Sugli incendi in Valsusa

Prima il silenzio assoluto, poi il rumore più coatico, entrambi con lo scopo di non far capire: questo è stato l’atteggiamento dei media mainstream rigurado agli incendi in Valsusa. In questo post raccolgo qualche articolo apparso su altre fonti e che mi sembra dica cose un po più sensate

– Prima di tutto, per chi fosse stato lontano durante questa settimana, su TGVallesusa un breve riassunto dei fatti
Qui Claudio Giorno analizza le cause della siccità, che non è solo dovuta alle scarsissime precipitazioni di quest’autunno.
– Su Giap, il blog dei Wu Ming, un post e una lunga serie di commenti, centrati proprio su come i media hanno affrontato la questione.
– Sul sito di Radio Blackout un’intervista a Luca Giunti, guardiaparco in Valsusa, realizzata al terzo giorno di incendi
– Su Diario del web un pezzo di Maurizio Pagliassotti sulle vere cause di questo disastro.
– Su Alpinismo Molotov (blog con cui collaboro) la disamina di un articolo de “La Stampa” è usata per spiegare come vengono fatti passare messaggi distorti senza mentire esplicitamente.
– Per finire su questo stesso blog ho parlato di come alcuni poitici abbiano cercato di strumentalizzare la questione a favore del TAV, e di cosa questo ci dica della loro idea di governo.

Io e il ‘viaggio’

Oggi ho finito di leggere Un viaggio che non promettiamo breve. Essendo stato un pre-lettore del libro ne avevo già parlato qui e, anche se in modo più particolare, anche qui.
Fa un effetto strano leggere un libro di cui sei coprotagonista, non solo quando è proprio la tua voce a parlare dalle pagine, ma anche quando semplicemente viene raccontato un episodio in cui tu c’eri, e ancora di più lo fa quando la narrazione ha un tono epico che oltretutto ti sembra pienamente giustificato, e questo effetto toglie la già poca obiettività di cui normalmente dispongo.
Detto questo parliamo del libro. Come più volte dichiarato dall’autore la costruzione prevede di narrare fatti reali con stile letterario, e il campo di applicazione di questo esperimento è la storia del movimento notav, 25 anni di lotte contro il progetto della nuova linea ad alta velocità (ripeto, contro il progetto, che della linea ad oggi non esiste ancora un metro) ma anche i molti di più che hanno costruito in valsusa le condizioni perchè questa lotta riuscisse a reggere così tanto tempo. Il libro è diviso in 5 parti che saltano un po’ avanti e indietro nel tempo, dall’eresia dei Catari ad oggi, e a tratti anche a destra e a sinistra nello spazio, dall’Andalusia a Trieste, ma sempre ruotando attorno agli ultimi 25 anni in Valsusa.
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Un viaggio che non promettiamo breve

Oggi (11° anniversario della battaglia del seghino) esce in libreria “Un viaggio che non promettiamo breve – 25 anni di lotte notav”, nel consigliarlo mi permetto di dare un piccolissimo suggerimento per la sua lettura.
Prima di iniziarlo guardate bene la copertina, perchè il lavoro che ZeroCalcare ha fatto riempiendo la X rossa della bandiera notav con le facce di chi quello sbarramento si è messo a formarlo, spesso proprio con il suo corpo, è lo stesso che Wu Ming 1 ha fatto con il testo che troverete aprendo il volume, raccontando l’opposizione con le voci di chi l’ha fatta, e di chi in tempi precedenti ha costruito le condizioni per cui questa lotta ha potuto resistere venticinque anni senza che una controparte decisamente meglio armata potesse acquisire un vantaggio decisivo.
Per raggiungere questo risultato ha potuto contare su una grossa collaborazione da parte del movimento notav in varie forme. Alcuni lo hanno guidato nelle visite (a volte difficoltose) ai luoghi della lotta, sia a quelli divenuti simboli sia a quelli attualmente terreno di scontro. Alcuni gli hanno rilasciato lunghe interviste che gli hanno permesso, oltre che di raccogliere una larga quantità di aneddoti su questi venticinque anni ed oltre, anche di entrare nell’atmosfera del movimento. Altri (tra cui io) hanno collaborato alla revisione del testo, facendo da ‘cavie’, su cui testare l’effetto di una scrittura che, pur riportando fatti oggettivi (scrupolosamente verificati, la controparte ha già dimostrato con il caso De Luca di avere la querela esageratamente facile) ha lo stile di un romanzo epico (in più occasioni l’autore ha detto di essersi ispirato al ciclo andino di Manuel Scorza).
In conclusione rubo ad Alberto Prunetti le parole per invitarvi a leggere il libro perchè, come dice in una sua recensione.
“serve, servirà per il futuro, il tuo libro. Forse non serve in Val di Susa, dove sanno fare le cose benissimo anche senza di noi. Serve al di fuori della valle”.

