Diario scolastico 4

Ieri pomeriggio, andando a prendere nostro figlio a scuola, nel suo armadietto abbiamo trovato un foglietto con dei buoni sconto per delle giostre che per circa un mese saranno nel parco Ruffini, a un paio di chilometri da casa nostra, nell’armadietto ce li aveva messi la scuola, su istruzioni del comune, che della scuola è il proprietario e gestore. Detta così sembrerebbe un’iniziativa carina se non che:
a) Molte promozioni sono pseudopromozioni tipo ‘paghi 1 prendi 2 per ogni bambino’ su giostre dove il bambino va accompagnato dal genitore, quindi per usare il buono finisci a pagare 3 corse anzichè 2
b) Gli sconti sono validi per bimbi da 5 a 11 anni, quindi non per la maggior parte dei bimbi della scuola. Anche a quelli per cui non sono validi arriva però la pubblicità, patrocinata dal comune Continue reading

Diario scolastico 2 (ma anche altro)

Qui (saltate pure la prima parte sugli avvisi di garanzia, davvero poco interessante) buona descrizione della situazione di GTT Torino, il debito della società, di circa 500 milioni, pur essendo una cifra impressionante è meno del 15% del debito della città, ma in questo momento ha un peso terribile sulla gestione del comune, scuole comunali comprese.
Una delle leggi varate negli ulimi anni per strangolare gli enti locali e spingere i residui utenti dei servizi pubblici verso il privato prevede che un comune non possa fre assunzioni, neppure a tempo indeterminato, se non ha approvato il bilancio, cosa che ovviamente non può fare finchè non è approvato il bilanco delle controllate, come GTT, che al momento non è in grado di farlo. Uno dei risultati di questa idiozia è che nelle scuole comunali non si possono assuere supplenti, anche a fronte di malattie a lunga degenza. Continue reading

Passeggiando in bicicletta

Ieri una presentazione di un libro dei Wu Ming ha deviato il mio (troppo) abituale percorso casa-lavoro facendomi passare dal centro città. Al ritorno, in orario in cui le vie si erano ormai spopolate, arrivando a piazza Castello dai giardini reali ho visto che nel solito spazio accanto a palazzo Madama era stato montato un palco, che la mia abitudine a pensar male mi ha fatto immaginare fosse per qualcosa di legato alle prossime elezioni. E, anche se in un modo diverso da quello che pensavo, avevo ragione. L’ho capito quando, aggirata la struttura, mi sono apparsi alla vista due fantasmi sorridenti: Neve e Glitz; il palco era pronto per qualche evento delle celebrazioni del decennale delle olimpiadi invernali di Torino 2006. Che si celebri un simile anniversario indubbiamente stupisce, ancor più chi abbia letto Il libro nero delle Olimpiadi di Torino 2006, ma tant’è. Continue reading

“Con le vostre teorie la città sarebbe morta”

Con questa frase Piero Fassino, sindaco di Torino, si è rivolto sabato ad un gruppo di cittadini che si era presentato (ovviamente come ospite iantteso ed indesiderato) alla festa per i 30 anni del piano regolatore di Torino. (per chi volesse sapere qualcosa in più sulla vicenda consiglio questo post oopure quest’altro)
Come si vede in questo video la portavoce di questo gruppo sottolineava come, visti i risultati che mettono Torino come città record in Italia per numero di sfratti e numero di alloggi sfitti, oltre che per debito pro capite del comune e livello di inquinamento, un festeggiamento delle politiche comunali, che sono come minimo concausa dell’attuale sfracelo, sembrava quantomai fuoriluogo. La risposta di Fassino, che potete ascoltare nello stesso video ma che fondalmentalmente si riassume nel titolo di questo post, mi suggerisce due riflessioni.
La prima è che ho perso il conto degli anni passati dall’ultima volta in cui un politico italiano, a fronte di una critica, ha risposto “No, quel che ho fatto era/è giusto perchè…”. Allo stato attuale si registrano solo due tipi di risposta: “Gli altri han fatto peggio” oppure “Provateci voi che siete tanto bravi a parlare”, che sono entrambe implicite ammissioni d’errore, ma anche entrambi rifiuti dell’accettazione delle proprie responsabilità. (sulla prima ci sarebbe anche da segnalare come sottintenda una visione del mondo diviso in due blocchi preoccupante oltre che irrealistica)
La seconda riflessione è che i politici italiani appaiono completamente incapaci di valutare il proprio operato. Ascoltando Fassino o gli si assegna l’oscar per la recitazione oppure si deve pensare che sia realmente convinto di quel che dica, che creda davvero che quello che la sua amministrazione, e le precedenti, hanno fatto a Torino fosse il meglio possibile date le circostanze. E questo, se come penso va esteso all’intera classe politica, non è solo preoccupante, è uno scenario apocalittico.

