Il voto utile

L’ultima goccia è stata questa dichiarazione di Vendola (che trovate qui)

Consideriamo attentamente la storia recente, penso a quei voti del movimento 5 stelle che hanno consentito di consegnare il Piemonte al leghista Roberto Cota

Il martellamento sul voto utile non è però iniziato oggi e non viene da una sola voce, quindi vediamo di chiarire un paio di cose, usando l’esempio portato dal leader di SEL, che è sicuramente il più frequentemente utilizzato da chi sostiene la stessa sua tesi.
Vediamo di partire dai dati (che trovate ad esempio qui).
Nelle elezioni del consiglio regionale del Piemonte del 28-29 marzo 2010 vinse Roberto Cota con 1.043.318 voti contro i 1.033.946 di mercedes Bresso. Una differenza di meno di 10.000 voti. In quella stessa elezione Davide Bono Movimento 5 stelle) prese 90.086 voti individuali, l’unica lista che lo sosteneva ne prese 69.448, cio vuol dire che oltre 20.000 persone votarono lui ma non il movimento 5 stelle.
Nelle elezioni regionali è abbastanza normale che i voti del candidato siano più di quelli della somma delle liste, ma nel caso di Bono la differenza ( -22% ) è decisamente superiore alla norma (nel caso della Bresso, ad esempio, è stata del 13% circa). Questi dati hanno portato molti analisti a pensare che ci sia stato un numero rilevante di persone (in genere si ritiene esponenti del movimento notav, tendenzialmente di sinistra ma disgustati dal comportamento tenuto dalla Bresso in relazione a quella materia) che hanno votato una delle liste che sosteneva l’ex governatore, ma hanno indicato come presidente Davide Bono. La loro analisi è probabilmente giusta, ma non va a sostegno del discorso sul ‘voto utile’ per almeno due ragioni.
La prima, più semplice, è che stiamo parlando di sistemi elettorali diversi tra di loro, che per le elezioni politiche il voto disgiunto è cosa completamente diversa (si tratterebbe di votare partiti diversi per camera e senato), e che dunque i due casi non sono paragonabili. E’ una cosa talmente ovvia che non si può pensare che un uomo politico non la sappia, per cui viene da chiedersi quanto sia in buona fede chi usa un simile argomento.
C’è poi però un altro discorso, meno evidente ma altrettanto importante, e su questo sono chiamato a rispondere in prima persona. Io sono uno di quelli che tre anni fa hanno votato uno dei partiti pro-Bresso (rifondazione) e Davide Bono come presidente. Scelsi quel voto non perchè volessi eleggere Bono, ma perchè il regolamento elettorale permette il voto disgiunto, permette di votare un presidente senza votare una lista, ma non permette di votare una lista senza votare un presidente. Quindi, siccome non avevo intenzione di votare Bresso, ho scelto un candidato che non avesse speranze di vincere, in modo da poter dare il mio voto a rifondazione. Se questo non fosse stato possibile non avrei votato.
Quindi, ‘caro’ governatore Vendola e ‘cari’ candidati e simpatizzanti della sua coalizione, mettetevelo in testa, l’utilità si definisce sempre in rapporto ad un obiettivo e, per me, e spero per molti altri, aiutarvi ad andare al governo non è utile per nessuno dei nostri obiettivi, in nessun modo.

Primarie, politiche e orizzonti

La settimana scorsa su twitter ho avuto una piccola discussione con i 99 posse, partendo da un loro tweet che diceva

Cari rivoluzionari da tastiera, in attesa della rivoluzione d’ ottobre @NichiVendola premier non sarebbe affatto male. Preferite #Renzi?

La mia replica è stata

[email protected] @NichiVendola premier sarebbe un po’ meno peggio di Renzi. Ma pensare un po’ più a lungo termine?

Da qui è partita la discussione, visto però che su twitter la sintesi a volte aiuta ma a volte intralcia cerco di argomentare un po’ meglio. So di farlo con un certo ritardo, ma il tempo è sempre scarso.

Primarie (del pd).
Dei 5 candidati (da destra a sinistra, forse, Tabacci,Renzi, Bersani, Puppato, Vendola) la cosa più sbagliata che si può dire è che siano tutti uguali, però di certo nessuno di loro (nessuno in assoluto, credo) governando con una coalizione basata sul PD avrà mai la possibilità di rinnegare l’agenda Monti. Questo era chiaro dal principio, e quindi bisogna pensare che chi ha accettato di partecipare non abbia intenzione di cambiarla, independentemente da quello che individualmente ne pensi.
A questo punto la domanda: ha senso per chi non vuole l’agenda Monti partecipare alle primarie del PD, votando o sostenendo un candidato? Secondo me no, anzi, sostenere un candidato alle primarie (anche solo per il tempo delle primarie stesse) è dannoso, perchè può far pensare che attraverso il PD e la sua coalizione ci sia una speranza di modificare la direzione del governo del paese, speranza che è solo sogno, e come diceva il boss “A dream is a lie, if it don’t ‘come true”.

Politiche e orizzonti.
Già che ci siamo allarghiamo il discorso, partendo sempre da un tweet dei 99 in quella discussione

@robgast69 al di là della fantapolitica chi ti farebbe piacere avere come premier?

sul momento la mia risposta (dopo la quale loro hanno considerato chiuso il discorso, non so se perchè pensavano che avessi ragione, o che fossi irrecuperabile, o se semplicemente non avessero più tempo) è stata questa

@99Posse X me il problema non è premier. In coalizione Pd farebbe politiche di merda chiunque. Vendola sarebbe stato utile se nn alleato pd

Ok, non votiamo PD (sai che sorpresa), ma chi votiamo? Votiamo?
Una risposta non ce l’ho (ancora), ma sono sicuro che per trovarla bisogna partire accettando il fatto che nelle politiche della prossima primavera non c’è nessuna speranza che venga eletto un governo che una persona di sinistra può considerare accettabile. Quindi bisogna chiedersi se è meglio lavorare per farne uno un po’ meno peggio (ma pur sempre inaccettabile) oppure per far si che alle elezioni successive ci sia una possibilità di eleggerne uno decente? In entrambi i casi il grosso del lavoro non va fatto tramite le urne, ma nessun momento come quello del voto ha il potenziale di ottenere un risultato tanto grosso con uno sforzo tanto modesto, quindi prima di rinunciarci ci voglio pensare almeno due volte.
Almeno a questa domanda una risposta ce l’ho: non ho nessuna intenzione di cercare di lavorare per un meno peggio che è comunque male, grazie ma ho già dato, ultimo esempio il 2006. Da qui a sapere se/per chi votare il passo è ancora lungo. Votare per un partito che ha poche possibilità di raggiungere il quorum per entrare in parlamento ha senso? Oppure è più utile un voto di disturbo (si, inorridite pure, sto parlando del movimento 5 stelle). Ma poi quel voto può davvero dare un disturbo (cioè togliere la maggioranza al PD)?
Ogni suggerimento è ben accetto
Aggiornameto: ieri ho trovato questo pezzo. Di Marco Paolini ho un’altissima stima, e questo mi causa ancora più dubbi.