Il treno che va in Francia (chi)

(Secondo post che ha come argomento il mio nuovo romanzo, il primo lo trovate qui)
Tutti i protagonisti del libro sono realmente esistiti, solo di uno di loro non si conosce l’identità, ma si è comunque certi che sia esistita una persona che abbia compiuto gli atti che gli sono attribuiti.
Di questi personaggi alcuni sono sufficientemente noti da avere una propria pagina su wikipedia (Sergio Bellone, Vittorio Blandino, don Francesco Foglia e PaoloGobetti), di Ugo Berga si è parlato quest’autunno quando è venuto a mancare, allora io decisi di ricordarlo pubblicando stralci delle interviste che mi aveva concesso quando stavo preparando il romanzo, qui voglio invece ricordare Carlo Carli, che settantacinque anni fa proprio il 21 gennaio veniva ucciso in pieno centro di Avigliana da una pattuglia fascista, e mi piace l’idea di farlo riportando il testo di una lettera che scrisse al padre da Siena, dove era in servizio militare, all’indomani del 25 luglio.
Riporto il testo così comìè, refusi compresi. E’ probabile che a qualcuno alcuni passaggi, a partire dall’incipit, suoneranno stonati, alla prima lettura anche io sono rimasto spiazzato da alcune affermazioni, ma questa lettera serve anche a questo, a ricordare che i partigiani sono state persone, e che come tali ben difficilmente possono coincidere con le visioni ideali che ognuno di noi si può costruire, per cui un partigiano garibaldino monarchico può apparire strano, ma non è assurdo.
La lettera fa parte del fondo “Bruno Carli” conservato presso l’ISTORETO
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Il treno che va in Francia

Tra pochi giorni sarà in libreria il mio nuovo romanzo “Il treno che va in Francia”, pubblicato dalla Edizioni Ensemble (questa sarà la copertina) .
Il filo conduttore della storia è la battaglia della ferrovia, una serie di sabotaggi (alcuni riusciti, altri falliti) operati dai partigiani valsusini nei confronti della ferrovia che da Torino va per l’appunto in Francia. Nella fase di documentazione su questa battaglia avevo già pubblicato un breve pezzo su Alpinismo Molotov che può essere un buon antipasto alla lettura del libro.
Come accennavo sopra però in realtà la battaglia della ferrovia è solo un filo che permette di non perdersi tra le tante storie delle persone che con essa sono venute a contatto, e che possono raccontarci anche molte altre cose se li seguiamo nei loro percorsi, che a volte li portano anche molto lontani dalla Valsusa, da Civitavecchia, a Rjeka, dalla Germania, al Brasile. L’ambizione di questo libro è di rendere attraverso queste figure un quadro di quella che era la resistenza in valsusa in quello che uno dei protagonisti,Ugo Berga, definiva “Il periodo eroico”.
Nelle prossime settimane tornerò sull’argomento con altri post per dire qualcosa in più su questi personaggi, ma anche sulla struttura del libro, che ho definito romanzo intendendo il termine nel suo significato più allargato, e che però ha una struttura piuttosto diversa da quella tradizionale.
Altri due post sul libro qui e qui