Update 9 novembre. Su Alpinismo Molotov abbiamo pubblicato un post con i commenti del gruppo al libro e stralci della grande mole di mail che ci eravamo scambiati con Wu Ming 1 in quanto ‘lettori di prova’ del testo. Lo trovate qui

Altrove 2

In attesa di riuscire a trovare il tempo per scrivere qualcosa qui sopra continuo a linkare miei interventi su altri siti. Oggi segnalo una discussione sul TAV in calce a questo post su giap (che peraltro già di suo varrebbe la pena di essere letto), in cui ci sono parecchi commenti miei. Aldilà della paternità degli interventi la discussione mi sembra un’utile descrizione non tanto delle ragioni dei notav, quanto dell’inesistenza e/o pretestuosità di quelle dei sitav.
Buona lettura

Tifiamo Scaramouche

Che i Wu Ming abbiano scritto un romanzo ambientato nella rivoluzione francese ed intitolato “L’armata dei sonnambuli” penso sia noto a molti. Chi l’ha letto sa (e a a chi non l’ha letto rovino poco la lettura dicendolo) che nel romanzo si aggira un personaggio che compie le sue azioni indossando la maschera di Scaramouche. Da qui, e dalle due (1 e 2) precedenti raccolte dir acconti promosse dagli stessi Wu Ming, qualcuno si è messo in testa di lanciarne una terza. La lavorazione è stata più lunga del previsto, tanto che io avevo già messo online il mio racconto, ma ora la raccolta completa dei racconti (divisi in quattro volumi) è uscita: la potete trovare qui (il mio racconto è nel tezo volume “Rivolta viene”). Buona lettura!

Altre 4 carte

Oggi è stato pubblicato l’e-book Tifiamo 4, libro collettivo la cui genesi è illustrata qui da @millmr, curatore (anzi, curandero) della raccolta. Per riassumerla molto in breve, si trattava di scegliere 4 carte (foto) tra 11 che ritraggono dettagli di costa e scriverci su un racconto.
Io l’ho fatto (è a pag. 33), e dopo i quatto assi di MarianoTomatis queste sono le mie quattro carte da dedicare a Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò. Il mio racconto l’ho scritto a metà dicembre, pochi giorni dopo il loro arresto, leggendolo credo non sia difficile capire cosa centri con il loro caso. Eccolo qui

Giornalismo tossico

Parto da un brevissimo scambio di battute su twitter a proposito dell’interpretazione che i media mainstream hanno dato e stanno dando degli eventi intorno al 9 dicembre, e mi prendo un po’ più di spazio per spiegarmi più charamente.
Indipendentemente dal giudizio che si da di quella protesta (nel mio caso, per essere chiari, negativo), sicuramente quel che dice @ZeroFanzine è vero, nel senso che i media hanno attribuito ai forconi tutto quello che è avvenuto in quei giorni, restando all’ambito torinese, che è quello che conosco meglio, persino la manifestazione dei rifugiati che occupano il MOI che all’ennesima insistenza sono finalmente riusciti a farsi riconoscere la residenza nel comune di Torino. Manifestazione che, come si vede qui (e come era facile immaginare), ha tutt’altra origine.
La domanda però per me è un altra: davvero dobbiamo interessarci di quello che i media mainstream dicono del movimento? Io non credo. Senza nemmeno discutere della loro buonafede, sembrano davvero ormai incapaci di percepire correttamente la realtà. In un incontro di presentazione di Nemico pubblico, WuMing1 diceva che ormai pare si possa dare un secondo significato all’espressione “narrazioni tossiche”, usandola anche per paragonare il rapporto del giornalista con la notizia alterata a quello di un tossicodipendente nei riguardi della sostanza che assume, la sua necessità di alterare ogni volta di più la notizia per seguire quell’andamento di crescita esponenziale che il “turboliberismo” sembra pretendere da ogni prodotto che si voglia appetibile.
E allora, ancor più se i fatti sono percepiti (o resi) non correttamente non per una scelta, ma per un’incapacità, che senso ha preoccuparsi di come ci rappresenteranno questi media? Quello che diranno è deciso a priori (da una scelta o da un ancora più inevitabile meccanismo inconscio), e una volta scelto cosa dire un pretesto per dirlo lo si trova sempre. Io credo che usare questi media per capire se stiamo agendo bene sia dannoso, usarli per argomentare pro o contro qualcosa scorretto, insomma, penso dovrebbero sparire del tutto dal nostro discorso.

Tifiamo Asteroide

Dopo il boato assordante, con le orecchie che fischiavano, sentivamo ancora quella musica. Dove fino a un istante prima si trovava Enrico Letta, capo del governo di larghe intese, si apriva una spaventosa voragine. Dall’enorme cratere si levavano nubi di fumo nero.

Questo è il finale di (quasi) tutti i 100 racconti (ma è in preparazione una seconda edizione in cui compaiono alcuni racconti in più, che erano andati ‘persi’ nel primo invio) della raccolta “Tifiamo Asteroide”. I WuMing, che l’hanno lanciata, la presentano così, e Mauro Vanetti, il curatore ne parla così.
In una raccolta di racconti ognuno è ovviamente libero di scegliersi il proprio percorso, e forse in questo caso, data la mole della raccolta, forse è impossibile non saltare qualcosa, ma tra i racconti da non perdere mi permetto di segnalare (oltre al mio, ça va sans dire 🙂 ) sono quelli di Girolamo Di Michele (ça va sans dire, stavolta sul serio), quello di VecioBaeordo, e quello di Gaber Ricci. Inoltre, al di là del valore letterario, è imprescindibile chiudere la lettura con il pezzo di Renè Thom (che non a caso chiude la raccolta) che, anche se viola la regola del ‘concorso’, ne riassume alla perfezione il senso. L’ebook è scaricabile dalla stessa pagina di Giap in cui c’è la presentazione dei WuMing, il mio racconto è anche qui.
Buona lettura.

