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Fassino e TINA

Guardando alle cifre si potrebbe pensare che Torino, tra le grandi città, sia stata l’unica in cui le elezioni per il PD sono andate tutto sommato bene. Certo, dopo due elezioni consecutive in cui eleggevano il sindaco al primo turno questa volta sono rimasti molto lontani da questo obiettivo ottenendo il 42% di voti e perdendo quasi il 15% dalle elezioni precedenti, però mentre a Napoli sono fuori dal ballottaggio, a Roma al ballottaggio ci arrivano ma con un grosso ritardo, e a Milano partono praticamente alla pari, qui hanno 10 punti abbondanti di vantaggio, che sembrerebbero un margine rassicurante. E lo potrebbero essere se il problema per il sindaco uscente si chiamasse Chiara, anzichè TINA.
Tutte le campagne elettorali del PD (e prima dei DS) sono state basate sul convincere gli elettori che non esistessero alternative, ma in nessun luogo questo ha funzionato bene quanto a Torino, anche grazie al fatto che una parte del centrodestra (lista ‘I moderati‘) si è dichiaratamente schierata con Chiamparino prima e con Fassino poi, mentre l’altra parte ha contribuito alle vittorie presentando candidati privi di qualsiasi possibilità di vittoria (Buttiglione, la poco luminosa meteora Coppola, e a questo turno Napoli). Essere andati al ballottaggio ha però smascherato il bluff, ha reso evidente che un’alternativa (migliore o peggiore, a ognuno il proprio giudizio, non è di questo che volevo parlare) esiste ed è praticabile oggi.
E’ per questo che il PD teme che un 11% abbondante di vantaggio possa non essere sufficiente per vincere il ballottaggio, ed è per lo stesso motivo che il PD nazionale teme che questo risultato possa sbriciolare tutta la sua impalcatura. E io credo che entrambi i timori siano fondati.