La cancellieri sembra confusa

Il ministro dell’interno Annamaria Cancellieri commenta le sentenze del processo Diaz (le citazioni riportate nel seguito sono presa da In qui)
La dichiarazione che apre l’articolo è ottima, e penso che ogni italiano dovrebbe sottoscriverla “Il G8 di Genova è una pagina dolorosa per la polizia e questo mi ferisce. Ho visto come tutti le immagini di quello che è successo all’interno della Diaz e posso dire che non condivido nulla di quell’operazione. Di fronte a errori gravi è giusto che i responsabili ne subiscano le conseguenze“. Benissimo.
Poi il ministro passa a considerazioni più opinabili, ma tuttavia legittime “questa non può diventare la condanna di tutte quelle migliaia di uomini e donne che ogni giorno, indossando una divisa, fanno il proprio dovere“. In ogni caso anche chi non è daccordo non può non pensare che il suo ruolo le imponga una difesa d’ufficio di un’istituzione (la polizia di stato) di cui è responsabile.
Un po’ oltre però viene una una terza dichiarazione, in relazione al fatto che i condannati dovranno essere interdetti dai pubblici uffici per cinque anni, e quindi rimossi dai loro incarichi, dice che questo costerà alla polizia un prezzo altissimo “perché perdiamo alcuni nostri uomini migliori“. E qui non capisco.
Uomini condannati per aver mentito allo stato e aver fabbricato prove false per coprire i gravissimi reati commessi durante un’operazione da loro voluta e diretta sarebbero gli uomini migliori? Io non ho conoscenza dell’ambiente e non posso dire se il ministro abbia ragione, ma se dei criminali sono gli uomini migliori della nostra polizia come può il ministro chiederci di aver fiducia in essa?

