Irrevocabile

Così Mario Draghi ha definito qualche giorno fa la scelta di aderire all’euro. Io l’ho trovata una dichiarazione particolarmente significativa proprio per la scelta del termine.
Irrevocabile. Credo sia chiaro a tutti che la scelta di una moneta non può esserlo, e che se qualcuno è stato così boriosamente idiota da scriverlo in un trattato (o da firmarlo) non per questo non l’ha reso vero, e che crederlo sia un atto altrettanto stupido. Mario Draghi non è uno stupido, sono certo che sappia che quel trattato, come ogni affermazione insensata, non vale più della carta su cui è scritto, e proprio per questo scandisce una parola che già dal suono dichiara la sua funzione: quella di (tentare di ) intimidire l’interlocutore.
Irrevocabile è un termine della burocrazia, evoca la distanza abissale che separa le carte dalle vite, e la distanza notoriamente induce timore. E’ il solito ritornello del There Is No Alternative, ma è sparito il tono bonario di qualche tempo fa, è come se Draghi (e per estensione i nostri governanti) non pensassero più di spiegare la lezione a dei ragazzini, che di tanto in tanto devono essere consolati dalla durezza della vita, ma invece fossero convinti di urlarla ad un’assemblea inferocita, magari ancora mettendo la faccia davanti alla fila di fucili schierati, ma pronti scambiarsi di posto in qualunque momento. Io ho seri dubbi sul fatto che ci valutino correttamente, la distanza può ingannare anche loro, ma certo il fatto che lo pensino un po’ mi inquieta.
A meno che Draghi non intendesse usare l’aggettivo nel secondo significato che il vocabolario Treccani fornisce, etichettandolo come letterario “che non ritorna più, che è definitivamente passato“.

Etica e giurisprudenza

Sulle pagine di questo blog ho argomentato spesso contro la tendenza, sempre più in voga, a far coincidere etica e legalità, torno oggi sull’argomento per riportare un’argomentazione a sostegno della mia tesi fornitami da una fonte da cui non mi sarei mai aspettato un aiuto in tal senso: un giudice.
Sabato scorso ero nell’aula 59 de tribunale di Torino per assistere al processo per direttissima a Nicoletta Dosio, storica attivista notav, per il reato di evasione dagli arresti domiciliari cui è sottoposta (non mi dilungo sul caso, chi vuole approfondire può trovare materiale qui). Per la verità sono arrivato nell’aula a processo già abbondantemente iniziato ed ho potuto sentire solo le deliberazioni del giudice, ma è proprio da queste che viene la mia argomentazione.
Nel riepilogare il processo il giudice dava atto del fatto che “l’imputata ha dato lettura di un documento in cui spiegava le ragioni del suo comportamento”(1), ma dichiarava di non aver tenuto conto nel giudizio di quanto detto da Nicoletta perchè “sono considerazioni che attengono all’etica, e non sono rilevanti per la giurisprudenza”(1).
Ecco, così netto non l’avevo mai detto nemmeno io. L’etica non è rilevante per la giurisprudenza (e quindi per la legalità). Fanno parte di due campi diversi, non hanno alcun contatto fra di loro, e stavolta a dirvelo non è un anarchico o qualcuno che si oppone allo status quo, ma di un giudice di tribunale, uno il cui mestiere è mantenere lo status quo.
E ora, voi che sostenete che la legalità sia tutto, come potete non credere a chi in fatto di legalità ha l’ultima parola?

(1) tutte le citazioni delle frasi del giudice sono a memoria, non ho avuto la prontezza di prendere appunti o registrare

