Polizia nelle scuole

Leggendo questo articolo sull’ondata di perquisizioni antidroga nelle scuole, mi veniva da chiedermi come fosse possibile che il procuratore aggiunto di Bologna Giovannini non riuscisse a vedere la sproporzione tra i pochissimi ‘criminali’ scoperti e i moltissimi studenti a cui si era recapitato un messaggio chiarissimo che diceva che la scuola, la magistratura, la polizia (e di conseguenza, è logico supporre, tutte le autorità dello stato) non hanno la minima fiducia in loro. Come sia possibile non pensare quanto più grave sia il danno di questo messaggio di quello di un’eventuale fumata illegale, e questo anche se, contro ogni logica, si volesse ipotizzare che tutti gli studenti coinvolti nelle perquisizioni fossero potenziali consumatori.
Questo mi chiedevo, e purtroppo temo di aver trovato una risposta, e cioè che lo stato non considera un danno il messaggio che ha mandato, che allo stato non interessa che le generazioni di futuri cittadini abbiano stima, o fiducia, o anche solo rispetto per lui: gli importa solo che lo temano. E che quindi il messaggio non sia l’effetto collaterale di una già di per se poco utile campagna antidroga, ma che sia invece il vero scopo di queste retate, così come della repressione delle manifestazioni o dell’impunità di fatto dei membri delle forze dell’ordine colpevoli di violenze.

“Selma” e le distanze

Ieri ho visto “Selma – la strda per la libertà“, film evitabile, ma in cui un paio di dettagli mi hanno colpito per la distanza che segnano fra la reltà presente e l’immaginario del film (Che non so dire se corrisponda o meno alla reltà dei fatti narrati).
Il primo è numerico: nel film al primo tentativo di marcia Selma – Montgomery parteciparono poco più di 500 persone, al secondo circa 5000. Pensare che numeri così esigui (in una nazione di 200 milioni di abitanti) fossero sufficienti a smuovere la politica e confrontarli con le risposte dei presidenti del consiglio degli ultimi dieci anni a manifestazioni di decine di migliaia di persone è davvero sconfortante.
Anche la riflessione che mi suggerisc il secondo dettaglio è amara. Le immagini della carica della polizia alle manifestazione hanno un’impressionante similitudine con quelle che si vedono in strada negli ultimi anni, ma dell’onda di indignazione che porta in pochi giorni a decuplicare i partecipanti non c’è nessuna traccia, anzi, sempre più spesso si sentono parole di apprezzamento o compatimento per i ‘poveri poliziotti’.
Oggi un “tweet di “@ricchiardic diceva che nessuno fermerà Renzi perchè siamo un paese imbelle. Sicuramente veo, ma quanto è possibile fare viste queste distanze?

Il taser e la differenza

Da ieri su twitter si parla molto del fatto che la camera dei deputati ha approvato l’ uso ‘sperimentale’ del taser. Amnesty international in un comunicato evidenzia come sia mistificatorio descriverlo come ‘non letale’ in quanto ha già causato più di 800 morti in USA e Canada,
Luigi Manconi ironizza sulla scelta, i sindacati di polizia si dicono favorevoli, i siti che stanno dalla parte di chi quell’arma se la troverà di fronte contrari.
Nel frattempo oggi sono state pubblicate le motivazioni della sentenza sulla morte di Michele Ferulli, deceduto per infarto mentre veniva manganellato da 4 poliziotti. Questa concomitanza sembrerebbe dire che in fondo i mezzi non fanno la differenza, e che quindi questa approvazione non è poi così grave. Io non sono daccordo con questa visione, penso invece che le due notizie siano due sintomi della stessa tendenza, estremamente grave.
Quello che dice implicitamente l’approvazione del taser è che ‘los de ariba’ non solo non hanno alcuna intenzione di cambiare rotta riguardo all’impunità di fatto assicurata alle forze dell’ordine, ma sono intenzionati a dotarli di sempre più mezzi per poter vessare a loro piacimento. D’altronde, dopo che la sentenza Ferulli ha dichiarato che l’omicidio di un uomo disarmato può essere legale e “rispettare il principio di proporzione”, attendersi qualcosa dalle leggi o da chi le scrive sarebbe davvero troppo ingenuo.

