Giornalismo tossico

Parto da un brevissimo scambio di battute su twitter a proposito dell’interpretazione che i media mainstream hanno dato e stanno dando degli eventi intorno al 9 dicembre, e mi prendo un po’ più di spazio per spiegarmi più charamente.
Indipendentemente dal giudizio che si da di quella protesta (nel mio caso, per essere chiari, negativo), sicuramente quel che dice @ZeroFanzine è vero, nel senso che i media hanno attribuito ai forconi tutto quello che è avvenuto in quei giorni, restando all’ambito torinese, che è quello che conosco meglio, persino la manifestazione dei rifugiati che occupano il MOI che all’ennesima insistenza sono finalmente riusciti a farsi riconoscere la residenza nel comune di Torino. Manifestazione che, come si vede qui (e come era facile immaginare), ha tutt’altra origine.
La domanda però per me è un altra: davvero dobbiamo interessarci di quello che i media mainstream dicono del movimento? Io non credo. Senza nemmeno discutere della loro buonafede, sembrano davvero ormai incapaci di percepire correttamente la realtà. In un incontro di presentazione di Nemico pubblico, WuMing1 diceva che ormai pare si possa dare un secondo significato all’espressione “narrazioni tossiche”, usandola anche per paragonare il rapporto del giornalista con la notizia alterata a quello di un tossicodipendente nei riguardi della sostanza che assume, la sua necessità di alterare ogni volta di più la notizia per seguire quell’andamento di crescita esponenziale che il “turboliberismo” sembra pretendere da ogni prodotto che si voglia appetibile.
E allora, ancor più se i fatti sono percepiti (o resi) non correttamente non per una scelta, ma per un’incapacità, che senso ha preoccuparsi di come ci rappresenteranno questi media? Quello che diranno è deciso a priori (da una scelta o da un ancora più inevitabile meccanismo inconscio), e una volta scelto cosa dire un pretesto per dirlo lo si trova sempre. Io credo che usare questi media per capire se stiamo agendo bene sia dannoso, usarli per argomentare pro o contro qualcosa scorretto, insomma, penso dovrebbero sparire del tutto dal nostro discorso.

Allora hanno proprio paura?

“Sono loro i moderni Black bloc? Quelli da cui dovremmo guardarci? Sono loro che a ogni pie’ sospinto metteranno a ferro a fuoco le città?”

“Ma detto ciò, si respira una strana sensazione, una consapevolezza diversa su dove andare a cercare i Black bloc del futuro. O meglio su quella che sarà la nuova frontiera delle pratiche illegali contro le istituzioni. “

“Oggi quei Black bloc sembrano superati. Non solo dagli anarcoinsurrezionalisti pronti a spedire pacchi-bomba, ad organizzare agguati armati […], a diffondere i loro programmi sul web”

“La «nuova internazionale» dell’antisistema che viaggia sul web, la «nuova Spectre» si chiama «Anonymous». E con loro dovremo fare i conti.”
Non è strano che la sezione italiana del network di utenti online che opera in forma anonima e rivendica la paternità di azioni di pirateria informatica, abbia deciso di assumere come propria la piattaforma politica della manifestazione romana di ieri?”

“Magari, i vecchi black bloc, quelli che conoscemmo a Genova in occasione del G8 del luglio del 2001, o nelle altre città che ospitarono i vertici del G8, sono ancora in azione, anche se più vecchi e più acciaccati. Sicuramente non ieri a Roma, vista la giovane età degli «incappucciati» fermati.”

Citazioni prese da da questo articolo di “La Stampa”.
A parte il fatto, già arcinoto, che presso quella testata i giornalisti nello scrivere hanno un livello di inibizione così basso che per gli esseri umani normali risulta irraggiungibile anche sotto l’effetto del peyote, a parte il fatto, altrettanto noto, che non hanno la minima idea degli argomenti su cui scrivono (a dimostrarlo basti la frase “«Tango down», il nome in codice dell’azione di ieri dei cyber terroristi italiani”), cosa ci dicono queste frasi?
Secondo me ci dicono tutte con tagli diversi, quello che in modo più chiaro dice la prima frase, una volta epurata del termine ‘blac bloc’, che i giornalisti (non solo a “La stampa”), usano un po’ come Peyo usava il verbo ‘puffare’, ci dice che nelle stanze di chi serve il potere, ed ha la tendenza ad essere più realista del re, c’è la paura che questa volta inizi qualcosa di serio.
Questo vorrebbe dire che la strada è quella buona, ma attenzione, se la strada è quella buona verranno prese contromisure per bloccarla, e le contromisure di un potere inetto spesso sono sproporzionate. Occhio a non restarci sotto.