Priorità 2

Altro sguardo alle priorità del comune di Torino. Vicino a casa mia c’è un edificio che è stato negli anni prima la scuola elementare Casati, poi il centro sociale Gabrio, e che da circa un anno è vuoto, dopo che il centro sociale si è trasferito per permettere al comune di bonificare gli edifici dall’amianto che contengono.
Nonostante la gravità della problematica il comune procede con i tempi lentissimi che gli sono propri, tanto che noi che abitiamo in zona iniziamo a preoccuparci perchè la vernice protettiva con cui gli occupanti coprivano le parti in amianto per evitare rischi alla salute, propria e degli abitanti della zona, è un rimedio efficace ma di breve durata, la verniciatura va ripetuto ogni paio d’anni, e dall’ultima mano ormai ne sono appunto quasi passati due.
Ma, aldilà dei tempi, che possono anche essere dettati da esigenze economiche (anche se in un’assemblea l’assessore Passoni aveva garantito che i soldi per la bonifica c’erano, erano già stati accantonati e per usarli si attendeva solo che l’area fosse vuota), quello che mi colpisce sono ancora una volta le priorità del comune di Torino il quale, circa sei mesi dopo che l’area era stata riconsegnata, ha esposto nel punto più visibile dell’ex scuola questo stricione (simensioni circa 3 metri x 2). Circa tre settimane dopo, sul cancello d’ingresso (molto meno visibile perchè più basso e non d’infilata su via Chianocco) è comparso questo avviso (dimensioni circa 50 cm x 50).
Quindi, sia come tempi che come spazi, il comune ritiene più importante avvertire che costruirà un parco (quando? come? questo lo si lascia alla fantasia del lettore) piuttosto che avvertire gli abitanti della tossicità della zona (per non parlare della questione ex Diatto, che sta a meno di 50 metri,dall’altra parte di via Frejus).
I parchi portano più consenso dell’amianto, è evidente, e ognuno ha le sue priorità

Priorità ingannevoli

L’altro giorno per strada ho visto questo manifesto. Apparentemente nulla di male, è innegabile che di notte un ciclista ben illuminato corre meno rischi di uno al buio, però poi ci si pensa un po’ meglio, e ti vengono in mente alcune cose.
Prima di tutto ti viene in mente che la maggior parte degli incidenti ai ciclisti non avvengono di notte, ma di giorno, e per quelli illuminare la bici può fare ben poco, ma soprattutto ti viene in mente che la stragrande maggioranza degli incidenti che coinvolgono un ciclista non sono responsabilità del ciclista, ma di un auto che non gli ha dato precedenza, o lo ha superato dove non c’era spazio, oppure del fatto che ha dovuto sterzare per evitare una buca o aggirare un auto parcheggiata in seconda fila, o che ha dovuto lasciare la pista ciclabile (nei rari tratti in cui c’è) perchè era bloccata da auto parcheggiate. E a quel punto ti chiedi dove sono i manifesti per invitare gli automobilisti a rispettare le precedenze anche quando l’altro veicolo è una bici, o a non parcheggiare in seconda fila, o a dare precedenza a chi attraversa sulle strisce, e se non te ne eri mai accorto ti accorgi in quel momento che non ci sono.
Quindi non ci sono manifesti che incitano gli automobilisti a rispettare le regole, ma ce ne sono per incitare i ciclisti a farlo, e questo suggerisce che siano i ciclisti il maggior problema della circolazione, il che è esattamente il contrario della verità. Forse non ce ne si dovrebbe stupire, dato che a Torino storicamente, con forse solo un paio di eccezioni, tutte le amministrazioni sono state al servizio della più grande fabbrica di auto cittadina, e ora lo sono della ditta olandese che l’ha inglobata. Forse non ci si dovrebbe stupire, ma schifare si, perchè ha perfettamente ragione @yamunin nel tweet in cui rispondeva alla mia segnalazione: il gioco è quello di scaricare la colpa sulla vittima, come per i morti sul lavoro, come per quell’orrenda campagna pubblicitaria di qualche tempo fa sulla violenza sulle donne. Questo caso forse è un po’ meno grave, ma è il principio che non deve passare.

