Macelli (di fumetti e teatro)

‘Macelli’ è il titolo dell’ultima produzione di Zerocalcare, uscito come inserto di Internazionale, è un omaggio a Lorenzo Orsetti (link a wikipedia inglese, su quello italiano la voce non c’è).
Leggendo le prime pagine di questo fumetto mi è venuto spontaneo il paragone con il teatro di Marco Paolini, soprattutto con ‘Vajont’. Zerocalcare usa la stessa modalità, introdurti al discorso facendoti ridere, scherzando sui dettagli leggeri, magari inserendoci qualche frecciatina su temi collaterali (ad esempio in ‘Macelli’ riguardo alle narrazioni tossiche sull’immigrazione o all’atteggiamento della magistratura verso chi non si allinea alla maggioranza), per poi cambiare completamente tono quando si arriva al punto più importante.
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Book review 3

Terza puntata delle mie minirecensioni con altri tre libri. Stavolta mi è andata un po’ meno bene.

Antonio Scurati – M – Bompiani
Secondo molti non si può fare, giudicare un libro senza averlo finito, a maggior ragione se sarà il prossimo vincitore dello Strega, ma quando la ridondante pedanteria dell’elencazione di fatti troppo uguali uno all’altro ti porta intorno alla pagina 250, quindi non ancora a metà libro, ad averlo già abbandonato e ripreso più volte, e a decidere di lasciarlo forse si può.
Voto 4

Bernard Thomas – La banda Bonnot – Bepress
Il racconto delle gesta della ‘banda Bonnot’ e della reazione poliziesca alle sue gesta nella Francia di inizio ‘900. Interessante l’argomento ma il racconto resta metà strada tra la cronaca e il romanzo (con qualche sconfinamento nell’invettiva), a tratti confuso a tratti pedante, quasi mai scorrevole.
Voto 5

Matteo Meschiari – Bambini. Un manifesto politico – Armillaria
Un’analisi della nostra società partendo dal trattamento che riserva ai bambini. Come nell’altro libo di Meschiari che ho letto a volte le conseguenze dei ragionamenti sono un po’ troppo spinte all’estremo ma i punti sollevato sono veramente molti (al contrario della maggioranza dei saggi il testo ha il dono della sintesi) e interessanti
Voto 7

Book review 2

Seconda puntata delle mie minirecensioni con altri tre libri (ho qualche arretrato, non saranno sempre così ravvicinate)

Wu Ming 1 – La macchina del vento – Einaudi
Sull’isola di Ventotene, nel periodo in cui era utilizzata del fascismo come confino personaggi reali e d’invenzione devono affrontare il “tempo dell’impossibilità”, in cui ogni azione gli è preclusa, e sopravvivergli in modo da non arrivare svuotati al momento della resa dei conti.
Voto 9

Takoua Ben Mohamed – La rivoluzione dei gelsomini – Becco Giallo (graphic novel)
Autobiografia a fumetti dell’autrice, cresciuta prima nelle Tunisia di Ben Alì, in una famiglia di oppositori al regime, e poi in Italia. Da ignorante in materia di Tunisia l’ho trovato ben pensato e costruito, forse solo un po’ troppo veloce la parte italiana.
Voto 7

Claudia Disi – Le rose di Sharon – edizioni Ensamble
Tra poliziesco e spy story, tra Italia, est Europa e medio oriente, a ritmi molto serrati che tengono viva l’attenzione ma impediscono di dare spessore ai personaggi. Pessimo il finale con una smodata apologia dello stato di Israele.
Voto 5

Book review 1

Prima puntata di questa mia piccola rubrica di recensioni, che proseguirà con periodicità incerta. Quando arriverò ad aver terminato 3 libri ne pubblicherò una brevissima recensione, cercando di evitare spoiler. Ecco i primi tre, in ordine di lettura.

