Piccola riflessione

Se due anni fa avessimo fatto un sondaggio chiedendo se considerare chi metteva a rischio la vita per ottenere la libertà fosse da considerare un esempio positivo sono sicuro che la maggioranza di risposte affermative sarebbe stata schiacciante, e forse alla domanda così formulata forse lo sarebbe ancora oggi, nella pratica però oggi si considera un criminale chi non accetta di rinunciare alla libertà per incrementare marginalmente la propria speranza di sopravvivenza.

Letture

Nelle ultime settimane ho riletto alcune cose che avevo scritto anni fa, con mia sorpresa quella che mi è sembrata la migliore, o almeno il più in sintonia con il momento attuale è questo romanzo breve scritto 17 anni fa, con la differenza, rispetto a quando lo scrissi, che la possibilità di arrendersi mi sembra oggi un’alternativa accettabilissima, ma purtroppo irraggiungibile. L’impossibilità di immaginare un futuro decente, al momento persino l’impossibilità di immaginare un ritorno alla situazione pre-lockdown, con la situazione delle vaccinazioni che è la perfetta rappresentazione di tutta la nostra organizzazione sociale, in cui una fede cieca nella tecnologia ci consegna inermi e sotto tiro ad un controllo sociale che già si era fatto soffocante dopo le twin towers, e da allora non ha fatto che peggiorare, con il tacito assenso della maggioranza delle persone, la percepisco come una cappa soffocante. Continue reading

Natale

E così siamo arrivati a Natale, ancora o di nuovo in lockdown.
Quest’estate stavo parlando con un mio cugino di un racconto che ho scritto in primavera: La conversazione avveniva nel periodo in cui le misure restrittive erano state allentate e lui mi chiedeva se ero ancora pessimista come quando avevo scritto, io non ricordo esattamente cosa gli ho risposto, forse qualcosa di un po’ evasivo, ma ricordo bene che la sua domanda mi aveva fatto pensare di aver esagerato nel mio veder nero, e invece… si vede che l’ottimismo è una malattia congenita dell’essere umano, e di certo fa molti più danni del covid.
Comunque è quasi Natale, e tra poco di una settimana ci sarà anche il cambio di anno, festeggiamolo pure (per quanto ci è permesso), ma non aspettiamoci che il prossimo si renda da solo migliore di quello che sta terminando.

Non è il momento di fare feste

“Non è il momento di andare in giro, non è il momento di fare feste”. L’ho appena sentito dire da un espero al gr di popolare network (edizione delle 7.29). Il momento di andare a lavorare per fare arricchire sempre gli stessi sì, e anche il coprifuoco lombardo esclude chi si sposta per ragioni di lavoro. Dobbiamo fermarci? OK fermiamoci ma tutto, prima di tutto il lavoro, il resto dopo. L'”articolo 0″ della “costituzione più bella del mondo” non smette di far danni

La frontiera nascosta

La prima volta in cui ho sentito nominare La frontiera nascosta avevo deciso di non leggerlo. Venivo da un periodo in cui avevo letto molto di Sepulveda, e il fatto che questa fosse una raccolta di racconti aveva molto intiepidito il mio interesse: le raccolte di racconti scollegati fra loro non mi hanno mai entusiasmato, e nemmeno il fatto che Le rose di Atacama fosse una felice eccezione a questa regola mi aveva indirizzato verso questa lettura.
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Il Gabrio non è un luogo

L’estate scorsa i compagni del CSOA Gabrio mi avevano chiesto di scrivere un breve testo sul mio incontro con il centro sociale. Il pezzo avrebbe dovuto far parte di un libretto pubblicato nell’autunno per i festeggiamenti dei 25 anni dell’occupazione. Il processo di lavorazione del libretto ha poi avuto una serie di intoppi, fino a disperdersi completamente nel lockdown, allo stato attuale è poco probabile che veda mai la luce, a me però il pezzo che avevo scritto piaceva, per cui, per evitare che vada completamente perso, lo pubblico qui.
Buon compleanno in ritardo al Gabrio, e buona lettura a voi.
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Diario scolastico 6 – una mesta conclusione

Oggi ho accompagnato mio figlio a concludere il suo percorso nella scuola materna, o scuola dell’infanzia: è’ stata una conclusione surreale e mesta.
Siamo andati alla scuola per ritirare gli indumenti di ricambio che erano rimasti li e la cartellina di quanto aveva realizzato quest’anno, avevamo appuntamento all’una meno un quarto. Ci si doveva presentare scaglionati, un bimbo ogni quarto d’ora in modo da evitare ‘pericolosi’ incroci, in realtà combinando ai nostri cinque minuti di anticipo con i dieci di ritardo del bimbo precedente siamo arrivati praticamente insieme, noi appena una decina di metri dietro a loro, quanto bastava per farci fermare fuori del cancello ad attendere il nostro turno.
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Covid e podismo

Durante la ‘fase 1′ i podisti, che per motivi misteriosi non si poteva fare a meno di chiamare runner, hanno subito un po’ di tutto, vessazioni insensate, insulti, in alcuni casi anche aggressioni, anche da parte delle forze dell’ordine sono stati additati come untori anche se nessuna persona dotata di un minimo di logico poteva pensare che fossero davvero un fattore rilevante nel dilagare dell’epidemia. Io personalmente non ho vissuto episodi spiacevoli perchè la collocazione della mia abitazione, a parchi pubblici chiusi, mi ha costretto a rinunciare del tutto alle mie uscite, ma di racconti, anche documentati, in rete ne sono apparsi molti.
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Diario recluso – un racconto

Ho scritto un racconto che parla di questo lockdown, per me è un piccolo esperimento in quanto inizia come una non fiction novel (se siete lettori di questo blog potreste riconoscervi all’interno contenuti rimaneggiati di alcuni post) e finisce come un racconto di fantasia.
Avendolo scritto intorno alla metà di aprile, alcuni degli avvenimenti che immaginavo nel futuro sono ormai nel passato, alcune ‘previsioni’ sono state confermate, altre smentite, avrebbe avuto più senso pubblicarlo subito ma non l’ho fatto perchè una rivista web mi aveva detto che l’avrebbe pubblicato sabato scorso, evidentemente ha cambiato idea perchè la pubblicazione non è avvenuta. Aldilà dei dettagli comunque il senso generale del racconto purtroppo resta ancora valido.
Se vi ho incuriosito abbastanza da leggerlo lo trovate qui.
Buona lettura

Aggiornamento 11/05: dalla rivista mi hanno detto che avevano dimenticato di avvisarmi che la pubblicazione era stata spostata a mercoledì. Quando sarà sul loro sito aggiungerò il link.

Aggiornamento 13/05: Il racconto è stato pubblicato su CarmillaOnline

Italia -Spagna

Stamattina mi sono imbattuto in questo video pubblicato sabato da un runner basco, in cui celebra la possibilità di ritornare a correre (con molta invidia per i luoghi in cui può farlo).
Anche in Italia domani c’è stata qualche piccola apertura alle libertà individuali, molti dettagli dell’apertura spagnola sono diversi da quella italiana, ma la differenza che mi sembra più importante è proprio il quando. In Spagna la restituzione delle libertà è stata di sabato, per dare il massimo vantaggio alle persone, in Italia di lunedì, per dare il massimo vantaggio alle aziende. “Io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono” cantava Gaber, della canzone io cambierei il finale in “purtroppo lo sono”.