A chi la spara più grossa

Il primo tassello è stata la scomposta reazione di Caselli a questo pezzo di Erri De Luca.
Poi ha proseguito Paolo Griseri su Repubblica, riportando di presunte consulenze sospette a esponenti notav per l’autostrada del Frejus, venendo poi smentito da uno degli ‘accusati’, Claudio Cancelli. (a cui Repubblica non ha comunque pubblicato la lettera in cui si difendeva, la completezza dell’informazione prima di tutto)
Ieri hanno insistito molti giornali, tra cui Repubblica, ed il senatore Stefano Esposito, millantando un imminente inizio dei lavori in Francia. Peccato che, come ha ben riassunto @mazzetta qui, avessero scambiato 15 anni per 15 giorni.
Oggi rilancia la procura di Torino, iscrivendo nel registro degli indagati per un episodio del 1 agosto Marco Bruno, in quanto identificato da un testimone. Peccato che un biglietto dimostri che la sera del 31/7 era salpato da Genova in direzione palermo (ma sui giornali, ad esempio Repubblica, le correzioni latitano…)
Difficile dire chi la spara più grossa, ma ripetere ancora che non c’è nessuna aggressione nei confronti dei notav offende la logica.

Documentazione

Ricevo (grazie Renato), e fermo a mo’ di fotografia, un’antologia dei servizi andati in onda in tv nei giorni sul sabotaggio al cantiere tav di Chiomonte (avvertenza, uno ha un’appendice che col tg non c’entra nulla). Commenti sullo stato della stampa in Italia ne ho fatti già parecchi, posso solo aggiungere che rispetto alla carta stampata le televisioni mi sembrano un passo oltre. Giusto qualche segnalazione che merita di essere fatta
– “Il movimento notav ufficiale”, è un’espression così ridicola che si commenta da sola
– Caselli che parla di “comportamenti paramilitari”. Considerato che sono in reazione a comportamenti militari non vedo dove stia la stranezza
– Fassino che nel suo commento “Tempi bui che non vogliamo più rivivere” non si rende conto che(o fa finta di non rendersi conto che), se lui il paragone lo vuol fare con il terrorismo nei fatti il paragone più calzante è quello con la Resistenza, di cui anche suo padre era stato un fiero esponente.
– La lapidazione mediatica del povero Maverick per questo post, giudicate voi dove, in queste riga, sia l'”istigazione a delinquere” di cui parlano i tg
Buona visione, per chi ne ha lo stomaco

TG 2 del 14-MAG-2013 ore 2030
TG 5 del 15-MAG-2013 ore 0800
TG LA 7 del 15-MAG-2013 ore 1330
TG R del 15-MAG-2013 ore 1400
TG 3 del 15-MAG-2013 ore 1420
TG R del 15-MAG-2013 ore 1930
TG 3 del 16-MAG-2013 ore 1420
TG R del 16-MAG-2013 ore 1400

Piccoli passi avanti 2

Seconda puntata (la prima, per chi è interessato, qui) per illustrare il lento ma graduale progresso della giustizia italiana. Un trend che, se mantenuto, potrebbe portarci a eliminare del tutto gli abusi di polizia in circa un paio di millenni.
Quindici anni fa poteva succedere di venire arrestati per reati commessi quando ci si trovava in un altra nazione (chi non sapesse di che parlo può, con un po’ di pazienza, leggere tutta la storia qui, a proposito,l’autore del libro è sotto processo per aver trattenuto per un braccio un carabiniere), e addirittura in un altro continente. Oggi non più così, prova ne sia il caso di un notav che, nonostante la accuse lanciategli su “la Stampa” da Massimo Numa (che per questo fatto è stato rinviato a giudizio per diffamazione aggravata), la procura di Torino non è ricaduta nei vecchi errori e l’uomo è sempre rimasto in libertà.
Insomma, un passo avanti, oggi per venire arrestati è necessario trovarsi nella stessa nazione in cui è stato commesso il presunto crimine. Certo, mentre questo viene commesso nel luogo A si può essere al lavoro nel luogo B, e l’arresto “in flagranza di reato” può avvenire in un terzo luogo C, a più di 2 km da A, un paio d’ore dopo i fatti. Però questi in fondo sono solo dettagli, no?
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Aggiornamento ricevuto via mail dopo la fine dell’udienza di convalida. Gli orari dell’attacco sono spostati mezz’ora più avanti ma la sostanza non cambia

