Diario scolastico 5

Forse avete la fortuna di non saperlo, ma ieri si sono chiusi i seggi. No, non per la camera o per il contratto di governo, i seggi (virtuali) di una nota catena di supermercati per il fai-da-te relativi ai progetti per le scuola.
Si, ora mi spiego meglio. Questa famosa catena (chiamiamola B) ha messo a disposizione un certo importo (ignoro quanto) per finanziare progetti nelle scuole. Si potevano presentare progetti ed i più votati avrebbero ricevuto il finanziamento, fino ad esaurimento della somma. Ora, non so come alla B hanno pensato che sarebbe andata la votazione, ma nella realtà, come non era difficile immaginare, è stata una corsa a chi riusciva a impietosire più amici/parenti/colleghi per fargli votare il progetto della scuola del figlio/a.
E così al problema di da quale canale arrivino i (necessari) finanziamenti alle scuole c’è proprio una questione pedagogica, ovvero l’incitamento al tutti contro tutti, al cercare di prendere, togliendo così ad altri, senza mai chiedersi se l’altro ne aveva più o meno bisogno di te. E questo già nella scuola dell’infanzia.
Poi chiediamoci come nascono i Salvini ed i loro elettori.

Il wrestler, ovvero due o tre cose sull’alternanza #scuolalavoro

Ieri una mia collega d’ufficio è andata presso un IIS (quelli che quando li frequentavo io si chiamavano ITIS) a effettuare dei colloqui propedeutici al portare alcuni allievi della scuola a fare l’alternanza presso la ditta per cui lavoro. Al ritorno da questi episodi ha raccontato un po’ della sua giornata, e nelle chiacchiere di una persona che di mestiere si occupa di selezione del personale e formazione mi è sembrato di trovare due o tre spunti interessanti sull’argomento scuola-lavoro.
Il primo è quello da cui ho preso il titolo per il post. Uno dei ragazzi colloquiati, non so se per semplice scazzo o per una protesta più consapevole, ha scelto di rispondere all’intervista in modo provocatorio, per cui alla domanda su che lavoro volesse fare da grande (forse già questa espressione, usata dalla collega, da sola basterebbe a spiegare perchè il ragazzo non fosse affatto felice di rispondere all’intervista) ha risposto ‘Il wrestler’ e alla domanda ‘Cosa ti interessa della nostra azienda’ ha risposto ‘A me non interessa la vostra azienda’. Quest’ultima risposta in particolare non dava pace alla mia collega, si chiedeva come fosse possibile un simile atteggiamento. Confesso di averci messo un po’ a realizzare che leif che fa i colloqui di selezione per l’alternanza scuola lavoro, non sapeva che i ragazzi fossero obbligati a praticarla, finchè non gliel’ho detto era onestamente convinta che fosse una loro libera scelta.
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Diario scolastico 4

Ieri pomeriggio, andando a prendere nostro figlio a scuola, nel suo armadietto abbiamo trovato un foglietto con dei buoni sconto per delle giostre che per circa un mese saranno nel parco Ruffini, a un paio di chilometri da casa nostra, nell’armadietto ce li aveva messi la scuola, su istruzioni del comune, che della scuola è il proprietario e gestore. Detta così sembrerebbe un’iniziativa carina se non che:
a) Molte promozioni sono pseudopromozioni tipo ‘paghi 1 prendi 2 per ogni bambino’ su giostre dove il bambino va accompagnato dal genitore, quindi per usare il buono finisci a pagare 3 corse anzichè 2
b) Gli sconti sono validi per bimbi da 5 a 11 anni, quindi non per la maggior parte dei bimbi della scuola. Anche a quelli per cui non sono validi arriva però la pubblicità, patrocinata dal comune Continue reading

Diario Scolastico 3

Ieri prima riunione della “commisione scuola famiglia”, che dovrebbe esere l’organo collegiale che governa la scuola. E’ formato dal resposnsabile didattico, l’economo, 1 genitore ogni sezione, 1 insegnante ogni 2 sezioni, 1 assistente ogni 4 sezioni; nella scuola di mio figlio fa un totale di 16 persone.
Il fatto che esista questo tipo di commissione è una buona cosa, e per quel poco che ho capito alla prima riunione mi sembra anche che i rapporti al suo interno siano come dovrebbero essere, senza guerre ma anche senza remore nel segnalare problemi; il punto è quali sono e cose di cui si trova ad occuparsi, perchè ieri una buona parte dell riunione è stata dedicata all’organizzazione e gestione di mercatini di autofinanziamento e raccolte punti presso i supermercati. Continue reading

Diario scolastico 2 (ma anche altro)