Violenza ordinata

Recentemente la polizia italiana si è segnalate per due volte in quattro giorni per episodi di violenza gratuita (sabato e martedì), evidenziando una violenza sistematica delle forze dell’ordine che Marco Bascetta sul manifesto definisce “ordinaria” ma che a me pare pare più pertinente definire ordinata, in quanto la sua ripetitività evidenzia un ordine che pare difficile attribuire al caso, o a fantomatiche “mele marce”. Come si faceva notare in un tweet del @LabCrash, più che alle mele bisognerebbe guardare all’albero.
Negli stessi giorni Gianni Tonelli, presidente nazionale del sindacato di polizia Sap si scaglia contro un appello sottoscritto da vari intellettuali per una manifestazione convocata per stigmatizzare lo sproporzionato accanimento della procura di Torino nei confronti di 4 notav (in carcere in regime di isolamento da mesi con l’accusa, tutta da dimostrare, di aver bruciato un compressore, negli stessi giorni in cui Marcello dell’Utri, condannato per mafia, veniva lasciato fuggire in Libano). Questi intellettuali (con particolare Erri De Luca, primo firmatario) vengono accusatida Tonelli di agire (volontariamente o meno) in modo da preparare un ritorno del terrorismo in Italia.
Lo so, non è una novità, in psicologia è un fenomeno noto, quello di attribuire ad altri le proprie intenzioni, ma pensare che quella riportata qui sopra sia una non-notizia sarebbe grave.

Da New Dehli a Ferrara (passando per Roma)

C’è un legame forte tra le due vicende che, negli ultimi giorni, hanno visto protagonisti da una parte il governo (ed in particolare l’ex ministro Giulio Terzi di Sant’Agata) e dall’altra il sindacato di polizia Cosip.
Breve e sommario riepilogo delle due vicende:
I “marò” (raccontato molto meglio qui)
Due militari italiani in servizio di polizia su una nave privata in navigazione in prossimità delle coste indiane vengono accusati dell’assassinio di due pescatori che sono stati probabilmente scambiati per pirati. Neppure la difesa dei due contesta il fatto che i colpi che hanno ucciso i pescatori siano usciti dalle loro armi, l’unico argomento del contendere è a chi competa di istruire il processo. L’India ritiene di avere competenza e trattiene i due, cui concede però un’ampia licenza (1 mese) per consentire loro di votare. Ad una settimana circa dalla data del previsto rientro l’allora ministro Giulio Terzi di Sant’Agata dichiara che i due non faranno ritorno in India, il governo indiano reagisce bloccando i movimenti dell’ambasciatore italiano, che era il garante dei due. Dopo qualche giorno di braccio di ferro il governo italiano cede e decide per il ritorno in India dei militari, il ministro Terzi, in conseguenza di questa scelta, dà le dimissioni.
Il Cosip (raccontato molto meglio qui)
Il Cosip è un sindacato di Polizia, che ieri aveva indetto un’assemblea nazionale a Ferrara, con un dibattito dal titolo “Poliziotti in carcere, criminali fuori, la legge è uguale per tutti?” preceduto da un “sit-in della solidarietà per Luca, Paolo, Monica, ed Enzo”, che si è tenuto in piazza Savonarola. Forse è utile precisare che “Luca, Paolo, Monica, ed Enzo” sono i quattro poliziotti condannati in definitivo (peraltro con pene lievissime) per le loro responsabilità nella morte di Federico Aldrovandi, e piazza Savonarola è il luogo di lavoro della madre di Federico.
Come dicevo c’è un legame forte tra le due vicende, e molto preoccupante. C’è la convinzione, da parte di chi opera in operazioni di polizia, di essere al di sopra della legge, da cui segue la pretesa che questo ‘essere al di sopra’ venga riconosciuto ed istituzionalizzato, da cui segue a sua volta la persecuzione di chi questo ‘essere al di sopra’ non vuole ammetterlo.
In Italia le forze di polizia godono di ampi poteri per legge, e di poteri ancora più ampi di fatto. E’ una situazione grave, ma permettere che questo stato di fatto venga assunto come regola sarebbe ancora più grave, probabilmente irrimediabile.

Un atto piccolo piccolo

Stamattina ho inviato una mail al consolato francese a Torino (ripostata qui sotto). L’invio, e il boicottaggio che annuncia, sono un atto piccolo piccolo. Probabilmente troppo poco, e probabilmente farò anche altro contro questa vergogna.
Meno di questo, però, mi sembrerebbe meno che umano.

