari, siamo a una media di quasi uno a settimana (la settimana scorsa era stata una fuga di gas, di nuovo al venerdì, ma di sera), tanto da rendere evidente che l’intero impianto o è malpensato, oppure ha bisogno di molta più manutenzione (o entrambe le cose).
Analogamente, di buche oltre i 10 cm di profondità nelle strade a Torino si trovano un po’ ovunque (anche se sembrano avere una certa preferenza per le piste ciclabili), e gli interventi latitano. D’altronde Torino è la città italiana con il più alto debito procapite (il link è a un articolo un po’ vecchio, ma i dati non hanno avuto cambiamenti significativi), queste ne sono le ovvie conseguenze.
Ho deciso di scrivere questo post perchè Sergio Chiamparino, il sindaco durante la cui decennale amministrazione si è creata questa situazione, è candidato a diventare il presidente della regione Piemonte dopo le prossime elezioni, e perchè visto che i giornali torinesi piaono averlo già adottato credo che difficilmente potrete trovare riflessioni simili sulle loro pagine.
Però, prima di infilare la scheda nell’urna, o prima di andare al seggio, non sarebbe male che ci pensaste.

Il voto utile

L’ultima goccia è stata questa dichiarazione di Vendola (che trovate qui)

Consideriamo attentamente la storia recente, penso a quei voti del movimento 5 stelle che hanno consentito di consegnare il Piemonte al leghista Roberto Cota

Il martellamento sul voto utile non è però iniziato oggi e non viene da una sola voce, quindi vediamo di chiarire un paio di cose, usando l’esempio portato dal leader di SEL, che è sicuramente il più frequentemente utilizzato da chi sostiene la stessa sua tesi.
Vediamo di partire dai dati (che trovate ad esempio qui).
Nelle elezioni del consiglio regionale del Piemonte del 28-29 marzo 2010 vinse Roberto Cota con 1.043.318 voti contro i 1.033.946 di mercedes Bresso. Una differenza di meno di 10.000 voti. In quella stessa elezione Davide Bono Movimento 5 stelle) prese 90.086 voti individuali, l’unica lista che lo sosteneva ne prese 69.448, cio vuol dire che oltre 20.000 persone votarono lui ma non il movimento 5 stelle.
Nelle elezioni regionali è abbastanza normale che i voti del candidato siano più di quelli della somma delle liste, ma nel caso di Bono la differenza ( -22% ) è decisamente superiore alla norma (nel caso della Bresso, ad esempio, è stata del 13% circa). Questi dati hanno portato molti analisti a pensare che ci sia stato un numero rilevante di persone (in genere si ritiene esponenti del movimento notav, tendenzialmente di sinistra ma disgustati dal comportamento tenuto dalla Bresso in relazione a quella materia) che hanno votato una delle liste che sosteneva l’ex governatore, ma hanno indicato come presidente Davide Bono. La loro analisi è probabilmente giusta, ma non va a sostegno del discorso sul ‘voto utile’ per almeno due ragioni.
La prima, più semplice, è che stiamo parlando di sistemi elettorali diversi tra di loro, che per le elezioni politiche il voto disgiunto è cosa completamente diversa (si tratterebbe di votare partiti diversi per camera e senato), e che dunque i due casi non sono paragonabili. E’ una cosa talmente ovvia che non si può pensare che un uomo politico non la sappia, per cui viene da chiedersi quanto sia in buona fede chi usa un simile argomento.
C’è poi però un altro discorso, meno evidente ma altrettanto importante, e su questo sono chiamato a rispondere in prima persona. Io sono uno di quelli che tre anni fa hanno votato uno dei partiti pro-Bresso (rifondazione) e Davide Bono come presidente. Scelsi quel voto non perchè volessi eleggere Bono, ma perchè il regolamento elettorale permette il voto disgiunto, permette di votare un presidente senza votare una lista, ma non permette di votare una lista senza votare un presidente. Quindi, siccome non avevo intenzione di votare Bresso, ho scelto un candidato che non avesse speranze di vincere, in modo da poter dare il mio voto a rifondazione. Se questo non fosse stato possibile non avrei votato.
Quindi, ‘caro’ governatore Vendola e ‘cari’ candidati e simpatizzanti della sua coalizione, mettetevelo in testa, l’utilità si definisce sempre in rapporto ad un obiettivo e, per me, e spero per molti altri, aiutarvi ad andare al governo non è utile per nessuno dei nostri obiettivi, in nessun modo.