Vladimir Tasic – Il muro di vetro – edizioni Ensamble
Una storia ambientata tra il Canada e la ex Jugoslavia, narrata come attraverso una nebbia che nasconde molto dell’oggetto (degli oggetti) del racconto, ma li rende attraverso i loro dettagli. Partendo dai problemi dell’educazione di un figlio in una coppia divorziata si risale, non senza divagazioni, la catena di eventi che ha generato la situazione fino alle cause dell’emigrazione di quella stessa coppia in Canada.
Voto 8

Anthony Cartwright – Il taglio – 66th and 2nd
Un reportage, un’intervista, una documentarista freelance e un operaio precario nella provincia inglese del referendum sulla Brexit, che incombe su tutto. Una storia breve, ancora più cupa delle precedenti di Cartwright, durissimo nel suo racconto di come il disastro sociale inglese diventi anche il disastro di ogni singola vita che non abbia abbastanza soldi per galleggiare sopra la tempesta.
Voto 9

Giaime Alonge – Il sentimento del ferro – Fandango libri
Due vicende in parallelo, una spy story ambientata negli anni ottanta spaziando un po’ ovunque nel mondo, ed il suo antefatto, ambientato in Polonia nei primi anni quaranta. Ovviamente c’entrano il nazismo e la questione ebraica, e in questo il libro probabilmente non dice molto di nuovo, ma l’autore, senza perdere il ritmo dell’intreccio, riesce a dare ai personaggi il tempo di esprimere punti di vista e riflessioni non banali.
Voto 8

I luoghi de “Il treno che va in Francia”

Gianlu, uno dei lettori di prova de “Il treno che va in Francia”, aveva minacciato di togliermi il saluto per l’assenza nel libro di fotografie e mappe. Per la prima cosa posso fare poco (ma di foto in rete se ne trovano facilmente, ad esempio qui e qui ), per la seconda qualcosa in più, anche perchè Gianlu ha ragione, è più facile seguire il racconto con una mappa sottomano, e quelle online hanno il vantaggio di portarti direttamente al punto.
Qui sotto trovate una serie di link ognuno dei quali vi porterà ad una mappa di openstreet centrata sul punto, i luoghi sono riportati nell’ordine in cui li si incontra nel libro, divisi per capitolo.
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Il treno alla radio

Venerdì primo marzo la trasmissione Metix Flow di Radio Blackout ha dedicato una puntata al mio romanzo Il Treno che va in Francia, qui vi riporto gli audio dell’intervista, in cinque parti che nella trasmissione erano separati da stacchi musicali. All’interno dell’intervista leggo anche due brani del libro. Il primo minuto circa è a volume molto basso per un problema di microfoni, poi torna normale.
Buon ascolto
Prima parte
Seconda parte
Terza parte
Quarta parte
Quinta parte

Qui trovate le date delle prossime presentazioni. Altri tre post sul libro qui qui e qui

Walter Fontan

Settantacinque anni fa moriva Walter Fontan. Era stato uno dei comandanti delle prime bande partigiane in Valsusa, in seguito il suo nome venne dato alla 42° brigata Garibaldi, e sono intitolate a lui oggi la sezione ANPI di Bussoleno/Foresto/Chianocco, la via principale del centro storico di Bussoleno e una scuola a Murmansk, nel nord della Russia. Nonostante questo la documentazione su di lui è estremamente scarsa, anche nell’archivio dell’Istoreto si trova solo una scarna scheda biografica.
Basandomi sugli scarsi elementi storici e su alcuni episodi riferitimi da Ugo Berga nel mio Il treno che va in Francia ho comunque voluto renderlo voce narrante di un capitolo, in questo anniversario ne riporto qui un estratto.