Ho sentito poco fa l’avvocato Milano difensore di Cristian.
E’ terminata l’udienza di convalida (a porte chiuse) del G.i.p. Il responso sul mantenimento della misura cautelare arriverà entro domattina alle 12.
Gli elementi in gioco sono i seguenti:
-viene contestata ai due la partecipazione all’attacco notturno al cantiere, e quindi reati di danneggiamento e altro con le varie aggravanti -l’azione è cominciata alle 21,30 ed è terminata attorno alle 22,40 circa; è dimostrato che uno dei due ha bollato presso il posto di lavoro alle 22 a Ferriera di Buttigliera alta
-sono stati fermati alle 23 dalla Digos nelle borgate di Giaglione, senza neanche sapere che cosa è successo in Clarea (l’hanno scoperto dopo, in carcere)
-i due attivisti sostengono di non aver partecipato all’iniziativa in questione e ci sono buoni elementi che lo dimostrano -il P.M. e la Digos sostengono che è possibile la loro implicazioni con i fatti o parte di essi.
Può anche darsi che vengano scarcerati in giornata se vengono accolte le istanze dei difensori.
Staremo a vedere.
Luca
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Ulteriore aggiunta, un audio di radio Blackout, con un’intervista a Luca Abbà che, partendo dalla fiaccolata di ieri (10 febbraio) parla anche della questione degli arresti
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Conclusione (spero)
Nella serata di ieri Emanuele e Christian sono stati rilasciati . Qualcuno dirà che è la prova che la giustizia italiana funziona, a me 2 giorni di carcere per non aver fatto niente, per non essere nemmeno stati dove si svolgeva il presunto crimine, sembrano comunque troppi.

Ancora pessimo giornalismo

Stavolta prendo in analisi solo un passaggio di questo articolo su Repubblica torino, più precisamente

[…] ma soprattutto si è deciso di realizzare una galleria artificiale, di 150 metri, che coprirà completamente l’imbocco del tunnel nella montagna. “La galleria servirà per mantenere al chiuso tutte le lavorazioni del cantiere – ha precisato il presidente dell’Osservatorio Mario Virano – e quando l’opera sarà completata servirà da “bussola” per attutire i rumori e evitare l’effetto stantuffo dei treni in corsa all’ingresso e all’uscita della galleria”.
La filosofia del cantiere “indoor” sarà replicata anche nella zona dell’autoporto di Susa dove dovrà sorgere il cantiere più grande: “Ci siamo ispirati alle buone pratiche più avanzate in Europa – ha raccontato il presidente Virano – il cantiere sarà come una fabbrica e le attività si svolgeranno tutte al coperto, in un ambiente controllato per evitare rumori e polveri”.[…]

Il primo capoverso l’ho riportato solo per rendere più chiaro di cosa parli il secondo.
Quindi, secondo la giornalista, il cantiere in cui sarà costruita la nuova stazione, e che contestualmente dovrà, almeno temporaneamente, deviare o interrempere l’autostrada A32, la statale 25 e la ferrovia Susa-Bussoleno, sarà al chiuso.
Per ottenere ciò bisognerà realizzare una bolla (o un qualche altro tipo di costruzione) con una superficie di almeno un chilometro quadro, inoltre in questo caso statale, autostrada e ferrovia non potranno essere deviate (la valle è stretta, fuori dalla cupola non ci sarebbe spazio per farle passare, inoltre, se il cantiere fosse davvero indoor, anche le deviazioni dovrebbero essere realizzate al chiuso,al chiuso, e quindi non sarebbero percorribili). Il disservizio per i valsusini quindi crescerebbe di molto, così come i danni al turismo, anche perchè l’interruzione non durerebbe solo il tempo necessario a realizzare la modifica di percorso della singola via di comunicazione, ma quello che serve a realizzare il progetto nel suo complesso, quindi anni.
Sinceramente, per quanto pensi male dei progettisti, non credo che posssano prendere in considerazione uno scenario simile, più probabile che nei vari passaggi la notizia sia stata distorta fino a stravolgersi.
Giornalisti. Ce ne sarebbe un gran bisogno.