Al console M.me Edith RAVAUX

La presente per esprimerle la mia più profonda riprovazione per il vergognoso comportamento che la nazione che lei rappresenta ha tenuto nei confronti dei manifestanti a Lyon del giorno 3 dicembre, così come descritto nell’articolo che può leggere al seguente link
http://www.notav.info/editoriale/lyon-sospesi-diritti-umani-cariche-gas-lacrimogeni-bus-sequestrati-e-pestaggi-anche-sugli-autobus-comunicato-stampa-movimento-no-tav/
Qui non parliamo più di semplici errori di valutazione, come quello commesso approvando il progetto TAV, qui parliamo di repressione del dissenso e di un galoppo sfrenato verso unEuropa di polizia capace di far impallidire il Cile di Pinochet o l’Argentina di Videla.
Per questo le comunico che da oggi boicotterò in ogni modo possibile la Francia ed ogni azienda francese
Saluti
Roberto Gastaldo

Aggiornamento: l’indirizzo mail [email protected] , riportato sul sito del consolato francese a Torino http://www.ambafrance-it.org/spip.php?article3072#consolato_generale_di_torino risponde con errore “Recipient unknown” (destinatario sconosciuto). Altri complimenti al consolato di Francia per come sa mettersi a disposizione dei cittadini.
Esistono comunque telefoni e fax

Aggiornamento 2: all’indirizzo [email protected] (consolato di milano) la mail è stata ricevuta

Aggiornamento 3: mi dicono che per Torino funziona [email protected]

Schenghen ad assetto variabile

Oggi a Lyon si sta svolgendo un convegno pubblico sul TAV Torino-Lyon, denominato Avant Sommet, a questo convegno avrebbero dovuto partecipare anche relatori italiani contari all’opera, ma non potranno farlo perchè l pullman con cui stavano viaggiando alla volta di Lyon è stato fermato e trattenuto per oltre 3 ore dalla polizia francese (dicevano di cercare armi, che non hanno trovato), che gli ha di fatto impedito di proseguire consegnando alla’autista un foglio di via che lo dichiara persona non gradita su tutto il territorio francese.Il motivo di questa sanzione (comminata anche ad altri due passeggeri): aver partecipato a manifestazioni notav. I tre, al momento in cui scrivo, sono ancora sotto fermo.
Ora, io non sono un esperto di legge, ma il trattato di Schenghen mi sembra preveda il Diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e soggiornare liberamente all’interno degli Stati membri, e, certo, ci sono motivi di impedimento, ma ‘aver pasrtecipato a manifestazioni’ non rientra tra questi.
Una legge è sempre un contratto, stipulato tra l’amministrazione e gli amministrati, e in ogni contratto vale la clausola che, se una delle due parti si dimostra inadempiente, l’altra ha il diritto di dichiarare il contratto stesso non più valido. Secondo me dovremmo farlo.

Bavagli

Maria Dolores Cospedal, segretario del partito ppolare spagnolo, spagnolo, commentando la manifestazione di ieri a Madrid ha dichiarato che si trattava di “un tentativo di mettere un bavaglio alla società spagnola”, paragonandolo al tentativo di golpe militare del 23 febbraio 1981, in cui la ‘guardia civil’ entrò in armi nel parlamento.
La mancanza di senso del ridicolo della Cospedal, che non rileva l’incoerenza del fatto che quei corpi che nell’81 assaltavano il parlamento ora malmenano cittadini disarmati agli ordini del governo del suo partito, è evidente e ha l’effetto di evidenziare il trucco retorico. Che non è solo suo, ma anzi è così usato da poter dire che sia di moda.
La Cospedal cerca di forzare un pargone assurdo (un assalto di un numero limitato di golpisti armati paragonato ad una manifestazione di molte migliaia di cittadini disarmati) per dipingere i dimostranti come il male e, come ‘necessaria’ conseguenza, se stessa, il suo partito ed il parlamento come il bene.
Il potere sa di essere delegittimato al punto di non provare nemmeno ad qualificarsi come sensato, o ragionevole, o intelligente, il suo unico tentativo di legittimazione è ormai quello di costruire l’immagine di un nemico perfettamente malvagio e potenzialmente esiziale per tutta la società, e di puntare sul vecchio adagio ‘il nemico del mio nemico è mio amico’ (peraltro anch’esso un evidente falso retorico) per estorcere un poco convinto appoggio. Per fortuna i governanti non paiono eccellere nemmeno nella retorica, e evidenti scivoloni come quello della Cospedal aiutano a svelare i loro trucchetti, più o meno uguali ad ogni latitudine (e longitudine).