[]al contrari mi al dì d’l’armistizio a i’eru ancora an Croazia* . Quel giorno gettai la divisa ma non la bandiera del reggimento, che nascosi sotto gli abiti prima di avviarmi a piedi verso la mia Valsusa. So che fu un gesto sciocco, inutilmente pericoloso, anche perché a un certo punto del viaggio per ridurre i rischi la bandiera la abbandonai, ma per me portarla indietro attestava che non stavo tradendo né scappando, ma solo tornando a casa.
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Il treno che va in Francia – presentazioni

Breve post di servizio, in progressivo aggiornamento, per tenere un calendario delle presentazioni del libro (quale libro? ma questo)

– Martedì 9 luglio alle 21 a Villarfochiardo (TO) nel cortile del municipio (qui mappa)

– Sabato 27 luglio alle 10 (lo so, è presto, ma se non lo sapete si può a dormire lì) nel corso del festival Alta Felicità di in borgata VIII dicembre a Venaus (TO)

Se vi interessa organizzare una presentazione potete scrivermi a robgast69 (at) gmail.com

Presentazioni che ormai vi siete irrimediabilmente persi
23 Febbraio, liberia “La città del sole” a Bussoleno (TO)
1 Marzo, Radio Blackout (ma di quella potete sentire i podcast)
9 Marzo, CSOA Gabrio a Torino
4 aprile, libreria “L’ibrida botttega” a Torino
18 aprile, circolo “Clapier” della Frazione Cels ad Exilles
20 aprile, libreria “La casa dei libri” ad Avigliana
4 maggio, associazione culturale “Dal gallo Sebastiano” a Meana
22 giugno, libreria Punto a capo a Pisogne

Il treno che va in Francia (come)

(Terzo post che ha come argomento il mio nuovo romanzo, i primi due li trovate qui e qui).
Nel frattempo il libro è uscito, qui la sua pagina sul sito dell’editore.
In un libro la forma ovviamente conta, quindi in questo post parlerò di come è scritto Il treno che va in Francia e del perchè ho deciso di scriverlo così.
L’idea di partenza veniva da un romanzo di Manuel Vazquez Montalban, Gli allegri ragazzi di Atzavara, costruito con una successione voci narranti in cui ognuna non partiva a raccontare da dove si era fermata la precedente ma da un po’ prima, rinarrando alcuni episodi, ovviamente da un punto di vista differente. Il romanzo, ambientato alla fine del Franchismo, era una critica feroce della sinistra catalana dell’epoca, e Vazquez Montalban usava questa costruzione per rendere più evidenti le ipocrisie dei personaggi, fondamentalmente per farli a pezzi. Ovviamente non era questo l’effetto che volevo ottenere nel mio, al contrario volevo sottolineare come nonostante innegabili differenze i partecipanti alla resistenza italiana avevano qualcosa che li univa davvero. Per arrivare a questo mi era evidente che dovevo usare diversamente le sovrapposizioni dei racconti.
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Il treno che va in Francia (chi)

(Secondo post che ha come argomento il mio nuovo romanzo, il primo lo trovate qui)
Tutti i protagonisti del libro sono realmente esistiti, solo di uno di loro non si conosce l’identità, ma si è comunque certi che sia esistita una persona che abbia compiuto gli atti che gli sono attribuiti.
Di questi personaggi alcuni sono sufficientemente noti da avere una propria pagina su wikipedia (Sergio Bellone, Vittorio Blandino, don Francesco Foglia e PaoloGobetti), di Ugo Berga si è parlato quest’autunno quando è venuto a mancare, allora io decisi di ricordarlo pubblicando stralci delle interviste che mi aveva concesso quando stavo preparando il romanzo, qui voglio invece ricordare Carlo Carli, che settantacinque anni fa proprio il 21 gennaio veniva ucciso in pieno centro di Avigliana da una pattuglia fascista, e mi piace l’idea di farlo riportando il testo di una lettera che scrisse al padre da Siena, dove era in servizio militare, all’indomani del 25 luglio.
Riporto il testo così comìè, refusi compresi. E’ probabile che a qualcuno alcuni passaggi, a partire dall’incipit, suoneranno stonati, alla prima lettura anche io sono rimasto spiazzato da alcune affermazioni, ma questa lettera serve anche a questo, a ricordare che i partigiani sono state persone, e che come tali ben difficilmente possono coincidere con le visioni ideali che ognuno di noi si può costruire, per cui un partigiano garibaldino monarchico può apparire strano, ma non è assurdo.
La lettera fa parte del fondo “Bruno Carli” conservato presso l’ISTORETO
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