La paura

Leggevo ieri questo interessante articolo di @mazzettam in cui si dimostra come l’aumento di suicidi di cui tanto si parla non trovi corrispondenza nelle statistiche, nè in Italia nè in Grecia, e come questo aumento risutli solo scegliendo con cura quali dati considerare e quali escludere.
Dopo la lettura mi sono chiesto il perchè, allora, di questo tam-tam. Pigrizia dei giornalisti, che prendono per buona la notizia lanciata da un incauto senza verificarla? Potrebbe essere, ma in modo così capillare mi sembra difficil, e poi, tra tanti difetti, la pigrizia a Monti non gliela attribuisco, e anche lui ha avvalorato questa tesi in un suo discorso.
Allora forse la ricerca di un titolo che richiami l’attenzione? In parte sicuramente gioca anche questo, ma io credo che non sia una questione solo giornalistica, ma dell’intero sistema di “comando e controllo” (cit.) dell’Italia. Secondo me questo tam tam è una scelta cosciente, funzionale ad una modalità di gestione della società basta non più su ‘il bastone e la carota’ ma su ‘il bastone e il bastone’ L’obiettivo di questa modalità è costringere anche i non molti che non vi si sono ancora rassegnati all’approccio TINA (There Is No Alternative, non c’è alternativa), e quindi a rassegnarsi all’inazione.
La mia ipotesi trova sostegno nelle varie modalità con cui il governo del paese (inteso non solo come l’esecutivo Monti, ma in modo più complessivo come l’insieme delle istituzioni e dei poteri economici che le dirigono) sta aumentando la pressione contro quelle opposizioni che cercano di agire nel ‘mondo reale’, su cui il suddetto governo può esercitare un controllo molto minore di quello che ha sul mondo dei media, e contemporaneamente a garantire una sostanziale impunità a chi agisce per sostenere gli interessi del governo stesso.
In questa luce a mio giudizio si possono leggere sia l’accanimento giudiziario contro i notav (isolamento per detenuti in attesa di giudizio, accuse di lesioni perchè un carabiniere durante un inseguimento si è procurato una distorsione, conteggio di chi è colpito da insolazione o intossicato dai lacrimogeni fra i poliziotti feriti dai manifestanti), sia le assoluzioni clamorose degli ultimi tempi (Dell’Utri, piazza della Loggia), sia le proposte di legge per rendere il blocco stradale un reato penale anche nei casi in cui ora non è considerato tale, sia i continui ostacoli e ritardi nelle indagini sui casi di abusi di polizia (casi Diaz, Bianzino, Cucchi o, fortunatamente per colpe meno gravi, ancora sulle manifestazioni notav). Insomma, io vedo uno scenario simile a quello che profetizzava Antonio Albanese.
Resta da vedere quale sarà la risposta che troverà questo modus operandi nel mondo reale, su cui ancora il governo del paese non ha il completo comando e controllo. Forse eccedo in ottimismo, ma mi sembra che gli ultimi eventi, dal primo maggio in piazza ad alcuni risultati delle elezioni amministrative, indichino che il loro piano non stia funzionando come speravano.

Senza speranza

E’ cominciata lunedì, presumo sia continuata ieri, anche se per la mia lontananza dai computer non posso confermare questa ipotesi, sta ulteriormente peggiorando oggi. Sto parlando di un’ondata di liquame che sta sommergendo twitter, e non solo. In questo momento il bocchettone è puntato sull’hashtag #pecorella, ma lunedì era su altri, e probabilmente domani o dopo sarà su altri ancora, questo ha poca importanza. Quello che importa è la sostanza di questo getto immondo.
‘Abbandonando’ twitter i WuMing scrissero C’è chi ha detto che un social network come Twitter è solo lo specchio della società. La metafora ci sembra inappropriata: uno specchio non accelera la tendenza all’entropia della realtà che riflette. Io oggi sarei contento di poterla pensare così, invece temo siano uno specchio fedele della nostra società.

