Ospiti a casa loro

“L’ospite puo’ benissimo stare a casa sua” dice @Empolitica in uno dei tweet di questa surreale discussione. Per quanto assurdo possa sembrare non sono in pochi a condividere un pensiero simile, provo quindi a spiegare perchè è sbagliato.
Il punto chiave è questo: “puo’ benissimo stare a casa sua”. Può stare a casa sua, dove noi* (o i nostri alleati) stiamo bombardando come in Siria, oppure dove noi (o i nostri alleati) stiamo causando catastrofi ecologiche come in Nigeria, opure ancora dove noi (o sempre i nostri alleati) delocalizziamo la produzione delle nostre industrie per non dover rispettare degli standard minimi di condizioni di lavoro, come in Bangladesh. Quindi no, non possonobenissimo stare a casa loro, chi davvero non lo sa farebbe bene a documentarsi, che finge di non saperlo a smetterla di cercare di imbrogliare gli ingenui

*Importante: in questo post uso ‘noi’ per indicare l’Italia, io non ritengo affatto che sia corretto riunire in unico giudizio gruppi umani troppo vasti, men che meno se il criterio di raggruppamento è la nazionalità, questo tipo di raggruppamento è però uno dei presupposti di chi sostiene la tesi che cerco di smontare, quindi in questa dimostrazione per assurdo lo adotto

Migranti e figli

Stamattina dal balcone ho visto il mio vicino Constantin che usciva per andare a sostenere il secondo scritto del suo esame di maturità, gli ho augurato in bocca al lupo e lui ha risposto il ‘crepi’ di rito.
Constantin è moldavo, vive a Torino da cinque anni, da quando i suoi genitori, dopo sei anni di vita e lavoro in Italia, sono finalmente riusciti ad ottenere il permesso per il ricongiungimento familiare. Sei anni (per Constantin, il più piccolo, quelli dagli 8 ai 14) in cui i loro due figli li hanno visti due, forse tre volte l’anno.
Certo, la storia della famiglia di Constantin non è terribile come quella dei migranti che occupano le stazioni in questi giorni. Nessuna guerra, niente scafisti, nè motovedette, nè clandestinità, solo distanza, privazioni, separazione. E poi ha persino un lieto fine. Però, sarà che ho un figlio di quindici mesi, ma pensare di dover ‘solo’ separarmi da mio figlio per sei anni (e poi loro mica lo sapevano quanti sarebbero stati) mi sembra una cosa inaccettabile. Quello che sopportano i migranti che la ‘nostra’ polizia strapazza a Ventimiglia non riesco nemmeno a immaginarlo.
Ecco, quando penso a queste storie, e poi sento i discorsi ‘da mercato’ sulla presunta invasione dei migranti, sulla scabbia, e su questo genere di cazzate, che li faccia Salvini o un cerebroleso meno famoso, a me a queste persone viene da fare un augurio. Gli auguro che, quando (quando, non se) i loro figli dovranno emigrare da questa nazione che sta andando a pezzi, la nazione che li ospita li tratti come i miei vicini e non come i migranti di Ventimiglia. E pazienza se come augurio sembrerà loro un po’ misero.

Ad Evanston

L’altra sera, dopo lunga gestazione, ho finalmente messo online un racconto che si intitola “Ad Evanston” (che trovate qui), su questo racconto ho lavorato a lungo, avendolo iniziato quest’estate. Quando l’ho iniziato credevo di parlare di un futuro prossimo, ma in termini di qualche anno, dopo gli eventi degli ultimi giorni mi viene però un dubbio: siamo già ad Evanston?

Come si smonta la bestia?

Un post così non so da che parte cominciarlo, perchè un conto è sapere che la bestia si sta risvegliando, un’altro è vederla azzannare. E sabato sera a Torino ha azzannato duro (vedi qui).
M,a dato che la bestia è così pericolosa, per quanto ci ripugni, non ci si può permettere di non guardarla bene, di non studiarla in ogni dettaglio per capire come smontare il mostro che è stato costruito. Perchè l’odio razziale è stato costruito. Prima da governi, opposizioni e campagne di stampa, poi man mano che diventava più facile anche dall’uomo qualunque. Però questo è stato, adesso come ne usciamo? Perchè io faccio proprio fatica a cercare i capire come può ragionare (sempre che sia il termine giusto) una persona che va a una manifestazione come quella di sabato (sottolineo: che va a quella manifestazione, non solo chi ha materialmente dato fuoco al campo), anche se cerco di farlo (che già non è facile, preferirei andare a svuotare a mano un pozzo nero) non so da dove si comincia. Eppure si deve. Qualcuno ha idea di come?

P.S: A conferma di quel che ho scritto sopra, ho dovuto lottare per convincermi che l’etichetta giusta era ‘inPiazza’, in quanto manifestazione, qualcosa in me si rifiutava di accostare questo agli altri post in quella categoria. Cercavo un altro posto, invece, purtroppo, deve stare lì.