Senso di colpa

In questo periodo di reclusione tra tante cose faticose la più difficile è sicuramente la gestione del rapporto con mio figlio. In pochi giorni si è visto togliere la scuola (senza nemmeno poter salutare i compagni, qui in Piemonte la chiusura è iniziata dalle vacanze di carnevale), lo judo, la possibilità di uscire, e poi anche quella di andare in cortile, se non una volta ogni 2-3 giorni per una mezzora o poco più, rigidamente senza incontrare altri bambini, quando la sua abitudine era di passarci praticamente tutto il tempo libero a giocare con 5-6 quasi coetanei, con questa situazione, in aggiunta al fatto che pare che i rischi per i bimbi della sua età siano veramente minimi è inevitabile che provi una grossa frustrazione.
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Altolà, chivalà

Gli effetti della campagna stampa contro chi osa uscire di casa mezz’ora al giorno per respirare (vedi 1 e 2) non tardano a vedersi. Sono ormai un paio di settimane che mio figlio (6 anni) esce una o due volte al giorno per una mezz’ora, accompagnato da me o da mia moglie (prima gli era concesso il cortile, poi grazie all’intelligenza di alcuni vicini può andarci solo molto raramente, vedi qui), quasi sempre esce in bicicletta o col monopattino. Un paio di volte avevamo incrociato vetture di polizia e carabinieri e nessuno aveva mai avuto niente da ridire, mezz’ora fa invece sono stato fermato e ho avuto un lungo battibecco con un carabiniere, il quale, dopo avermi chiesto per che motivo ero fuori casa ed essersi sentito rispondere che facevamo attività motoria vicino casa in sequenza mi ha rimproverato per le seguenti ragioni
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C’è un sole splendido

Ieri ho messo nell’armadio la giaccavento invernale e ho tirato fuori quella estiva, oggi dovrei fare un’operazione analoga per le scarpe. Fuori c’è un sole splendido (e lasciamo perdere che un sole splendido ad aprile qui a Torino preannuncia una brutta siccità nell’estate) e questo rende ancora più penoso il quarto weekend consecutivo da recluso nel proprio alloggio. Io già un po’ mi sento in gabbia ovunque a Torino, per quanto a tratti lo abbia voluto e a lungo ci abbia provato non sono mai diventato un cittadino, ho bisogno di un contatto frequente con la natura, per chi ha letto Il senso di Smilla per la neve, credo che seppure in scala più ridotta, i miei bisogni e le mie sensazioni somiglino molto a quelle della protagonista. Ufficialmente la reclusione è confermata per i prossimi 10 giorni, ma non penso che si potrà a tornare a circolare prima di maggio, e anche allora probabilmente non senza limitazioni che la stessa OMS giudica non solo inutili ma dannose. Dura resistere

#IoRestoACasa

Ormai sostanzialmente tutti gli specialisti sono concordi sul fatto che le misure prese dal governo relativamente all'”emergenza coronavirus” sono in gran parte inutili o dannose (un esempio qui, un altro qui).
In particolare relativamente al restare chiusi in casa (come le misure del governo vogliono senza ordinare e gli attuatori non di rado impongono) come spiega il professor Burgio nell’audio linkato sopra, intorno al minuto 50, allo stato attuale è inevitabile che la maggior parte della popolazione verrà a contatto con il virus. Ciò che possiamo e dobbiamo fare è ‘incontrarlo’ quando noi siamo nelle migliori condizioni (e in questo senso è ovvio che la misura è controproducente, costringendoci all’inattività fisica e ad una insufficiente ossigenazione ed esposizione alla luce solare che inevitabilmente ci debilitano), e soprattutto incontrarlo in una ‘modica quantità’, in forma non concentrata, in modo che il nostro organismo possa meglio prendervi le misure. Chiudersi in casa ritarda il momento in cui il nostro cammino incrocerà quello del virus, ma non aiuta in nessun modo a incontrarlo in condizioni più favorevoli. Ritarda il problema ma non lo attenua.
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Rabbia

In questi giorni è la rabbia il sentimento prevalente.
La rabbia per la cattiveria idiota di chi preferisce togliere ad altri che ottenere per se, che non è nuova dato che già 47 anni fa De Andrè cantava
Tante le grinte le ghigne, i musi
Vagli a spiegare che è primavera
E poi lo sanno ma preferiscono
vederla togliere a chi va in galera