Vedo persone che dicono ‘violento’ ad uno che ha solo parlato di fronte a chi invece ha picchiato e usato le armi. Magari non quel carbiniere personalmente, ma di certo qualcuno con la sua stessa divisa, e finche agiscono a volto coperto e senza segni di riconoscimento, e si coprono l’un l’altro con comportamenti omertosi(1) come si fa a distinguerli?
Leggo di direttori di giornale che definiscono ‘cretinetti’ chi si oppone alla polizia in modo non violento (e, certo, salire su un traliccio dell’alta tensione è pericoloso, ma mettersi davanti ad un carro armato lo è meno?), e soprattutto vedo orde di lettori che gli danno ragione.
Mi imbatto nelle parole di un deputato, nominato dal PD anche se pagato da noi tutti (La porta del dialogo è rimasta aperta fin dal 2005. L’Osservatorio presieduto dall’Arch. Virano non ha mai cacciato nessuno degli amministratori, ma si dialoga sul ‘come fare’ l’opera non sul ‘se farla’), per cui è scontato che in discussione possano essere solo le virgole, mentre la sostanza la decidono lui e i suoi colleghi, compresi quelli per eleggere i quali si sono chiesti voti alla ‘ndrangheta. Ma, ed è ancora peggio, in queste parole mi imbatto perchè qualcuno (non credo un suo collega) le rimbalza come un’affermazione sacrosanta.
Incrocio tutte queste ed altre simili cose, e anche se lo vorrei non posso credere che queste persone abbiano due modelli di comportamento, uno per la rete e uno per il mondo reale. E allora mi dico che se questa è la nostra società non saremmo in grado di navigare nemmeno in un lago tranquillo, figuriamoci nelle bufere cui stiamo andiamo incontro. Se siamo questo, e io temo che lo siamo, non abbiamo speranza

(1) La definizione è riportata letteralmente dalla sentenza definitiva sulle violenze durante lo sgombero del presidio notav di Venaus il 5 dicembre 2005, sentenza che affermava che, anche se era dimostrato che numerosi reati fossero stati commessi da membri delle forze di polizia, nessuno poteva essere condannato perchè era impossibile identificarli “anche per via dei comportamenti omertosi tenuti dai colleghi”.

“E’ meglio tacere…”

Un vecchio adagio recita “E’ meglio tacere e dare l’impressione di essere stupidi che aprire la bocca e togliere ogni dubbio”. Non credo che Marcello Sorgi abbia pensato a questo detto stamattina, quando durante il programma radiofonico ‘Prima pagina’ ha risposto ad una telefonata di Paolo Prieri (qui la registrazione) sull’argomento TAV Torino-Lyon.
Dopo aver interrotto Prieri e averlo criticato perchè “più che una domanda ha fatto uno spot a favore dei notav” (cosa in parte vera, anche se la domanda c’era, ma ad altri che hanno fatto lo stesso per altri argomenti il conduttore non ha ribattuto, vedi prima telefonata sul podcast completo della trasmissione), Sorgi inizia col dire che i Notav sono dei violenti, che hanno assaltato gli operai del cantiere (falso, nessun operaio del cantiere risulta essere mai stato aggredito nè risultano indagini in questo senso) e che hanno assaltato il cantiere addirittura a colpi “di candelotti di dinamite” (altro clamoroso falso).