Diaz for dummies

Ieri sera sono andato a vedere “Diaz – don’t clean up this blood”. Prima di vederlo ne avevo lette parecchie recensioni, da quelle postive come questa del collettivo militant, a quelle negative come questa di Enrico Zucca e Lorenzo Guadagnucci (che, per chi non lo sapesse, è uno dei personaggi del film, con nome modificato, come tutti). Stamattina poi ne ho trovata un’altra, di jumpinshark, che è forse quella che mi ha convinto di più.
Premessa: ‘Diaz’ vuole chairamente essere un film per il grande pubblico, quindi concentrasi solo una parte (comunque già pesantissima) di quanto in effetti accadde in quei giorni a Genova era una necessità, sia per ragioni di durata della pellicola che di recepibilità della stessa. Ho visto il film in una sala piccola, quindi il mio campione non è statisticamente attendibile, ma a giudicare dai commenti direi che il film funziona, il messaggio arriva e arriva con forza, e direi che arriva tanto più forte quanto meno lo spettatore è informato sui fatti, il che è indubbiamente un bene. Da spettatore abbastanza informato ho però trovato alcune cose che mi hanno dato molto fastidio.
(Avviso spoiler. I fatti su cui si basa il film dovrebbero essere noti a tutti, quindi non credo di rovinare alcuna sorpresa, però se continuate la lettura sappiate che ve ne rivela alcune parti)
Iniziamo dalle cose che mi sono piaciute: Non è possibile, a meno di non essere in cattiva fede, pensare che il film sostenga che quanto è successo sia dipeso da alcune ‘mele marce’, tuttalpiù evidenzia molto le rare ‘mele sane’ ma, direi, senza arrivare a farne degli eroi.
Non è equivocabile il fatto che nella Diaz non vi fossero armi e che la polizia (tutta quella presente) abbia partecipato sia al pestaggio a freddo che alla fabbricazione di prove false, così come non è equivocabile che tutta la polizia presente abbia partecipato, attivamente o da semplice ma compiaciuto spettatore, alle torture di Bolzaneto.
Oltre a questo trovo sia da segnalare il fatto che il personaggio di poliziotto più positivo presentato nel film (Fournier nella realtà) quando capisce cosa sta avvenendo a Bolzaneto non riesce a fare meglio che andarsene con un suo amico per non essere coinvolto. Insomma, il film ha la giusta durezza verso i colpevoli di quel massacro.
In contrasto con quanto pensano Zucca e Guadagnucci (ed altri) a me è piaciuta anche la scelta di non dare ai personaggi i nomi veri. Trovo che questo vada nella direzione di evitare di archiviare il film come riferentesi ad un caso chiuso e ormai non più ripetibile. I poliziotti e funzionari dello stato rappresentati nel film non sono (solo) i loro corrispettivi presenti a Genova, sono ognuno una categoria non esaurita, di cui si possono trovare in ogni momento esempi vivi e attivi.
Contrasta con questo, però (ed è il primo e più piccolo fastidio) l’immagine di Berlusconi che riferisce alla camera sui fatti, presa da immagini di repertorio. Quell’immagine spinge nella direzione opposta, verso ‘ attribuire a quell’uomo, a quel governo, tutte le colpe, verso il considerare quello delle nostre forze dell’ordine un problema ormai superato. Tra le due spinte alla fine forse è la prima a prevalere, la seconda però trovo che la indebolisca non poco
Secondo fastidio: trovo condivisibile la scelta di e quando chiudere il film, e di conseguenza il limitare ai titoli di coda le notizie sul dopo, mi pare però un’omissione grave il fatto di non aver trovato spazio nemmeno in quelli per citare le numerose promozioni ricevute dai responsabili. E’ vero che la descrizione delle omissioni a copertura è pittusto approfondita, però secondo me non evidenziare che lo stato oltre a frenare per proteggere i colpevoli li premiò riduce di molto l’evidenza delle colpe di chi, senza essere a Genova, avallò quanto vi successe.
Infine il terzo e principale fastidio (con premessa): il film, come detto, si concentra sulla questione Diaz, il prima e il dopo hanno uno spazio minimo, e questo ci sta, però i 20 minuti (credo 20 minuti, ma vado ad impressione) sul ‘prima’ li ho trovati veramente poco convincenti. Dopo la breve sequenza in reverse del lancio della bottiglia (che verrà poi ripresa con un’insistenza forse un po’ esagerata) il film si apre su immagini della devastazione di un bancomat e alcune vetture. Siamo già al sabato, Carlo Giuliani è già morto e sono successe una quantità di altre cose, ma per tutta la durata della scena non lo si sa. La chiara impressione che riceve lo spettatore è che il motore primo del disastro siano state le violenze di una parte dei manifestanti. In tutto il film c’è solo Un breve accenno ad abusi della polizia precedenti al blitz alla Diaz, fatto in modo tale da rendere facile attribuirlo all’inziativa di un singolo poliziotto. La carica contro un corteo pacifico ed autorizzato in via Tolemaide pare non essere mai esistita, così come l’aggessione dei pacifisti in piazza Manin e tutti gli altri abusi. Nel film più poliziotti affermano, a più riprese, che “vogliono pareggiare i conti”, avvalorando l’ipotesi che fino a quel momento avessero subito delle aggressioni, quando invece le avevano commesse. E non vale come scusa nemmeno la mancanza di dati processuali su queste omissioni, infatti, almeno su via Tolemaide, la sentenza di proscioglimento dei manifestanti accusati di resistenza stabilisce che hanno agito per difendersi da un’aggressione ingiustificata che stavano subento da parte delle forze dell’ordine (vedi qui alla voce ‘Venerdì 14 dicembre 2007 La sentenza’)
La mancanza di queste parti, tra l’altro, rende difficilmente spiegabile il terrore o la rabbia che colgono tutti i manifestanti ad ogni notizia dell’approssimarsi della polizia (a meno di non voler supporre che si sentano in colpa per aver fatto qualcosa di sbagliato, impressione che il film in più parti sembra suggerire).
Insomma, per come l’ho visto io “Diaz – don’t clean up this blood” è un buon film ‘for dummies’, come credo fisse nelle intenzioni del regista. Per chi conosce almeno un po’ la storia di Genova 2001 però lascia un retrogusto spiacevole.