Come si discute su twitter?

Riprendo il discorso fatto in un post precedente ( ‘To tweet or not to tweet’ ) per aggiornarlo.
L’argomento è l’utilità dell’essere su twitter. Quanto, in questo modo si riesca ad informarsi, e quanto a comunicare, non necessariamente nel senso di convincere qualcuno delle proprie idee, ma almeno del ‘forzarlo’ a riconsiderare le sue alla luce di nuovi elementi.
Sarà perchè nella giornata ho avuto cattivi esempi di comunicazione come quelli raccolti in questo frettoloso storify, ma francamente le discussioni su twitter ormai mi sembra rientrino sempre più in due sole categorie: i discorsi tra amici e quelli tra sordi. La possibilità di una discussione basata su argomenti e non su trucchi retorici mi pare sempre più lontana. Continuo a twittare e re-twittare, ma dubito che quel che scrivo arrivi a fermarsi nel pensiero di qualcuno che non era già in partenza daccordo con me.
Pessimismo? Depressione postferie? Valutazione sbagliata perchè basata su un confronto con professionisti della comunicazione che non rispecchiano l’utente medio di twitter? Spero di si, così magari passa, per il momento sto ri-valutando la conclusione del post di cui parlavo sopra.

Senza speranza

E’ cominciata lunedì, presumo sia continuata ieri, anche se per la mia lontananza dai computer non posso confermare questa ipotesi, sta ulteriormente peggiorando oggi. Sto parlando di un’ondata di liquame che sta sommergendo twitter, e non solo. In questo momento il bocchettone è puntato sull’hashtag #pecorella, ma lunedì era su altri, e probabilmente domani o dopo sarà su altri ancora, questo ha poca importanza. Quello che importa è la sostanza di questo getto immondo.
‘Abbandonando’ twitter i WuMing scrissero C’è chi ha detto che un social network come Twitter è solo lo specchio della società. La metafora ci sembra inappropriata: uno specchio non accelera la tendenza all’entropia della realtà che riflette. Io oggi sarei contento di poterla pensare così, invece temo siano uno specchio fedele della nostra società.

Vedo persone che dicono ‘violento’ ad uno che ha solo parlato di fronte a chi invece ha picchiato e usato le armi. Magari non quel carbiniere personalmente, ma di certo qualcuno con la sua stessa divisa, e finche agiscono a volto coperto e senza segni di riconoscimento, e si coprono l’un l’altro con comportamenti omertosi(1) come si fa a distinguerli?
Leggo di direttori di giornale che definiscono ‘cretinetti’ chi si oppone alla polizia in modo non violento (e, certo, salire su un traliccio dell’alta tensione è pericoloso, ma mettersi davanti ad un carro armato lo è meno?), e soprattutto vedo orde di lettori che gli danno ragione.
Mi imbatto nelle parole di un deputato, nominato dal PD anche se pagato da noi tutti (La porta del dialogo è rimasta aperta fin dal 2005. L’Osservatorio presieduto dall’Arch. Virano non ha mai cacciato nessuno degli amministratori, ma si dialoga sul ‘come fare’ l’opera non sul ‘se farla’), per cui è scontato che in discussione possano essere solo le virgole, mentre la sostanza la decidono lui e i suoi colleghi, compresi quelli per eleggere i quali si sono chiesti voti alla ‘ndrangheta. Ma, ed è ancora peggio, in queste parole mi imbatto perchè qualcuno (non credo un suo collega) le rimbalza come un’affermazione sacrosanta.
Incrocio tutte queste ed altre simili cose, e anche se lo vorrei non posso credere che queste persone abbiano due modelli di comportamento, uno per la rete e uno per il mondo reale. E allora mi dico che se questa è la nostra società non saremmo in grado di navigare nemmeno in un lago tranquillo, figuriamoci nelle bufere cui stiamo andiamo incontro. Se siamo questo, e io temo che lo siamo, non abbiamo speranza

(1) La definizione è riportata letteralmente dalla sentenza definitiva sulle violenze durante lo sgombero del presidio notav di Venaus il 5 dicembre 2005, sentenza che affermava che, anche se era dimostrato che numerosi reati fossero stati commessi da membri delle forze di polizia, nessuno poteva essere condannato perchè era impossibile identificarli “anche per via dei comportamenti omertosi tenuti dai colleghi”.

To tweet or not to tweet

A seguito del ‘flame’ #Bobbio (vedi storify di @uomoinpolvere) e alla ri-affermazione di diminuito (eufemismo) interesse per la piattaforma da parte dei WuMing, in molti stanno mettendo in discussione la loro presenza su twitter, ad esempio su identi.ca (l’alternativa a twitter più gettonata in questi giorni) sempre @uomoinpolvere ci scherza così:
Vendo account twitter tenuto bene, trending followers in ascesa, 500 € tratt., attenersi perditempo, valuto permuta con offerta di lavoro.
mentre altri pensano di usare entrambe le piattaforme, in modo indipendente o in parallelo (si può farlo tramite tweetdeck come spiegato qui).

Forse il discorso vi sembrerà una questione puramente tecnica, e quindi di scarsa rilevanza, ma a me sembra che invece sia una scelta di impostazione fondamentale, e provo a spiegarmi.
Per prima cosa lasciamo fuori dal discorso due gruppi, uno è quello di chi è decisamente famoso, come i WuMing che, a meno di emigrare in Groenlandia senza connessioni, saranno seguiti da un bel numero di persone ovunque stiano, l’altro è quello di chi ha scelto di usare i due account in parallelo, perchè questi di fatto restano su twitter quanto c’erano prima (per quel che conta, se non fossi bloccato da un problema tecnico io adotterei questa soluzione). Queste due categorie non sono comprese nel discorso.
E veniamo a quello che, per me, è il punto. Passare da twitter a identi.ca permette sicuramente di trovare un ambiente meno inquinato da mestatori vari, in cui si può parlare e non si deve urlare, però questo avviene perchè è un ambiente in cui ci si trova tra simili, e allora spostarsi li per me significa decidere che si fa una scelta precisa, quanto meno rispetto al microblogging, cioè quella di usarlo per formarsi, informarsi, organizzarsi, ma non per diffondere le proprie idee e/o posizioni.E’ una scelta giusta? Sbagliata? E’ necessaria o si può fare anche in altro modo? Di sicuro dipende molto da come e quanto si usa twitter, e da quanti follower si hanno, quindi non mi azzardo a dare una risposta generale. Nel mio caso però conto di restare ancora su twitter, e di affacciarmi ad identi.ca solo come ascoltatore o quasi, a meno che le migrazioni non spostino tutto ciò che c’è di interessante.
Insomma, so che è uno sporco lavoro, ma penso serva ancora farlo.