Sorgi poi dice che quanto affermato da Prieri sull’inutilità della linea “è falso”, ma l’unico studio che sostiene l’utilità della linea è stato fatto oltre 10 anni fa, e in questi 10 anni le sue previsioni sono state totalmente smentite. Infatti, a fronte di un aumento dei traffici previsto oltre il 50% si è avuta una sostanziale stabilità (vedi grafico in questo documento), ed è quindi difficle considerarla attendibile, e di conseguenza quello che dice Prieri può essere opinabile, ma sicuramente non lo si può etichettare come “falso”. La precisione delle parole è importante, e Sorgi, che di mestiere fa il giornalista, ne dovrebbe tener conto. Tanto più quando, come in questo caso, opera su un servizio pubblico come la Rai.
Il conduttore vorrebbe poi argomentare a favore della TAV, ma riesce solo a dire che se la ferrovia è meno inquinante dei TIR. Evidentemente ignora che questa ipotesi è già stata smentita sia da Mirko Federici, dell’Università di Siena (qui una breve citazione dal suo lavoro), che da prof. Ulgiati dell’Università di Napoli, e mai sostenuto da nessuna analisi sul ciclo competo di costruzione/manutenzione/esercizio.
Ma la chicca è un’altra. Sempre Sorgi “Se si trattasse si una discussione tranquilla io le direi portiamola avanti per tutto il tempo necessario”. Splendida idea, portiamo avanti la discussione, ma intanto costruiamo. E quando, a opera terminata o quasi, dovessimo decidere che non serviva che facciamo? Ripristinare le falde acquifere come prima è impossibile, senza pensare ai miliardi di euro spesi.
Mi sono dilungato a riportare alcune ragioni notav, non per la questione in sè ma per documentare la grave incompletezza, quando non l’erroneità, delle affermazioni di Sorgi, tenendo anche presente che tutti questi ‘errori’ li assembla in una risposta di meno di tre minuti. Il fatto che Marcello Sorgi, così come il suo giornale ‘La Stampa’, siano favorevoli al TAV non mi disturba, è nella logica delle cose che un quotidiano filoconfindustriale lo sia (se non loro chi?), trovo invece vergognoso l’atteggiamento di chi, incaricato di gestire una fascia di grande ascolto di un servizio pubblico, la occupa con affermazioni fuorvianti frutto, nella migliore delle ipotesi, di una totale incompetenza sull’argomento.
E il problema più grave è che lo stesso atteggiamento di Sorgi ultimamente l’ho ravvisato più volte anche in molti suoi colleghi, particolarmente in discussioni su twitter, a titolo di esempio riporto questo storify in tre parti (1, 2, 3) relativo ad una discussione tra @mazzettam e @MNuma1, account ora chiuso ma che fino a ieri risultava registrato da Massimo Numa, collega di Sorgi a ‘La Stampa’. In questa discussione @MNuma1 per più giorni ha insistito nel chiedere a @mazzettam un’identità che questi aveva già fornito, come verificabile del primo storify.
E’ come se, abituati ad esprimersi con un mezzo che, per sua natura, non consente il contraddittorio, questi giornalisti avessero introiettato la certezza che questa asimmetria gli permetta di affermare quello che vogliono senza nessuna cura per la realtà dei fatti, e di conseguenza basino la propria autorevolezza non sulla validità dei propri argomenti, ma solo sulla potenza del microfono a loro disposizione. Io non sono un giornalista professionista, però per ognuna delle affermazioni che ho fatto sul tav ho citato dati e/o documenti, Sorgi non l’ha fatto per nessuna delle affermazioni della sua risposta. E, purtroppo, facendolo è rimasto nella media dell’attuale giornalismo italiano.

Esche e pesci

Da qualche giorno un pescatore ha individuato uno stagno che ritiene pescoso, e sta gettandovi esche con una continuità notevole. A titolo di esempio analizzerei il suo ultimo lancio. Per chiarezza, lo stagno in questione è il tag #notav di twitter, e il pescatore @RTravan (secondo il suo profilo twitter “giornalista professionista, La Stampa”)

#Valsusa/Nilo Durbiano, sindaco #notav di Venaus, dopo un passato in rosso (prima Psi, poi Pd) passa ai Verdi. Prossima tappa azzurra?

A leggerlo così viene subito da ridere perchè:
1) @Rtravan usa l’aggettivo ‘Rosso’riferito al PSI di Craxi (e pensare che il defunto Bettino ci teneva tanto a specificare che loro non erano rossi ma rosa, come il garofano del loro simbolo)
2) Nilo Durbiano nel 2006 (anno della sua prima elezione a sindaco di Venaus nella “Lista Civica Impegno per Venaus”) faceva già parte dei verdi, quindi il suo è al massimo un ritorno.
3) Una traiettoria PSI-PD-Verdi tende inequivocabilmente (anche se molto lentamente) verso sinistra, ipotizzarne uno sbocco in azzurro (cioè PDL, cioè destra) appare curioso e poco giustificato.

Insomma, è del tutto evidente che questo, come il precedente tweet sulla non presa di posizione di Alberto Perino sul referendum sulla caccia non è altro che un tentativo di creare dall’esterno (o simulare l’esistenza di) divisioni nel movimento.
Tentativo stupido? Destinato al fallimento? Può darsi, ma in internet, e ancor più su twitter, molti vanno di fretta, e intorbidare le acque è più facile che altrove. Per restare sulla metafora del pescatore direi che il nostro pescatore sta ‘pasturando’.
Quindi occhio a quando attaccato alle esche comparirà anche l’amo.