Non avete scampo

Sono giorni difficili, dopo che venerdì la magistratura ha confermato quanto improprio sia l’uso del termine ‘giustizia’ per riferirsi ad essa (parlo ovviamente di questa vergognosa sentenza, a proposito della quale vi propongo questa analisi di Wu Ming 4).
Sono giorni difficili, e in giorni simili si cerca conforto un po’ ovunque. Probabilmente vi sembrerà paradossale ma io la trovo in questa notizia (a scanso di equivoci, guardo alla notizia non per quanto comporta per i corridori, ma per quanto comporta per l’azienda Tour, alla disperata ricerca di una rinnovata credibilià che, anche per via di episodi come questo, non pare riuscire a ritrovare).
L’anno scorso, quando il Tour de France stava per celebrare la tappa con arrivo a Pinerolo, nel movimento notav si era parlato di una possibilità di bloccare la tappa in segno di protesta per i fatti del 3 luglio. Come si sa poi non si è fatto nessun tentativo di ostacolare il passaggio dei ciclisti, nondimeno quest’anno gli organizzatori del Tour, per non saper nè leggere nè scrivere, hanno deciso di passare molto lontano dalle zone notav (vedi mappa) e andare a cercare altre salite sui Pirenei. A quanto pare scappare non gli è servito a molto, e io spero che questo sia solo il primo segno del fatto che in generale non serva a niente a chi tutto crede di comandare (anche se forse, visto che scappa non lo crede fino in fondo). Spero davvero che non abbiate scampo.

Senza speranza

E’ cominciata lunedì, presumo sia continuata ieri, anche se per la mia lontananza dai computer non posso confermare questa ipotesi, sta ulteriormente peggiorando oggi. Sto parlando di un’ondata di liquame che sta sommergendo twitter, e non solo. In questo momento il bocchettone è puntato sull’hashtag #pecorella, ma lunedì era su altri, e probabilmente domani o dopo sarà su altri ancora, questo ha poca importanza. Quello che importa è la sostanza di questo getto immondo.
‘Abbandonando’ twitter i WuMing scrissero C’è chi ha detto che un social network come Twitter è solo lo specchio della società. La metafora ci sembra inappropriata: uno specchio non accelera la tendenza all’entropia della realtà che riflette. Io oggi sarei contento di poterla pensare così, invece temo siano uno specchio fedele della nostra società.

Vedo persone che dicono ‘violento’ ad uno che ha solo parlato di fronte a chi invece ha picchiato e usato le armi. Magari non quel carbiniere personalmente, ma di certo qualcuno con la sua stessa divisa, e finche agiscono a volto coperto e senza segni di riconoscimento, e si coprono l’un l’altro con comportamenti omertosi(1) come si fa a distinguerli?
Leggo di direttori di giornale che definiscono ‘cretinetti’ chi si oppone alla polizia in modo non violento (e, certo, salire su un traliccio dell’alta tensione è pericoloso, ma mettersi davanti ad un carro armato lo è meno?), e soprattutto vedo orde di lettori che gli danno ragione.
Mi imbatto nelle parole di un deputato, nominato dal PD anche se pagato da noi tutti (La porta del dialogo è rimasta aperta fin dal 2005. L’Osservatorio presieduto dall’Arch. Virano non ha mai cacciato nessuno degli amministratori, ma si dialoga sul ‘come fare’ l’opera non sul ‘se farla’), per cui è scontato che in discussione possano essere solo le virgole, mentre la sostanza la decidono lui e i suoi colleghi, compresi quelli per eleggere i quali si sono chiesti voti alla ‘ndrangheta. Ma, ed è ancora peggio, in queste parole mi imbatto perchè qualcuno (non credo un suo collega) le rimbalza come un’affermazione sacrosanta.
Incrocio tutte queste ed altre simili cose, e anche se lo vorrei non posso credere che queste persone abbiano due modelli di comportamento, uno per la rete e uno per il mondo reale. E allora mi dico che se questa è la nostra società non saremmo in grado di navigare nemmeno in un lago tranquillo, figuriamoci nelle bufere cui stiamo andiamo incontro. Se siamo questo, e io temo che lo siamo, non abbiamo speranza

(1) La definizione è riportata letteralmente dalla sentenza definitiva sulle violenze durante lo sgombero del presidio notav di Venaus il 5 dicembre 2005, sentenza che affermava che, anche se era dimostrato che numerosi reati fossero stati commessi da membri delle forze di polizia, nessuno poteva essere condannato perchè era impossibile identificarli “anche per via dei comportamenti omertosi tenuti dai colleghi”.