Letture

Nelle ultime settimane ho riletto alcune cose che avevo scritto anni fa, con mia sorpresa quella che mi è sembrata la migliore, o almeno il più in sintonia con il momento attuale è questo romanzo breve scritto 17 anni fa, con la differenza, rispetto a quando lo scrissi, che la possibilità di arrendersi mi sembra oggi un’alternativa accettabilissima, ma purtroppo irraggiungibile. L’impossibilità di immaginare un futuro decente, al momento persino l’impossibilità di immaginare un ritorno alla situazione pre-lockdown, con la situazione delle vaccinazioni che è la perfetta rappresentazione di tutta la nostra organizzazione sociale, in cui una fede cieca nella tecnologia ci consegna inermi e sotto tiro ad un controllo sociale che già si era fatto soffocante dopo le twin towers, e da allora non ha fatto che peggiorare, con il tacito assenso della maggioranza delle persone, la percepisco come una cappa soffocante.

Domenica ho partecipato per la prima volta ad una manifestazione di priorità alla scuola. So che non è la prima a Torino, ma è la prima di cui ho saputo prima che avesse luogo, e già in questo, nell’enorme difficoltà di far circolare una comunicazione, anche solo una chiamata in piazza, si vede la misura del disastro, che a volte mi sembra personale/familiare, ma altre volte mi pare molto più diffuso. Vedere gente in piazza è stata una boccata d’ossigeno, ma la possibilità che queste proteste producano un qualche effetto mi è parsa ancora più remota rispetto a quelle di due anni fa, e questo nonostante le richieste (riapertura delle scuole) siano veramente minimali.
Ragionevolmente non posso escludere che il problema sia individuale, che sia la mia percezione della realtà ad essere sbagliata. La fiducia che nutro nelle mie valutazioni al momento non è al massimo, nonostante ciò razionalmente mi pare di essere ancora completamente nella distopia del mio ultimo racconto.

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