Getti d’erba

Mano a mano che le crepe portate a Torino da 23 anni di malgoverno PD iniziano ad aprirsi anche nei marciapiedi e nell’asfalto, oltre che nei conti pubblici, dalla pavimentazione stradale iniziano a spuntare rigogliosi getti d’erba e di arbusti vari, spesso di un colorito più pallido di quanto ci si potrebbe aspettare (forse perchè velato di polvere?), hanno un aspetto comunque robusto e sano.
Per limitarci alla zona dove abito (ma succede anche altrove), il quartiere Cenisia è stato urbanizzato ai livelli attuali solo nel secondo dopoguerra, ma già dai primi decenni del novecento, quando la diffusione dell’elettricità ha permesso di disporre di energia motrice anche in luoghi lontani dai fiumi, vi si erano insediate alcune fabbriche e vi erano state costruite case popolari (quella dove abito, più di 100 alloggi, è datata 1908). Ovviamente a quel tempo non si parlava di asfalto o di marciapiedi cementati, ma sono comunque almeno 50 anni che, come nella norma delle città, il suolo è ricoperto dalle patine artificiali di varie tonalità grigiastre che ben conosciamo. Eppure, dopo tutto questo tempo, non appena la distrazione dell’occupante umano concede uno spiraglio l’erba ci si butta, lo allarga, e riesce ad aprircivisi un passaggio fino all’aria, fino alla luce. Non so a voi, ma a me questo dà speranza.

Elettorale

Stamattina sono uscito di casa per andare al lavoro. Come al solito, andando verso la metropolitana, sono passato vicino ad una fermata del 55 (per chi è di Torino quella di corso Racconigi quasi angolo corso Vittorio), che da mesi presenta una larga zona dove l’asfalto ha ceduto, abbassandosi in alcuni punti anche di 30 centimetri. Come dicevo la situazione è questa da mesi, oggi però ho trovato il segno che il comune aveva finalmente messo in atto un’azione decisiva: aveva transennato l’area dal fondo ceduto e spostato provvisoriamente la fermata una cinquantina di metri più avanti!
Oltrepassata la fermata ho proseguito fino alla metro, ho superato gli scomodissimi cancelli, sono sceso, ho atteso la mia vettura, ci sono salito e…. sono rimasto lì. Per quasi 10 minuti le porte non si sono chiuse, la vettura non si è mossa, e dall’altoparlante non è uscito alcun tipo di comunicazione, tranne un avviso che imponeva di non abbandonare i propri bagagli all’interno delle stazioni. Alla fine anche qui c’è stato un gesto risolutivo, è stato trasmesso un messaggio che diceva che la metropolitana era ‘temporaneamente fuori servizio’ e tanto peggio per chi si era bruciato un biglietto attraversando i cancelli (a me è andata bene, sono abbonato).
I guasti alla metro di Torino non sono rari, siamo a una media di quasi uno a settimana (la settimana scorsa era stata una fuga di gas, di nuovo al venerdì, ma di sera), tanto da rendere evidente che l’intero impianto o è malpensato, oppure ha bisogno di molta più manutenzione (o entrambe le cose).
Analogamente, di buche oltre i 10 cm di profondità nelle strade a Torino si trovano un po’ ovunque (anche se sembrano avere una certa preferenza per le piste ciclabili), e gli interventi latitano. D’altronde Torino è la città italiana con il più alto debito procapite (il link è a un articolo un po’ vecchio, ma i dati non hanno avuto cambiamenti significativi), queste ne sono le ovvie conseguenze.
Ho deciso di scrivere questo post perchè Sergio Chiamparino, il sindaco durante la cui decennale amministrazione si è creata questa situazione, è candidato a diventare il presidente della regione Piemonte dopo le prossime elezioni, e perchè visto che i giornali torinesi piaono averlo già adottato credo che difficilmente potrete trovare riflessioni simili sulle loro pagine.
Però, prima di infilare la scheda nell’urna, o prima di andare al seggio, non sarebbe male che ci pensaste.

Chi paga la luce?

Questo non è nemmeno un post, prendetelo come un tweet un po’ più lungo per dare una notizia.
Circa tre mesi fa il centro sociale Gabrio ha occupato un nuovo spazio per permettere al comune di bonificare l’amianto nello stabile di via Revello. Appena entrati nel nuovo stabile di via Millio gli occupanti hanno cercato di farsi intestare la fornitura di elettricità, la cosa però è risultata più complicata del previsto, tanto che solo da ieri la fornitura, prima interrotta, è finalmente ripresa. Per arrivare a questo risultato però il Gabrio ha dovuto accollarsi tutto il debito del precedente intestatario (il comune di Torino) per un ammontare di circa 2000 euro.
Tutto qui, giusto in piccolo aneddoto, in caso qualche ‘disinformato’ voglia ripescare la favola del comune che paga le bollette ai centri sociali.