Utile

Per una volta devo ammetterlo, ieri il senatore Stefano Esposito con un suo post ha reso un ottimo servizio alla collettività.
Partiamo da un passo indietro, ieri un italiano che combatte con le forze di autodifesa curde in Siria ha postato un video per illustrare la situazione nell’area e rivolgere alcune richieste a personaggi politici quali Renzi e la Mogherini. Vedendo il video il senatore Esposito per prima cosa ha sentito il bisogno innanzitutto di rivelare il nome di questa persona, mettendola a rischio, non tanto ora che combatte quanto quando deciderà di spostarsi altrove, visto che l’unica via d’uscita dal Rojava passa dalla Turchia, dove chiunque sia alleato dei curdi è sottoposto a vessazioni di ogni tipo.
Una volta fatto questo il senatore ha sentito la necessità di dichiarare che D.G. è un cattivo esempio. Non per le sue convinzioni, infatti è dalla parte dei curdi come il sen. Esposito dice di essere, e ritiene che Erdogan sia “un pessimo soggetto” come il sen. Esposito dice di ritenere, ma perchè, invece di sostenere un governo alleato del pessimo soggetto e latitante sia sulla questione curda che sulla guerra all’ISIS come fa il senatore, decide di impegnarsi in prima persona in coerenza con le proprie convinzioni.
A questo punto qualcuno dirà che la dichiarazione del senatore è dovuta a vecchie ruggini (Grasso, come lo stesso Esposito tiene a ricordare, è un notav ed un militante del centro sociale Askatasuna, due delle entità più indigeste per l’esponente PD) ma io penso che vedere le cose in quest’ottica sia limitativo, così come lo sarebbe ritenere che il pensiero del senatore non sia esemplare di quello del suo partito.
Andando al nocciolo, dichiararsi dalla parte della giustizia e contro gli assassini come Erdogan va bene, ma agire concretamente per migliorare la situazione è sbagliato e perfino “allarmante”, questo è il concetto di partecipazione secondo il PD. Ringraziamo il senatore Esposito per avercelo così esplicitamente chiarito.

Fassino e TINA

Guardando alle cifre si potrebbe pensare che Torino, tra le grandi città, sia stata l’unica in cui le elezioni per il PD sono andate tutto sommato bene. Certo, dopo due elezioni consecutive in cui eleggevano il sindaco al primo turno questa volta sono rimasti molto lontani da questo obiettivo ottenendo il 42% di voti e perdendo quasi il 15% dalle elezioni precedenti, però mentre a Napoli sono fuori dal ballottaggio, a Roma al ballottaggio ci arrivano ma con un grosso ritardo, e a Milano partono praticamente alla pari, qui hanno 10 punti abbondanti di vantaggio, che sembrerebbero un margine rassicurante. E lo potrebbero essere se il problema per il sindaco uscente si chiamasse Chiara, anzichè TINA.
Tutte le campagne elettorali del PD (e prima dei DS) sono state basate sul convincere gli elettori che non esistessero alternative, ma in nessun luogo questo ha funzionato bene quanto a Torino, anche grazie al fatto che una parte del centrodestra (lista ‘I moderati‘) si è dichiaratamente schierata con Chiamparino prima e con Fassino poi, mentre l’altra parte ha contribuito alle vittorie presentando candidati privi di qualsiasi possibilità di vittoria (Buttiglione, la poco luminosa meteora Coppola, e a questo turno Napoli). Essere andati al ballottaggio ha però smascherato il bluff, ha reso evidente che un’alternativa (migliore o peggiore, a ognuno il proprio giudizio, non è di questo che volevo parlare) esiste ed è praticabile oggi.
E’ per questo che il PD teme che un 11% abbondante di vantaggio possa non essere sufficiente per vincere il ballottaggio, ed è per lo stesso motivo che il PD nazionale teme che questo risultato possa sbriciolare tutta la sua impalcatura. E io credo che entrambi i timori siano fondati.

#TifiamoScaramouche per la bonifica, ovvero Comune (di Torino), comunicazione e amianto

Circa sei mesi fa avevo scritto questo breve post per parlare del comportamento del comune di Torino relativamente alla bonifica di un edificio vuoto contente amianto, oggi pubblico un piccolo aggiornamento perchè mi sembra si sia evidenziata una ulteriore scelta di priorità da parte del comune.
In sei mesi nessun intervento è stato eseguito sullo stabile che nel frattempo, lasciato a se stesso, sta ovviamente continuando a deteriorarsi. Una cosa però è cambiata, l’avviso ritratto in questa foto è stato spostato e posizionato sulla palazzina che si vede sullo sfondo della stessa, divenendo ovviamente meno visibile per i passanti. Credo che con questo si possa dire che per il comune di Torino la ripetizione del mantra Albanesiano “va bene, va tutto bene” ha una priorità superiore alla necessità di informare la popolazione.
Ad informare dobbiamo quindi pensarci noi, per questo l’associazione “amici di via Revello” ha organizzato per domenica 20 settembre una giornata di sensibilizzazione sull’argomento della bonifica, sia dell’ex Gabrio che della ex Diatto. All’interno di questa giornata uno spazio sarà dedicato alla lettura di racconti da “Tifiamo Scaramouche“. Saranno presenti, oltre al sottoscritto, @abesibe, @davidegastaldo, @gioco1010, @maurovanetti, @Moby_Sick e SylvieFreddie, e forse anche altri autori. Perchè la maschera non smette di agire con l’ultimo racconto della raccolta.
Oltre alle letture ci saranno proiezioni, laboratorio grafico per bambini e aperitivo condiviso, il tutto davanti allo stabile in questione, in via Revello, tra via Frejus e via Chianocco, a partire dalle 17.