La rabbia per gli abusi dello stato di polizia che è stato autorizzato (e la preoccupazione per quelli che potranno essere autorizzati in futuro)
La rabbia per quanto si è perso per non ottenere in cambio nulla, che come chiariscono i virologi (audio completo o trascrizione parziale) le attuali misure non sono assolutamente utili a farci superare questa emergenza, anzi, indebolendoci risulteranno probabilmente dannose per i singoli, e lo saranno sicuramente per una comunità che già prima era a pezzi e ora ne uscirà sbriciolata.
Una rabbia che i divieti ti impediscono anche di sfogare con uno sforzo fisico (una corsa, dei pugni a un sacco, una seduta di sollevamento pesi) e che quindi resta a marcirti dentro e a corrodere.
Lo so che quando si scrive bisognerebbe dire anche qualcosa di propositivo, ma in questo momento proprio non mi riesce.

Diario recluso 3

(continua da qui)

Martedì 17 marzo
Io e Emiliano ormai abbiamo quasi stabilito una routine. Al mattino si sveglia abbastanza tardi, verso le nove, con calma fa colazione, si lava, si veste, poi viene un po’ al tavolo dove lavoro a disegnare e colorare, verso le dieci, dieci e trenta fa merenda, poi sin genere scende a giocare in cortile fino verso mezzogiorno. Alle dodici e trenta io stacco dal lavoro, cucino qualcosa di veloce, mangiamo, poi gli accendo i cartoni animati, lavo i piatti e riprendo a lavorare. Verso le tre, tre e mezza lo stacco dai cartoni, gioca un po’ per conto suao, fa merenda, dopo le quattro scende di nuovo in cortile, io lavoro fino alle cinque poi lo raggiungo fino a quando inizia a fare buio, che lasciarcelo senza che ci sia io o la mamma non è una cosa che mi piaccia, anche se con la finestra del balcone aperta e il volume di voce esagerato dei bimbi lo sento benissimo.
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Diario recluso 2

(continua da qui)

Venerdì 13 marzo
Giornata simile a ieri, con la differenza che Emiliano comincia a dare segni di insofferenza per l’isolamento, e soprattutto per il fatto che io sono in casa ma, dovendo lavorare, e anche recuperare il ritardo causato da due giorni di ferie e quasi uno intero di mancata connessione, non posso dargli retta. Hai voglia a trovargli un gioco che possa fare da solo, o a chiedergli di scegliersene uno, dopo cinque minuti è sempre di nuovo seduto vicino a me a parlarmi, per questo io e Gemma decidiamo che da lunedì chiederemo alla babysitter di venire un paio d’ore al mattino, così potrà giocare un po’ con lei. Io riesco persino a fare una corsetta, ma di quello ho raccontato qui (paragrafo ‘il racconto di R’).
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Diario recluso

Oggi è l’ottavo giorno in cui sono confinato in casao dalle (altrui) paranoie da COVID-19, apparentemente un punto poco sensato per iniziare un diario, ma è proprio oggi pomeriggio che è successo il fatto che mi ha convinto della necessità di tener traccia degli eventi. Di questo episodio però parlerò tra qualche post, quando ci arriveremo. Per ora parto dall’inizio e vedrò di recuperare gradualmente il ritardo.

Lunedì 9 marzo
Mattina, rientro al lavoro, che giovedì e venerdì ho preso due giorni di ferie per cercare di gestire la chiusura della scuola materna di mio figlio Emiliano (in Piemonte nonostante non ci fossero ancora numeri rilevanti di contagiati la chiusura è partita ben prima che in altre regioni, forse perchè il governatore Cirio da buon novarese si sente più lombardo che piemontese), e rientrando trovo le palazzine semideserte. Di qualche centinaio di persone che ci lavorano ce ne sono forse cinquanta, e i cinque colleghi del mio gruppo sono uno in malattia e quattro in telelavoro, mi contattano via skype e mi dicono per organizzarmi per iniziare anch’io il telelavoro da domani.
Lì per lì, superati i problemi tecnici e burocratici, mi sembra una buona notizia, certo con Emiliano che mi gira attorno lavorare non sarà semplicissimo, ma almeno risparmieremo i soldi della babysitter. In serata però arriva un’altro pezzo di informazione che arriva solo in serata, con l’annuncio dell’estensione della zona rossa a tutta l’Italia.
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