La cancellieri sembra confusa

Il ministro dell’interno Annamaria Cancellieri commenta le sentenze del processo Diaz (le citazioni riportate nel seguito sono presa da In qui)
La dichiarazione che apre l’articolo è ottima, e penso che ogni italiano dovrebbe sottoscriverla “Il G8 di Genova è una pagina dolorosa per la polizia e questo mi ferisce. Ho visto come tutti le immagini di quello che è successo all’interno della Diaz e posso dire che non condivido nulla di quell’operazione. Di fronte a errori gravi è giusto che i responsabili ne subiscano le conseguenze“. Benissimo.
Poi il ministro passa a considerazioni più opinabili, ma tuttavia legittime “questa non può diventare la condanna di tutte quelle migliaia di uomini e donne che ogni giorno, indossando una divisa, fanno il proprio dovere“. In ogni caso anche chi non è daccordo non può non pensare che il suo ruolo le imponga una difesa d’ufficio di un’istituzione (la polizia di stato) di cui è responsabile.
Un po’ oltre però viene una una terza dichiarazione, in relazione al fatto che i condannati dovranno essere interdetti dai pubblici uffici per cinque anni, e quindi rimossi dai loro incarichi, dice che questo costerà alla polizia un prezzo altissimo “perché perdiamo alcuni nostri uomini migliori“. E qui non capisco.
Uomini condannati per aver mentito allo stato e aver fabbricato prove false per coprire i gravissimi reati commessi durante un’operazione da loro voluta e diretta sarebbero gli uomini migliori? Io non ho conoscenza dell’ambiente e non posso dire se il ministro abbia ragione, ma se dei criminali sono gli uomini migliori della nostra polizia come può il ministro chiederci di aver fiducia in essa?

La riservatezza delle forze dell’ordine

Stamattina sono incappato in questo video che documenta come due notav che volevano partecipare ad un presidio in solidarietà con il lavoratori della Miroglio, venuti dalla Puglia per protestare davanti alla sede centrale della loro azienda, vengano arrestati in modo inutilmente plateale. Aldià delle ragioni dell’arresto (curioso comunque confrontare le immagini del video con il modo in cui vengono riportate in articoli come quello di Repubblica), vorrei soffermarmi sull’ultima parte delvideo, quella in cui un carabiniere (dietro preciso ordine, udibile nel video) impedisce alla telecamera di riprendere.
Sarebbe bello pensare che si tratti solo di un caso isolato, ma è evidente che non è così. Numerose testimonianze riferiscono di come durante le manifestazioni chi fotografa o filma l’operato delle forze di polizia divenga spesso il bersaglio degli spari di lacrimogeni ad altezza uomo (a titolo di esempio cito i casi di Carlo Gubitosa del 3 luglio 2011 e di Alessandro Lupi il 24 luglio 2011).

Domenica scorsa, con il comitato notav Torino siamo andati a fare una passeggiata in val Clarea fino al presidio. Gli occupanti del cantiere ci hanno osservato con sostanziale disinteresse per una mezz’ora, poi, all’apparire di una telecamera professionale quattro carabinieri sono usciti dal recinto e sono venuti a identificare chi riprendeva e chi gli era vicino.
Durante il blitz per sgombrare l’occupazione dell’autostrada a Vernetto un poliziotto arriva a dire ad un giornalista che gli ricorda che in Italia esiste il dirirtto di cronaca “Per adesso no” (qui al minuto 1 e 50″)
Personalmente trovo molto preoccupante che le forze di polizia pensino di non dover sottostare non solo alle leggi, ma nemmeno alla critica o all’informazione, trovo ancora più preoccupante che chi, non facendo parte di queste forze, li dovrebbe controllare (il ministro dell’interno, la magistratura che dovrebbe aprire indagini su di loro e o non lo fa o le insabbia), di fatto avalli con la propria inazione questi loro comportamenti, ma soprattutto trovo terribile che questo non sia il primo argomento di discussione nel paese, che di questa deriva autoritaria ci si preoccupi così poco.
Non ho mai verificato se la parabola della rana, che immersa nell’acua fredda e poi portata ad ebolizione non tenterebbe di scappare, corrisponda alla realtà. Però descrive bene quello che stiamo facendo noi