Le dimissioni

Un breve racconto, suggerito dalla recente approvazione dell'”Italicum”

La segretaria aprì la porta e l’uomo entrò nello studio salutando con un cenno del capo il collega seduto alla scrivania
«Signor presidente.»
«Onorevole Rossi, l’aspettavo. Ero curioso di sapere perchè questo appuntamento fosse così urgente.»
«Temo di doverle dare un grattacapo, presidente. Sono qui per annunciarle che sono costretto a dare le dimissioni.»
Il volto del presidente si scurì all’istante. Fissò l’onorevole Rossi, come per chiedergli se parlasse seriamente.
«Lei sa che le respingerò.»
«Lo immaginavo, ma questo non cambierà di molto le cose.»
«Perchè?»
«Sono malato presidente, malato terminale. Ho un mesotelioma pleurico, secondo i medici mi restano da due a quattro mesi di vita, vorrei passarli in pace a casa, e non in aula.»
«Non potrebbe esserci un errore nella diagnosi?»
L’onorevole Rossi scosse il capo.
«Mi spiace. E posso capire il suo desiderio di riposarsi, ma respingerò comunque la sua richiesta. Sarebbero le prime dimissioni di un parlamentare da trentadue anni, e non possiamo creare un precedente.»
«Lo so, è dall’entrata in vigore dell’Italicum bis che non accade. Però non vedo alternative.»
«Lei mi parla di un’elezione senza detentore del ruolo. Inconcepibile.» Continue reading

“Selma” e le distanze

Ieri ho visto “Selma – la strda per la libertà“, film evitabile, ma in cui un paio di dettagli mi hanno colpito per la distanza che segnano fra la reltà presente e l’immaginario del film (Che non so dire se corrisponda o meno alla reltà dei fatti narrati).
Il primo è numerico: nel film al primo tentativo di marcia Selma – Montgomery parteciparono poco più di 500 persone, al secondo circa 5000. Pensare che numeri così esigui (in una nazione di 200 milioni di abitanti) fossero sufficienti a smuovere la politica e confrontarli con le risposte dei presidenti del consiglio degli ultimi dieci anni a manifestazioni di decine di migliaia di persone è davvero sconfortante.
Anche la riflessione che mi suggerisc il secondo dettaglio è amara. Le immagini della carica della polizia alle manifestazione hanno un’impressionante similitudine con quelle che si vedono in strada negli ultimi anni, ma dell’onda di indignazione che porta in pochi giorni a decuplicare i partecipanti non c’è nessuna traccia, anzi, sempre più spesso si sentono parole di apprezzamento o compatimento per i ‘poveri poliziotti’.
Oggi un “tweet di “@ricchiardic diceva che nessuno fermerà Renzi perchè siamo un paese imbelle. Sicuramente veo, ma quanto è possibile fare viste queste distanze?

Il decreto, l’arresto e le dichiarazioni

Metto insieme in un post il decreto ‘antiterrorismo’ (a proposito del quale vedi anche qui), l’arresto di un italo-tunisino, traduttore,anche se su molti giornali lo si definisce ‘autore’, di un manifesto dell’IS (a proposito, a quando l’arresto dei traduttori dei ‘Mein Kampf’? e degli editori?) e le sparate sincronizzate dei ministri Poletti e Giannini. Una forzatura? Credo di no.
Quello che a mio giudizio lega i tre eventi, aldilà della loro assurdità che spero non sia sfuggita a nessuno, è proprio un’intenzione comune, ovvero quella di restringere da ogni punto di vista (legale, giudiziario, e persino del tempo) le libertà individuali che in pieno stile Orwelliano questo governo (analogamente ai precedenti) dichiara di voler proteggere e ‘rendere più sicure’.
Vietare e perseguire penalmente la diffusione di opinioni (ributtanti? Per me si, ma chi mi dice che domani qualcuno non dirà, anche solo strumentalmente, altrettanto delle mie? Devo forse permettere che basti questo per farmi mettere il silenziatore?), limitare il tempo libero, l’unico in cui r-esiste una tenue possibilità di sviluppare un pensiero critico, sono mosse che da direzioni diverse convergono su un unico obiettivo: cristallizzare uno status quo al ribasso, obbligando a preferire il quasi nulla sicuro (ma lo è poi per davvero?) al molto possibile, sacrificare ad una presunta sicurezza (ma di chi? e da chi? perchè nessuno pensa di dover fare un decreto per proteggerci dai carabinieri? O dai paracadutisti?) ogni residua libertà ed aspirazione.
Credo che la migliore spiegazione dei rischi di questa politica sia in questa vignetta, alla quale affido la chiusura