Qui (saltate pure la prima parte sugli avvisi di garanzia, davvero poco interessante) buona descrizione della situazione di GTT Torino, il debito della società, di circa 500 milioni, pur essendo una cifra impressionante è meno del 15% del debito della città, ma in questo momento ha un peso terribile sulla gestione del comune, scuole comunali comprese.
Una delle leggi varate negli ulimi anni per strangolare gli enti locali e spingere i residui utenti dei servizi pubblici verso il privato prevede che un comune non possa fre assunzioni, neppure a tempo indeterminato, se non ha approvato il bilancio, cosa che ovviamente non può fare finchè non è approvato il bilanco delle controllate, come GTT, che al momento non è in grado di farlo. Uno dei risultati di questa idiozia è che nelle scuole comunali non si possono assuere supplenti, anche a fronte di malattie a lunga degenza. Continue reading

Diario scolastico

Mio figlio ha iniziato venti giorni fa la scuola materna. Del primo impatto con la scuola pubblica italiana ho parlato qui, ma la situazione è tale che prevedo di trovarmi a scriverne molto spesso.
Non avevo più contatti col mondo della scuola da quando mio padre (che era preside) è morto nel 2002, e comunque già da quando qualche anno prima ero andato a vivere per conto mio i miei aggiornamenti erano diventati più rari e frammentari. Insomma, mi sono addormentato con una scuola in cui se qualcuno avesse detto ad un genitore che avrebbe dovuto portare lui la carta igienica per i figli sarebbe scoppiato a ridere, e mi sono risvegliato in una dove questo è il minimo di quel che succede. Colpevole per il mio sonno proverò almeno a non accumulare altre colpe da sveglio. Il fare è cosa che si esplica nel mondo reale, ma anche raccontare ha un suo valore, e in questo il web è di molto aiuto. Continue reading

Polizia nelle scuole

Leggendo questo articolo sull’ondata di perquisizioni antidroga nelle scuole, mi veniva da chiedermi come fosse possibile che il procuratore aggiunto di Bologna Giovannini non riuscisse a vedere la sproporzione tra i pochissimi ‘criminali’ scoperti e i moltissimi studenti a cui si era recapitato un messaggio chiarissimo che diceva che la scuola, la magistratura, la polizia (e di conseguenza, è logico supporre, tutte le autorità dello stato) non hanno la minima fiducia in loro. Come sia possibile non pensare quanto più grave sia il danno di questo messaggio di quello di un’eventuale fumata illegale, e questo anche se, contro ogni logica, si volesse ipotizzare che tutti gli studenti coinvolti nelle perquisizioni fossero potenziali consumatori.
Questo mi chiedevo, e purtroppo temo di aver trovato una risposta, e cioè che lo stato non considera un danno il messaggio che ha mandato, che allo stato non interessa che le generazioni di futuri cittadini abbiano stima, o fiducia, o anche solo rispetto per lui: gli importa solo che lo temano. E che quindi il messaggio non sia l’effetto collaterale di una già di per se poco utile campagna antidroga, ma che sia invece il vero scopo di queste retate, così come della repressione delle manifestazioni o dell’impunità di fatto dei membri delle forze dell’ordine colpevoli di violenze.

Migranti e figli

Stamattina dal balcone ho visto il mio vicino Constantin che usciva per andare a sostenere il secondo scritto del suo esame di maturità, gli ho augurato in bocca al lupo e lui ha risposto il ‘crepi’ di rito.
Constantin è moldavo, vive a Torino da cinque anni, da quando i suoi genitori, dopo sei anni di vita e lavoro in Italia, sono finalmente riusciti ad ottenere il permesso per il ricongiungimento familiare. Sei anni (per Constantin, il più piccolo, quelli dagli 8 ai 14) in cui i loro due figli li hanno visti due, forse tre volte l’anno.
Certo, la storia della famiglia di Constantin non è terribile come quella dei migranti che occupano le stazioni in questi giorni. Nessuna guerra, niente scafisti, nè motovedette, nè clandestinità, solo distanza, privazioni, separazione. E poi ha persino un lieto fine. Però, sarà che ho un figlio di quindici mesi, ma pensare di dover ‘solo’ separarmi da mio figlio per sei anni (e poi loro mica lo sapevano quanti sarebbero stati) mi sembra una cosa inaccettabile. Quello che sopportano i migranti che la ‘nostra’ polizia strapazza a Ventimiglia non riesco nemmeno a immaginarlo.
Ecco, quando penso a queste storie, e poi sento i discorsi ‘da mercato’ sulla presunta invasione dei migranti, sulla scabbia, e su questo genere di cazzate, che li faccia Salvini o un cerebroleso meno famoso, a me a queste persone viene da fare un augurio. Gli auguro che, quando (quando, non se) i loro figli dovranno emigrare da questa nazione che sta andando a pezzi, la nazione che li ospita li tratti come i miei vicini e non come i migranti di Ventimiglia. E pazienza se come augurio sembrerà loro un po’ misero.