Priorità 2

Altro sguardo alle priorità del comune di Torino. Vicino a casa mia c’è un edificio che è stato negli anni prima la scuola elementare Casati, poi il centro sociale Gabrio, e che da circa un anno è vuoto, dopo che il centro sociale si è trasferito per permettere al comune di bonificare gli edifici dall’amianto che contengono.
Nonostante la gravità della problematica il comune procede con i tempi lentissimi che gli sono propri, tanto che noi che abitiamo in zona iniziamo a preoccuparci perchè la vernice protettiva con cui gli occupanti coprivano le parti in amianto per evitare rischi alla salute, propria e degli abitanti della zona, è un rimedio efficace ma di breve durata, la verniciatura va ripetuto ogni paio d’anni, e dall’ultima mano ormai ne sono appunto quasi passati due.
Ma, aldilà dei tempi, che possono anche essere dettati da esigenze economiche (anche se in un’assemblea l’assessore Passoni aveva garantito che i soldi per la bonifica c’erano, erano già stati accantonati e per usarli si attendeva solo che l’area fosse vuota), quello che mi colpisce sono ancora una volta le priorità del comune di Torino il quale, circa sei mesi dopo che l’area era stata riconsegnata, ha esposto nel punto più visibile dell’ex scuola questo stricione (simensioni circa 3 metri x 2). Circa tre settimane dopo, sul cancello d’ingresso (molto meno visibile perchè più basso e non d’infilata su via Chianocco) è comparso questo avviso (dimensioni circa 50 cm x 50).
Quindi, sia come tempi che come spazi, il comune ritiene più importante avvertire che costruirà un parco (quando? come? questo lo si lascia alla fantasia del lettore) piuttosto che avvertire gli abitanti della tossicità della zona (per non parlare della questione ex Diatto, che sta a meno di 50 metri,dall’altra parte di via Frejus).
I parchi portano più consenso dell’amianto, è evidente, e ognuno ha le sue priorità

Rossa come una ciliegia

“Rossa come una ciliegia” è il titolo dell’ultimo romanzo che ho scritto; è un romanzo storico, ambientato nel periodo della guerra franco-prussiana e della Comune di Parigi, ed ho finito di rivederlo e risistemarlo circa un anno fa. Da allora ho cercato di farlo diventare un libro cartaceo, inviandolo a più di trenta editori di varia taglia, ma non sono riuscito a trovarne uno disposto a pubblicarlo* , quindi questo romanzo non diventerà un libro. Inutile dire che questa per me è una delusione, ma
resto convinto che che valga la pena di leggerlo. Se volete potete farlo scaricandolo da qui, ed eventualmente riferirmela in coda a questo post.

*Piccola (ma nemmeno tanto) digressione sugli editori, ovvero voglio togliermi qualche sassolino dalla scarpa.
Da nessuno ho ricevuto un rifiuto (il che in teoria vorrebbe dire che non è ancora detto che il romanzo non verrà pubblicato),. Nella maggior parte dei casi sono stati silenzi, che fanno parte del gioco,e in due casi delle prese in giro, più o meno grandi.
Un editore mi ha detto che in linea di massima era interessato, e che mi avrebbe fatto sapere entro qualche settimana, per poi sparire non rispondendo nemmeno più alle mail con cui, tre mesi dopo, gli chiedevo notizie.
Ma la sorpresa peggiore è stato ricevere una proposta di pubblicazione a pagamento da un editore a cui non avevo inviato il romanzo (I libri di Emil) e che lo aveva sicuramente letto, almeno sommariamente. Incuriosito da questo fatto ho cercato di scoprire come gli fosse arrivato, fino a capire che l’avevo inviato ad un altro editore (Meridiano Zero) del medesimo proprietario (Odoya).
Visto che ho fatto due segnalazioni in negativo vorrei farne due in positivo in positivo per Eris e Intermezzi, decisamente superiori alla media in cortesia e trasparenza.